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2019 92

Valentina Prisco

Eleonora d'Aragona e la costruzione di un "corpo"

politico al femminile (1450 -1493)

Departamento

Director/es

Historia Medieval, Ciencias y Técnicas

Historiográficas y Estudios Árabes e Islámicos

STORTI, FRANSCESCO

GARCIA HERRERO, MARIA DEL CARMEN

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© Universidad de Zaragoza Servicio de Publicaciones ISSN 2254-7606

Reconocimiento – NoComercial – SinObraDerivada (by-nc-nd): No se permite un uso comercial de la obra original ni la generación de obras derivadas.

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Valentina Prisco

ELEONORA D'ARAGONA E LA COSTRUZIONE DI UN "CORPO" POLITICO AL FEMMINILE (1450-1493)

Director/es

Historia Medieval, Ciencias y Técnicas Historiográficas y Estudios Árabes e Islámicos

STORTI, FRANSCESCO

GARCIA HERRERO, MARIA DEL CARMEN

Tesis Doctoral

Autor

2019

UNIVERSIDAD DE ZARAGOZA

Repositorio de la Universidad de Zaragoza – Zaguan http://zaguan.unizar.es

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DIPARTIMENTO DI STUDI UMANISTICI

Dottorato di ricerca in Studi Letterari, Linguistici e Storici (XXXI ciclo) Coordinatore: Prof. Carmine Pinto

Cotutela:

Doctorado de Historia, Sociedad y Cultura: Épocas Medieval y Moderna Coordinador: Carlos Laliena Corbera

Tesi di Dottorato in Storia Medievale

Eleonora d’Aragona e la costruzione di un “corpo” politico al femminile (1450-1493)

Tutors Dottoranda Ch.mo Prof. Francesco Barra Valentina Prisco Ch.ma Prof.sa M. del Carmen García Herrero

Ch.mo Prof. Francesco Storti

Anno Accademico 2018/2019

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INDICE

Introduzione

Status quaestionis p. 1

La biografia di una principessa/duchessa rinascimentale p. 9

La struttura della tesi: fonti e metodologia p. 11

Capitolo Primo

La formazione politica di Eleonora d’Aragona presso la corte aragonese di Napoli

1.1 «Leonora, foemina illustrissima omni virtutum genere» e la corte aragonese di Napoli

p. 15

1.2 Eleonora nella politica matrimoniale aragonese: contesto p. 24

1.3 Il matrimonio tra Eleonora d’Aragona e Sforza Maria Sforza: «felice novella per lo reposso e tranquilità de tuta Italia»

p. 30

1.4 Gli ultimi anni ‘60 del ‘400: Eleonora tra serenità e maturazione politica p. 47

1.5 La formazione di Eleonora presso la corte aragonese di Napoli

1.5.1 La vocazione pedagogica dell’umanesimo p. 53

1.5.2 L’educazione di una principessa aragonese: paradigmi educativi p. 57

1.5.3 Il ruolo di Isabella di Chiaromonte nella formazione di Eleonora e lo strumento

dell’esempio p. 62

1.5.4 «Per fare nostro debito»: la corrispondenza diplomatica di Isabella di Chiaromonte p. 71

Capitolo Secondo

La trasformazione di Eleonora d’Aragona-d’Este nella politica matrimoniale aragonese

2.1 L’incrinarsi del rapporto tra Napoli e Milano e la nuova alleanza con Ferrara p. 74

2.2 Lo scioglimento del matrimonio tra Eleonora d’Aragona e Sforza Maria Sforza p. 91

2.3 Il matrimonio tra Eleonora d’Aragona ed Ercole d’Este p. 104

2.4 Eleonora come corpo politico itinerante: il simbolismo del corteo verso Ferrara p. 122

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Capitolo terzo

Il potere della «Napulitanella»: Eleonora d’Aragona duchessa di Ferrara e l’esercizio del governo

3.1 Il Carteggio tra Eleonora d’Aragona ed Ercole d’Este e l’amministrazione di uno Stato

p. 144

3.2 Il viaggio a Napoli di Eleonora d’Aragona tra consapevolezza e protagonismo politico

p. 155

3.3 La guerra di Ferrara (1482-1484) come banco di prova per la duchessa:

esempio di gestione e manifestazione del potere. Parallelismi

p. 188

3.3.1. Le premesse della Guerra di Ferrara p. 190

3.3.2 La Guerra di Ferrara nella testimonianza di Eleonora d’Aragona p. 197

3.3.3 «Io voglio essere quella che habia el pexo et la cura di questo»: la gestione interna della

guerra p. 228

3.3.4 «Per mancamento de dinari dal quale nascie ogni inobedientia et conseguentemente

poteria nascere vergogna et damno»: Eleonora e la gestione della crisi p. 240

3.3.5. La luogotenenza al femminile: Isabella di Chiaromonte e la guerra di successione

napoletana. Parallelismi p. 264

3.4 «Como madama reze Ferrara»: spazi di esercizio del potere

3.4.1 Eleonora d’Aragona e l’amministrazione della giustizia p. 292

3.4.2 «Essendo continuamente cum li ochi aperti ad adrizare il facti de queste intrade»:

Eleonora e le finanze. Riflessioni p. 323

3.5 La politica matrimoniale estense e il ruolo di Eleonora nei matrimoni dei figli

3.5.1. Gli esempi di Alfonso e Isabella d’Este p. 335

3.5.2 Il caso di Beatrice d’Este p. 350

Capitolo Quarto

Eleonora tra teorizzazioni politiche e logiche dinastiche

4.1 Il sangue incontra la virtù p. 398

4.1.1 La Giustizia: dalla prassi alla teoria p. 400

4.1.2 «Et ad questa virtu como ad rara et singulare ve confortamo de continuo»: Ferrante ed

Eleonora d’Aragona p. 406

4.1.3 «Per essere voi mia figlia»: corpo politico e continuum formativo p. 415

4.2 Intellettuali e trattatistica presso la corte aragonese di Napoli p. 423

4.2.1 «Non credete voi che molte [donne] se ne trovassero, che saprebbon così ben governar le città e gli eserciti, come si faccian gli omini?»: Eleonora d’Aragona nella trattatistica rinascimentale

p. 428

4.2.2 «Ultra la reverencia de padrona»: Diomede Carafa, i Memoriali ed Eleonora d’Aragona p. 433

Conclusioni

La costruzione di un “corpo” politico aragonese p. 446

Eleonora d’Aragona, duchessa di Ferrara p. 449

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Eleonora come eredità politica aragonese p. 454

Resumen p. 462

Conclusiones p. 466

Bibliografia p. 473

Appendice documentaria 1 p. 497

Appendice documentaria 2 p. 669

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INTRODUZIONE

Status quaestionis

Quello delle donne è un osservatorio, spesso privilegiato, dal quale esplorare la storia umana in tutti i sui aspetti – politico, sociale, culturale – ed in tutte le sue declinazioni.

Il panorama che si manifesta rivela, il più delle volte, scorci ed anfratti di una ampiezza tale da alterare sostanzialmente la mappa complessiva delle vicende storiche.

Tale asserzione trova, o meglio troverebbe, riscontro anche per un’epoca, quella rinascimentale, per cui siamo abituati, – più corretto dire disabituati – da una manchevole e indirizzata ricerca storiografica, a pensare che alle donne, d’élite si intende, fossero destinati spazi, materiali e ancor meno immateriali, in cui legislazioni, consuetudini e convenzioni sociali impedivano loro di muoversi liberamente e di svolgere un potere di controllo e di comando. L’intento di questo excursus è quello di ripercorrere le principali traiettorie storiografiche che hanno indirizzato gli studi storici a proposito del ruolo della donna tra tardo medioevo e prima età moderna1.

Chiunque volesse studiare la biografia di una donna del tardo medioevo – o temi connessi alla sua vita, quali l’educazione o ancor più il nesso tra potere e figura femminile – si scontrerebbe con un vuoto storiografico colmato, solo in parte, a partire dal XX secolo.

1 Non è intento di questo paragrafo proporre il lungo dibattito che, a partire dagli anni Sessanta del Novecento contestualmente al movimento femminista da un lato e al sorgere della nuova storia sociale, ha dominato il panorama storiografico americano e poi europeo, proponendo, in seno ad argomenti chiave e non avulsi da spinte di carattere politico, la storia delle donne come campo di ricerca autonomo. Va evidenziato che fu negli Stati Uniti d’America, dove si affermarono movimenti di rivendicazione dei diritti dei gruppi sociali considerati emarginati che si inserisce la nascita della storia delle donne e nella fattispecie al movimento Women’s Studies. Ad esso fece seguito presso la Free University di Seattle il primo insegnamento di Women’s Studies (Vedi M. E. Vasaio, Women’s Studies negli USA, in

«Memoria», n 15 (3, 1985). Va tuttavia menzionata la pubblicazione, durante la metà degli anni ’80 del

‘900, del saggio di Joan W. Scott la quale, presentando il genere come categoria di analisi storica, proponeva forse per la prima volta una riflessione e una problematizzazione sul tema, contribuendo in maniera determinante ad un notevole slittamento dell’asse del dibattito storiografico. L’innovazione metodologica del lavoro risiede nell’aver proposto il genere come categoria analitica utile non solo per una storia settoriale, delle donne, ma parimenti per una storia tout-court (J.W. Scott, Gender: A Useful Category of Historical Analysis, in «American Historical Review», 91 (1986), pp. 1053-1074).

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Una miopia dunque che da sempre ha caratterizzato la ricerca storica e che risulta particolarmente evidente per le principesse e per le regine rinascimentali le quali venivano indagate, potremmo dire, ancora di riflesso, come ombrosi particolari di un più evidente e importante generale e non come determinati e determinanti corpi politici e sociali.

A partire dal secolo scorso, superando il filone della storiografia incentrata sulle biografie di donne illustri, esemplari2, si inizia a dare memoria alle donne, veri e propri soggetti politici prima ancora che sociali, che ricoprirono ruoli e spazi ben più complessi e importanti di quelli cui il pregiudizio, storiografico e non solo, ci ha abituato a pensare.

Senza dubbio un primo e importante passo in avanti si registra nei primi decenni del Novecento grazie alla scuola francese delle Annales3, quando la storiografia è lanciata oltre lo studio delle istituzioni e della politica, che aveva monopolizzato l’attenzione degli storici, per allargare il suo sguardo all’aspetto quotidiano, alla civiltà materiale, alle mentalità. Parte integrante dell’indagine storica «con l’inserimento nella struttura»4, concetti quali la famiglia e le strutture di parentela, le classi d’età, le comunità di villaggio e i sessi – «la cui considerazione deve condurre a una demaschilizzazione della storia»5 – si affermano con forza. Grande attenzione viene rivolta, in una nuova ottica storiografica, alle donne, sino a giungere, punto di arrivo e punto di partenza,

2 Per citare alcuni esempi, G. Beccaria, La regina Bianca in Sicilia, Palermo 1887; U. Congedo, Maria d’Enghien. Contessa di Lecce e Regina di Napoli, Lecce 1899; N. F. Faraglia, Storia della regina Giovana II d’Angià, Lanciano 1904; U. Deibel. La reina Elionor de Sicilia, Barcelona 1928; M. Bellonci, Lucrezia Borgia, Milano 1939; A. Berzeviczy, Beatrice d’Aragona, Milano 1931; A. Cutolo, Giovanna II: la tempestosa vita di una regina di Napoli, Novara 1968;

3 Rivista fondata nel 1929 da M. Bloch e L. Febvre con il titolo Annales d’histoire économique et sociale.

Tra gli obiettivi della rivista e della scuola storiografica che ha ispirato sono la ricerca di una stretta collaborazione con le scienze sociali e il tentativo di pervenire a una storia il più possibile globale, contrapponendo alla sotria come racconto di avvenimenti (evenemenziale) una storia concepita come proposta di problemi. Vedi P. Burke, Una rivoluzione storiografica: la scuola delle Annales, 1929-1989, Roma-Bari, 1992.

4 Si rimanda alla differenza tanto cara agli storici degli Annales tra storia evenemenziale e storia strutturale. ‹‹Se le strutture sono le componenti, gli oggetti di studio privilegiati dei tempi lunghi, gli avvenimenti, che sono fenomeni di superficie, possono rientrare tanto in tempi lunghi quanto in tempi brevi››, vedi J. Le Goff, Il meraviglioso e il quotidiano nell’Occidente medievale, Roma-Bari, 2007, p.

197. A proposito dei tempi della storia, si rimanda ad un altro protagonista del rinnovamento storiografico francese di inizio Nocecento, F. P. Braudel, direttore della rivista ‹‹Annales›› dal 1956 al 1972. Vedi Braudel, I tempi della storia: economie, società, civiltà, Bari, 1986.

5 ‹‹Quante strade, anche nell’Occidente medievale, vanno a sfociare sulla donna!››, J. Le Goff, Il meraviglioso…, op. cit., p. 181.

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all’opera curata da Georges Duby e Michelle Perrot, Storia delle donne in Occidente6, nella cui introduzione Duby acutamente nota che «per molto tempo le donne sono state lasciate nell’ombra della storia. Poi hanno cominciato ad uscirne»7. Nonostante i suddetti volumi appaiano come un generico affresco sulla storia delle donne, dall’antichità al novecento, va riconosciuto il valore di opera pioneristica che pone come oggetto della sua indagine la donna. All’interno della consolidata miopia storiografica verso tale filone di studi, le coscienze iniziano a destarsi in territorio americano, francese8 e parimenti spagnolo. Ci soffermeremo in questo breve excursus storiografico su quello spagnolo e italiano. Nell’ultimo caso, nella fattispecie, si assiste ad un proliferare di studi che, lentamente, contribuiscono a dotare le donne del passato di corpo e memoria storica, restituendole ai posteri. Senza alcuna pretesa di esaustività, merita una menzione il lavoro facente capo all’ Asociación Cultural Al Mudayna e vincolato all’ Universidad Complutense de Madrid che, durante gli ultimi anni ottanta e i primi anni ’90 del XX secolo, vide lo svolgimento di riunioni annuali dove specialisti di diverse università spagnole si incontravano per discutere di temi concernenti la storia delle donne. In questi dibattiti, tanto l’epoca medievale come quella moderna furono oggetto di un maggior protagonismo. Frutto di questo lavoro collettivo furono, tra l’altro, una serie di volumi che ben presto si configureranno come punti di riferimento imprescindibili per la storia di genere spagnola: El trabajo de las mujeres en la Edad Media hispana (1988); Las mujeres en el cristianismo medieval (1989); Religiosidad femenina: expectativas y realidades (s. VIII - XVIII) (1991); La voz del silencio I y II:

Fuentes directas para la historia de las mujeres (1992,1993); Las sabias mujeres:

Educación, saber y autoría (s. III-XVI) (1994); Las sabias mujeres II (1995); De leer a escribir I. La educación de las mujeres: ¿libertad o subordinación? (1996); De los símbolos al orden simbólico femenino (1998); De leer a escribir II (2000). Inoltre è necessario evidenziare che nell’ambito dello sviluppo della storia delle donne facente capo all’Università di Malaga, un riferimento rappresentativo è Historia y género.

Imágenes y vivencias de mujeres en España y América (siglos XV-XVIII) curato da

6Storia delle donne in Occidente, a cura di G. Duby – M. Perrot Roma-Bari, 1990 e segg.

7 Ibidem, p. VI.

8 Basti pensare agli studi di Christiane Klapisch-Zuber e di Isabelle Chabot.

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María Teresa López Beltran y Marion Reder Gadow9. Si tratta dell’esito di un convegno, tenutosi il 5 e 6 aprile 2006, che vide la partecipazione di quarantadue Università – spagnole e straniere – con lo scopo di promulgare una maggiore conoscenza della storia delle donne, «al contraponerse la imagen de la mujer, el modelo de mujer pensado, construido y alimentado por el discurso de teólogos, filósofos y pensadores, a la compleja realidad social de las mujeres desde sus propias vivencias y experiencias»10. Un lavoro che rientra nei non rari convegni, simposi, e iniziative scientifiche promosse – a partire dal 1992 – dall’ Asociación de Estudios Históricos sobre la Mujer dell’Università di Malaga. Risale agli inizi degli anni ’90 del Novecento – precisamente al 1991 – la fondazione dell’Asociación Española de Investigación de Historia de las Mujeres (AEIHM), che nasce con lo scopo di coordinare le iniziative di genere all’interno delle diverse Università spagnole e che attiene alla Federación Internacional de Centros de Investigación en Historia de las Mujeres (FICIHM) che si prefissa l’obiettivo di promuovere tali studi. Sulla falsariga del summenzionato lavoro, si pone il recentissimo Cartas de mujeres en la Europa medieval. España, Francia, Italia, Portugal (siglos XI-XV)11, che si inserisce in quel filone di studi volti alla promozione degli studi sulla pratica scrittoria al femminile e alla scoperta di quei documenti prodotti da donne che soggiacciono negli archivi, ma di questo ci occuperemo nel terzo capitolo.

Per quanto riguarda gli studi incentrati sulla storia delle donne in età medievale, può assurgere a modello di tale presa di coscienza il recente lavoro curato da María del Carmen García Herrero e Cristina Pérez Galán, intitolato Mujeres de la Edad Media:

actividades políticas, socioeconómicas y culturales12. Esso ha il merito di aver condensato in un volume un variegato spettro di tematiche – religiose, sociali, familiare

9 Historia y género. Imágenes y vivencias de mujeres en España y América (siglos XV-XVIII), a cura di M. Teresa López Beltran e M. Reder Gadow, Malaga 2007.

10 Ibidem, pp. 7-8.

11 Cartas de mujeres en la Europa medieval. España, Francia, Italia, Portugal (siglos XI-XV), a cura di J.P. Jardin, J. M. Nieto Soria, P. Rochwert-Zuili, H. Thieulin Pardo, Madrid 2018. Va evidenziato che, in Spagna, la ricerca storica ha dedicato un maggior peso al ruolo della donna in epoca medievale con un’attenzione più evidente ai carteggi al femminile. Basti ricordare, e non potrò essere esaustiva, i lavori di María del Carmen García Herrero, Ángela Muñoz Fernández, Teresa Vinyoles Vidal e María Narbona Cárceles.

12 Mujeres de la Edad Media: actividades políticas, socioeconómicas y culturales, curato da María del Carmen García Herrero e Cristina Pérez Galán, Zaragoza 2014.

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e politiche – che illuminano e dotano di sostanza scientifica l’universo femminile del medioevo. Ancora, merita menzione il testo Vidas de Mujeres del Renacimiento, pubblicato nel 2008 e curato da Blanca Garí13. Il lavoro presenta la vita di sette donne che vissero nel XV secolo; mi pare particolarmente interessante e attuale la riflessione che viene sollecitata nell’introduzione: partendo dalla constatazione che oggigiorno un rilevante numero di donne e uomini leggono abbastanza assiduamente biografie storiche, all’interno di questa passione condivisa, si distingue però una «curiosa tendencia – tendencia nada más – a sexuar el gusto: muchos ombre leen biografíe de ombre ilustres […]; muchas mujeres amamos la lectura de historia de vida de mujeres corrientes y menos corrientes que experimentaron con forma originales de vida»14. In Spagna, il mondo accademico – e non solo –, benché il diffuso ritardo, sembra tuttavia stia fornendo una risposta concreta e forte al vuoto storiografico che ha dominato gli studi circa la storia delle donne – nella fattispecie medievale e rinascimentale – fino a pochi decenni fa.

Per quanto riguarda l’Italia, a partire dalla metà del XX secolo e soprattutto nel XXI, si assiste parimenti ad un proliferare di studi che mostra il crescente interesse della ricerca storica nei confronti dell’universo femminile e della donna come legittimo soggetto storico. Inoltre, in Italia, notevole è stato il peso di una consolidata e lunga tradizione storiografica che aveva dato quasi esclusiva importanza alla storia istituzionale, economica e politica e il cui sgravio è, per molti versi, ancora in corso.

I primi studi di genere applicati al mondo medievale e rinascimentali gettano lo sguardo verso i processi di individuazione femminile e al ruolo delle donne di elite nelle corti rinascimentali15. Tali analisi, incentrate soprattutto sulla formazione delle principesse e

13 Vidas de mujeres del Renacimiento, curato da Blanca Garí, Barcellona 2008.

14 Ibidem, p. 11.

15 Per citare alcuni esempi, G. Boschi, L’educazione femminile dall’umanesimo alla controriforma, Bologna 1961; M. L. Lenzi, Donne e Madonne. L’educazione femminile nel primo Rinascimento italiano, Torini 1982;M. A. Visceglia, La donna aristocratica tra modello cortigiano e ideale cavalleresco, in Id., Il bisogno di eternità. I comportamenti aristocratici a Napoli in età moderna, Napoli 1988; O. Niccoli, Rinascimento al femminile, Roma-Bari 1991; Donne tra Medioevo ed Età Moderna in Italia, a cura di G.

Casagrande, Perugia, 2004; M. S. Mazzi, Come rose d’inverno. Le signore della corte estense nel ‘400, Ferrara, 2004; Particolarmente attiva negli studi sull’educazione dei principi e delle principesse, Monica Ferrari, professore ordinario di Pedagogia Generale e Sociale presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università degli Studi di Pavia. Vedi, M. Ferrari La paideia del sovrano. Ideologie, strategie e materialità nell’educazione principesca del Seicento, Firenze, 1996; Id. “Per non manchare in tuto del debito mio”. L’educazione dei bambini Sforza nel Quattrocento, Milano, 2000; Id. Stralci di

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sul loro, attuale e futuro, ruolo all’interno della corte, supera una storiografia sul genere che prestava attenzione soprattutto, se non elusivamente, all’educazione del principe, in particolare del primogenito16. Un ruolo, quello della donna nelle corti rinascimentali, che diventava sempre più complesso e che, nel processo di trasformazione della società quattrocentesca, travalicava quello “domestico” da sempre attribuitole, manifestando così una profondità storica sino ad allora impensabile. Tale direzione di studi non può non intrecciarsi con quello del potere politico delle donne: il recente addensarsi di convegni e di studi sull’argomento sembra aver ormai superato l’idea che il potere femminile fosse esclusivamente formale e che non si materializzasse nell’effettivo esercizio dell’autorità17. Come sostiene Maria Serena Mazzi, non si trattava di un potere corrispondenza familiare nella seconda meta del Quattrocento: il caso dei Gonzaga e degli Sforza, in I bambini di una volta. Problemi di metodo. Studi per Egle Becchi, a cura di Monica Ferrari, Milano, 2006, pp. 15-40; Costumi educativi nelle corti europee, (XIV-XVIII secolo), a cura di Monica Ferrari, Pavia 2010; Id., Educazione dell’élite femminile: cultura delle donne, cultura per le donne tra tardo Medioevo e prima età moderna, in Nuove frontiere per la Storia di genere, a cura di Laura Guidi e Maria Rosaria Pelizzari, Salerno 2013.

16 Per questioni puramente ideologiche, è nel corso dell’Ottocento che il tema dell’educazione del principe conosce una certa fortuna storiografica. Motivazioni ideologiche e Ottocento italiano non possono non rievocare l’Unità d’Italia: è in questo contesto che, nella ricerca di un’identità nazionale, si volge lo sguardo a quello che può essere considerato il periodo d’oro della storia italiana, il Rinascimento e temi specifichi quali l’educazione del principe, di personaggi al comando di uno Stato, rientravano perfettamente in determinate prospettive ideologiche. Tuttavia, è sul finire del Novecento che tale ambito storiografico si arricchisce, inizialmente con l’importante contributo di Eugenio Garin (1909-2004), i cui studi furono incentrati sulla cultura dell’umanesimo e del rinascimeno. Ambito d’indagine fu anche l’educazione: vedi, E. Garin, L’educazione umanistica in Italia, Bari, 1949; Id., L' educazione in Europa : 1400-1600 : problemi e programmi, Bari, 1957; Id., Il pensiero pedagogico dello Umanesimo, in I classici della pedagogia italiana, a cura di Ernesto Lama, Luigi Volpicelli, Firenze, 1958; In generale, sul tema dell’educazione del principe, vedi G. Tognon, Intellettuali ed educazione del principe nel Quattrocento italiano. Il formarsi di una nuova pedagogia politica, in ‹‹Mélanges de l'Ecole française de Rome. Moyen-Age, Temps modernes›› , Vol. 99 – Num. 1, 1987, pp. 405-433; Devenir roi. Essais sur la littérature addressée au Prince, a cura di F. Goyet Grenoble, 2001; Le Savoir du Prince du Moyen Âge aux Lumières, a cura di R. Halevi, Paris, 2002; J. Meyer, L’éducation des princes du XVe au XIXe siècle, Paris, 2004; La formazione del principe in Europa dal Quattrocento al Seicento. Un tema al crocevia di diverse storie, a cura di P. Carile, Roma, 2004; La formazione delle élites in Europa dal Rinascimento alla Restaurazione, a cura di A. Cagnolati Roma 2012.

17 Per una ricognizione storiografica sul tema, vedi M. T. Guerra Medici, Regine madri e reggenti nel diritto medievale, in ‹‹Rivista di storia del diritto italiano››, 70 (1997), pp. 209-245; Id., Family Affairs and Affairs of State. A Mediterranean Model?, in ‹‹Rivista internazionale di diritto comune››, 16 (2005);

Id., Donne di governo nell’Europa moderna, Roma 2005; Regine e sovrane. Il potere la politica, la vita privata, a cura di G. Motta, Milano, 2002; B. Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, Milano, 2005; K. Walsh, La principessa in epoca premoderna: il suo ruolo e il suo campo d’azione, in La società dei principi nell’Europa moderna (secoli XVI-XVII), a cura di C. Dipper e M. Rosa, Bologna, 2005, pp.

263-294; Donne di potere nel Rinascimeno, a cura di L. Arcangeli e S. Peyronel, Roma 2008; M.N.

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«esercitato nelle stanze segrete, al riparo delle cortine. È un ruolo, una funzione, un lavoro, una possibilità, che si costruiscono con meticolosa pazienza, con sacrificio, con intelligenza e con studio»18.

Nel corso del XV secolo, dunque, le donne non si configuravano solo come immagine speculare del potere, ma in molti casi, quel potere lo vivevano. Attività che diveniva istituzionale, e dunque pubblicamente riconosciuta, in assenza del marito ma che finanche in molti altri casi esso si manifestava in forme e declinazioni diverse (basti pensare ai diversi ruoli che, in presenza, la donna di potere assumeva – quello di mediatrice, di consigliera, di educatrice dei figli, per citare alcuni esempi significativi).

Ciò ci rivelava ancora più intricato nel Mezzogiorno d’Italia, dove il concetto di autorità sfumava maggiormente in una corte fortemente gerarchizzata, un mondo che tradizionalmente era caratterizzato da poteri feudali che lo rendevano molto più vivace delle altre realtà della penisola. Tale specificità riguardava anche l’universo femminile:

qui il potere si frantumava e si moltiplicava nella presenza, oltre che delle gentildonne appartenenti alle casate feudali, delle regine che rivestivano un ruolo istituzionalizzato19. Negli ultimi trent’anni, il mondo della ricerca storica sembra stia restituendo legittimità al ruolo delle donne, attenuando la consolida idea di un potere – potremmo dire verticale – che legava le donne agli uomini destinando ai secondi il predominio esclusivo della sfera pubblica. La realtà che sta venendo fuori ci mostra confini molto più fluidi e mobili.

Un compendio degli studi storiografici di genere per il periodo medievale è stato pubblicato nel 2006 da Enrica Guerra dal titolo Donne medievali. Un percorso storico e metodologico20. Si tratta di quello che potremmo definire un manuale che ha il merito di

Covini, Donne, emozioni e potere alla corte degli Sforza, Milano 2012; Donne e potere. Paradossi e ambiguità di una difficile relazione, a cura di A. Cagnolati e S. Rossetti, Roma 2015.

18 «La donna aristocratica deve farsi strumento di potere nelle mani della famiglia originaria e accanto al suo sposo, che è anche il suo signore. Al tempo stesso deve saper esercitare, in modo assai più complesso di quanto non sia per il ruolo maschile, quel potere che viene deposto nelle sue mani il giorno in cui diventa sovrana», M. Serena Mazzi, Come rose d’inverno, cit., p. 7.

19 M. Gaglione, Donne e potere a Napoli: le sovrane angioine: consorti, vicarie e regnanti, 1266-1442, Napoli 2009; M.A Visceglia, Riti di corte e simboli della regalità, Roma, Salerno editrice, 2009; ‹‹Con animo virile››. Donne e potere nel Mezzogiorno medievale (secoli XI-XV), a cura di P. Mainoni, Roma 2010; Alla Corte napoletana. Donne e potere dall’età aragonese al viceregno autriaco (1442-1734), a cura di M. Mafrici, Napoli 2012; R. Barletta, Maria d'Enghien: donna del Medioevo, Lecce 2015

20 E. Guerra, Donne medievali. Un percorso storico e metodologico, Ferrara 2006. Merita menziona l’intervista a Christiane Klapisch Zuber che apre il libro.

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aver condensato, con una notevole capacità di sintesi che non va ad inficiare l’esaustività del lavoro, gli studi sulle donne medievali negli ultimi quaranta anni.

Dunque, un valido strumento di cernita bibliografica per gli studiosi che si occupano di tale settore di studi. Dunque stiamo innegabilmente assistendo ad una presa di coscienza di un biasimevole status quo storiografico – reo di aver condannato le donne ad un’invisibilità storica – e che si traduce in un moltiplicarsi di studi che indagando, di volta in volta, aspetti connessi alla vita della donna, contribuiscono a creare una nuova architettura della conoscenza storica, nella fattispecie del rinascimento. Profili femminili che dimostrano difatti che la realtà delle corti rinascimentali era più complessa e sfaccettata. Dare voce all’altra parte della storia, della società non vuol dire esclusivamente fornire nuova materia di indagine ma finanche riesaminare i consolidati paradigmi disciplinari.

Alla innegabile fioritura di studi di genere permane tuttavia l’abitudine di considerarla una storia settoriale. Va evidenziato che c’è ancora tanto lavoro da fare: diversi e ampi sono gli spazi che l’indagine storica ha lasciato vuoti e che tenta di esplorare solo recentissimamente in modo consapevole. Con la storia delle donne, dunque, non si vuole fare rivendicazione ma chiarezza, ovvero porre sotto il riflettore della storia non un mondo parallelo ma una medesima e unica realtà, caratterizzata anche dalla presenza femminile. All’interno della cornice delle corti rinascimentali, molte donne rivestirono ruoli di potere non solo per merito personale ma soprattutto perché la società – sotto la spinta di un nuovo e innovativo contesto politico e culturale – apriva loro un concreto spazio di autonomia .

In un discorso storiografico che consapevolmente recupera e preserva la dimensione attiva e costruttiva dell’identità femminile non stupisce trovare donne che non solo furono al capo del governo ma che esercitarono un vero e proprio potere.

Possiamo concludere riproponendo – in senso provocatorio e forse ora anche un po’

retorico – con una domanda divenuta ormai classica che la storica Joan Kelly-Gadol si poneva negli anni ’70 del ‘900. Did Women Have a Renaissance?21: no, non esiste un rinascimento per le donne; esiste un rinascimento di cui le donne hanno fatto parte, contribuendo a determinarla, come l’altra voce di una medesima storia.

21 Becoming Visible: Women in European History, a cura di R. Bridenthai e C. Koonz, Boston 1977.

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La biografia di una principessa/duchessa rinascimentale.

Studiare la biografia di Eleonora d’Aragona significa parimenti indagare la storia del regno di Napoli e quella del ducato estense. In particolare, essa si configura come un differente punto di vista da cui osservare i meccanismi e le strategie di una precipua logica dinastica.

Abbiamo precedentemente menzionato lo specifico e sfaccettato rapporto che viene instaurandosi tra donne e potere all’interno del regno di Napoli.

Soltanto a partire dagli ultimi anni del XX secolo la ricerca storiografica ha posto lo sguardo su tale relazione – per nulla statica –, evidenziando il ruolo che le donne hanno avuto nei sistemi dinastici e andando ad indagare soprattutto il protagonismo che esse impersonavano nelle reti di relazioni e mediazioni. Nel 2012 Mirella Mafrici, a proposito della suddetta prospettiva storiografica di storia di genere, ribadisce che

«analizzare, infatti, le strategie al femminile significa stabilire un sistema di relazioni che consenta loro di sfuggire alla monotonia della loro condizione, di considerare ogni specifica situazione in termini di meccanismo sociale e di posta in gioco politica»22. Qualche anno prima, precisamente nel 2005, Maria Teresa Guerra Medici, a proposito delle donne di governo in età moderna – asserzione che trova piena legittimità anche per il periodo preso qui in esame – sottolinea la loro funzione di gestione e perpetuazione del potere in quanto non solo indispensabili «strumenti di procreazione, oggetto di scambi matrimoniali, mezzo di acquisizione territoriale e di solidarietà parentali» ma finanche «veicoli di trasmissione e conservazione del potere, elementi insostituibili per la formazione e la continuità» dinastica23.

Eleonora d’Aragona – in quanto figlia di re e poi duchessa di uno stato – è un caso interessante, ibrido che riassume nella sua biografia, e dunque fisionomia politica, diverse connotazioni. Risulta dunque fondamentale, per restituirle completezza e profondità interpretativa, considerarla anzitutto nel contesto della famiglia regale – dunque all’interno di uno spazio monarchico – in una imprescindibile e funzionale relazione con il re/padre prima e poi con la regina/madre. Su questa base di partenza, si potrà poi inquadrare l’analisi del governo estense, in qualità di reggente quando il marito era assente, e che ci consentirà, non solo di tracciare le forme e le modalità di un

22 Alla Corte napoletana. Donne e potere dall’età aragonese al viceregno austriaco, cit., p. 1.

23 M. T. Guerra Medici, Donne di governo nell’Europa moderna, Roma 2005, p. 22.

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potere al femminile, ma finanche di far emergere un modus operandi che, quasi in modo paradigmatico, si presta ad essere una chiave di lettura per una precisa logica dinastica, aragonese. Il profilo di Eleonora d’Aragona si mostrerà dunque ben presto estremamente dinamico. É possibile dunque attraverso il ruolo della donna di governo – soprattutto nel caso delle luogotenenze o reggenze – indagare i meccanismi statuali nella loro complessità, in una dimensione politica e di rappresentazione del potere.

Manca tutt’oggi una biografia completa di Eleonora, in quanto, l’unica opera monografica a lei dedicata – Eleonora d’Aragona prima duchessa di Ferrara, redatta da Luciano Chiappini negli anni ’50 del ‘90024 – si concentra soprattutto sulla sua vita a Ferrara, presentando non poche lacune. Un fugace profilo di Eleonora viene tracciato nell’imprescindibile testo, già citato, di Maria Serena Mazzi25. Nei parziali e successivi lavori svolti, esclusivamente saggi, la figura della Nostra viene indagata solo nell’ambito di un determinato aspetto: la committenza artistica nel lavoro di Marco Folin26; il soggiorno romano di Eleonora27; il rapporto tra la figura femminile e la trattatistica del tempo28; il nesso tra potere e donna nel saggio di W.L. Gundersheimer, Women, Learning and Power: Eleonora of Aragon and the Court of Ferrara29 e in

24 L. Chiappini, Eleonora d’Aragona prima duchessa di Ferrara, Ferrara 1956.

25 “Cum tanta prudentia et bona maniera”: Eleonora d’Aragona, in M.S. Mazzi, Come rose d’inverno, cit., pp. 17-30. Altrettanti profili biografici di Eleonora sono presenti in L. Volpicella, Note biografiche, in Regis Ferdinandi primi instructionum liber, Napoli 1916, pp. 233-234 e in P. Messina, Eleonora d'Aragona, duchessa di Ferrara, in DBI, 42 (1993), (http://www.treccani.it/enciclopedia/eleonora-d- aragona-duchessa-di-ferrara_%28Dizionario-Biografico%29/).

26 M. Folin, La corte della duchessa: Eleonora d’Aragona a Ferrara, in Donne di potere, cit., pp. 481- 512.

27 C. Corvisieri, Il trionfo romano di Eleonora d’Aragona, in ‹‹Archivio Soc. Romana di Storia Patria››, I (1878), p. 475 e X (1887), p. 629; J. Bridgeman, Bene in ordene et bene ornata: Eleonora d'Aragona's Description of Her Suite of Rooms in a Roman Palace of the Late Fifteenth Century, in Medieval Clothing and Textiles, 13, a cura di R. Netherton, G. R. Owen-Crocker, Suffolk 2017, pp.107-120.

28 A. Musso, Del modo di regere e di regnare di Antonio Cornazzano: una Institutio Principis al femminile, in «Schifanoia», XIX (1999), pp. 67-79; E. Guerra, Eleonora d’Aragona e i “doveri del principe” di Diomede Carafa: l’esercizio del potere tra realtà e precettistica, in Donne di palazzo nelle corti europee. Tracce e forme di potere dall’età moderna, a cura di A. Giallongo, Milano 2005, pp. 113- 119; Jessica O’Leary, Politics, Pedagogy, and Praise: Three Literary Texts Dedicated to Eleonora d’Aragona, Duchess of Ferrara, in «I Tatti Studies in the Italian Renaissance» 19, n. 2 (2016), pp. 285- 307.

29 W.L. Gundersheimer, Women, Learning and Power: Eleonora of Aragon and the Court of Ferrara, in Beyond thei Sex. Learned Women to European Past, New York-London 1980, pp. 43-65.

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quello di Linda Jauch, Eleonora d’Aragona and the discourse surrounding female political power in Quattrocento Northern Italy30.

La struttura della tesi: fonti e metodologia

La ricerca è strutturata sulla consultazione di fonti diplomatiche d’archivio. Tale vocazione è quasi una naturale conseguenza dell’importanza che la diplomazia assunse nell’Italia del Quattrocento, dove una notevole mole di documenti fu prodotta31. Per il presente lavoro, sono state utilizzate fonti diplomatiche inedite, facenti capo soprattutto all’Archivio di Stato di Milano (Fondo Sforzesco, Potenze Estere, Napoli) e all’Archivio di Stato di Modena, e edite, riguardanti le raccolte delle corrispondenze diplomatiche tra i vari stati (Dispacci di Zaccaria Barbaro), ma soprattutto le edizioni che afferiscono alla Collana Fonti per la storia di Napoli aragonese32, oltre a quelle

30 L. Jauch, Eleonora d’Aragona and the discourse surrounding female political power in Quattrocento Northern Italy, in Nuove frontiere per la Storia di Genere, vol. I, cit., pp. 163-168.

31 Su tale tema, si rimanda agli studi di Isabella Lazzarini. In particolare, vedi Scritture e potere. Pratiche documentarie e forme di governo nell’Italia tardomedievale (secoli XIV-XV), a cura di I. Lazzarini, in

«Reti Medievali», 9 (2008); Id., Il gesto diplomatico fra comunicazione politica, grammatica delle emozioni, linguaggio delle scritture (Italia, XV secolo), in Gesto-immagine tra antico e moderno.

Riflessioni sulla comunicazione non-verbale, in Atti della giornata di studio (Isernia, 21 aprile 2007), a cura di M. Salvadori e M. Baggio, Roma 2009, pp. 75-93; Id., Communication and Conflict. Italian diplomacy in the early Renaissance, 1350-1520, Oxford 2015; N. Covini, B. Figliuolo, I. Lazzarini, F.

Senatore, Pratiche e norme di comportamento nella diplomazia italiana. I carteggi di Napoli, Firenze, Milano, Mantova e Ferrara tra fine XIV e fine XV secolo, in Les écrits relatifs à l’ambassadeur et à l’art de négocier du Moyen Age au début du XIX siècle, a cura di S. Andretta, S. Péquignot, J. C. Waquet, Roma 2015, pp. 113-161.

32 La collana Fonti per la storia di Napoli aragonese, diretta per l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici dal prof. Mario del Treppo fu inaugurata nel 1987. Nasce dalla volontà di contribuire alla conoscenza di aspetti ancora poco noti della storia napoletana, dovuti soprattutto alla scarsità delle fonti. Ricordiamo che l’Archivio di Stato di Napoli è stato oggetto di un terribile incendio durante la Secondo Guerra Mondiale, nel 1943, che ha distrutto gran parte del fondo angioino e aragonese. Della suddetta fanno parte i Dispacci Sforzeschi da Napoli, la Corrispondenza degli ambasciatori fiorentini da Napoli, (curata da B. Figliuolo) e una terza serie che include fonti monografiche, tra cui La Corrispondenza di Giovanni Pontano e La corrispondenza italiana di Joan Ram Escrivà ambasciatore di Ferdinando il Cattolico. In particolare, massiccia è stata la consultazione della prima serie, Dispacci sforzeschi da Napoli, raccolta di corrispondenza diplomatica tra la corte sforzesca e quella napoletana durante la dominazione aragonese, la cui edizione critica è coordinata scientificamente dal Prof. Francesco Senatore e dal Prof. Francesco Storti. Sono stati attualmente pubblicati 4 volumi: 1, 1444-2 luglio 1458, a cura di Francesco Senatore, Salerno 1997; 2, 4 luglio 1458-30 dicembre 1459, a cura di Francesco Senatore, Salerno 2004; 4, 1.

gennaio-26 dicembre 1461, a cura di Francesco Storti, Napoli 1998; 5, 1 gennaio 1462-31 dicembre 1463,

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precedenti di Volpicella e Trinchera – valido supporto soprattutto per l’analisi della corte aragonese di Napoli nel XV secolo. Nel caso delle fonti afferenti all’Archivio di Stato di Milano (Fondo Sforzesco, Potenze Estere, Napoli), in una prospettiva comparatistica, si propone la trascrizione, da me effettuata, delle missive, in larga parte inedite, vergate da Isabella di Chiaromonte, madre di Eleonora, e indirizzate al duca e alla duchessa di Milano (cart. 195, 196, 197, 198, 199, 200, 201, 202, 203, 204, 205, 206, 207, 208, 209, 210, 211, 213, 214)33.

Ampio spazio è stato dato alla consultazione della corrispondenza diplomatica, in parte inedita, tra la corte estense di Ferrara e quella soprattutto di Napoli (ASMo, Ambasciatori, Napoli), ma anche di Milano (Milano) e in minima parte di Venezia e Firenze (Venezia, Firenze).

La ricerca è stata parimenti imperniata sull’analisi di fonti conservate presso l’Archivio di Stato di Modena. Principalmente essa ha riguardato il copioso carteggio, per la maggior parte inedito, intercorso tra Eleonora d’Aragona ed Ercole d’Este (Casa e Stato, Carteggio tra principi estensi, bb. 67,68,131,132) da me interamente fotoriprodotto. Un corpus documentario che vanta il carattere di continuità e che ci ha consentito di tracciare principalmente l’attività governativa di Eleonora. In particolare, del suddetto carteggio, si propone l’inventario delle missive vergate dalla duchessa (575 pezzi).

Della stessa serie fanno parte svariate lettere indirizzate alla duchessa di Ferrara dai figli (b. 70,130,134,135). Di valido supporto è stata la consultazione della serie Carteggio dei principi esteri, ed in particolare la corrispondenza tra Eleonora d’Aragona e la corte aragonese di Napoli (nella fattispecie, con il padre Ferrante, b. 1245 – che presenta anche missive tra il re ed Ercole d’Este; con il fratello Federico, b. 1246; con Diomede Carafa, b. 1248; sulla falsariga di tali documenti, si inseriscono le preziose lettere, in parte minute, contenute nella busta 1511/30). Delle medesima serie, è stata presa in esame anche la busta 1293, riguardante i rapporti con Sisto IV. Merita menziona la serie Documenti spettanti a principi estensi, del medesimo fondo, ed in particolare la busta 376 contenente due istruzioni indirizzate ad Eleonora – in occasione del viaggio compito nel 1473 che la vedeva lasciare Napoli alla volta di Ferrara, redatte una da

a cura di Emanuele Catone, Armando Miranda, Elvira Vittozzi, Battipaglia 2009. È in corso il progetto per l’edizione del volume 3 che coprirà l’anno 1460.

33 Alcune delle lettere menzionate sono edite in Dispacci sforzeschi da Napoli, vol. I, cit., e vol. IV, cit..

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Ferrante d’Aragona e l’altra da Diomede Carafa – e il Memoriale intitolato Recordi che facea la Excellentia de Madama.

Facenti capo all’Archivio di Modena, sono stati consultati anche i fondi Casa e Stato, Documenti riguardanti la casa e lo stato, b. 324; Casa e Stato, Serie generale, Membranacei; Archivi militare, b.3; Cancelleria ducale, Leggi e decreti (con riferimento all’amministrazione della giustizia).

La ricerca ha previsto lo studio anche di un’altra tipologia di fonte – narrativa – con la consultazione delle cronache – in primo luogo quelle napoletane e ferraresi – e della trattatistica quattrocentesca, con particolare riguardo ai Memoriali di Diomede Carafa – nella fattispecie il terzo (Memoriale sui doveri del Principe), dedicato ad Eleonora d’Aragona.

La struttura della tesi seguirà un’impostazione cronologica, almeno nei primi tre capitoli e che resterà comunque secondaria e di sfondo: nel primo si percorrerà l’età giovanile di Eleonora, dalla nascita (1450) ai primi anni ’70 del 1400, con un focus posto sulla corte aragonese di Napoli e sulla formazione a lei impartita; nel secondo si indagheranno i principali eventi che coinvolgeranno la vita della Nostra, ampliando lo sguardo ad un contesto extra regnicolo – un capitolo che viene configurandosi come uno spartiacque tra Eleonora, principessa aragonese e Eleonora, duchessa di Ferrara; nel terzo capitolo si procederà a ricostruire il governo della moglie di Ercole (1473-1493). Come si comprenderà dalla lettura delle tesi, l’andamento segue principalmente significativi fulcri tematici – interpretativi che, attraverso un serrato dialogo con la documentazione diplomatica, mirano a far emergere le modalità e la natura di gestione di un potere e la costruzione di un corpo politico al femminile. Nel quarto capitolo si cercherà di ricostruire la sostanza ideologica e culturale del profilo politico di Eleonora. La varietà e la natura delle fonti utilizzate ci ha consentito di operare e mettere in pratica una precisa scelta metodologica: procedere dalla prassi alla teoria. Osservare una pratica, – l’esercizio di un potere declinato ed esplicitato in forme diverse – prima facente capo alla corte aragonese, e dunque soprattutto al re Ferrante e alla regina Isabella, e poi all’attività governativa di Eleonora nella sua complessità e interezza, per poi procedere all’identificazione di una precipua struttura ideologica e dinastica su cui quel potere si salda. La comparazione – lungo i vari blocchi tematici – con la madre Isabella e il suo operato da regina si rivelerà illuminante.

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Attraverso uno studio comparato di diverse fonti, la ricerca mirerà a ricostruire la vita di Eleonora d’Aragona con un approccio metodologico che tenga conto dei diversi livelli di analisi – politico, sociale, economico, ideologico e di genere. Mediante uno studio che non vuole essere una semplice biografia ma una pagina di storia politica e sociale del tempo, emergerà una personalità che risulta più complessa rispetto alle consuete monografie sulla vita di donne “illustre” che tendono difatti a stereotiparle – o spesso schiacciarne il profilo nei ruoli di moglie e madre.

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CAPITOLO PRIMO

La formazione politica di Eleonora d’Aragona presso la corte aragonese di Napoli

1.1 «Leonora, foemina illustrissima omni virtutum genere»34 e la corte aragonese di Napoli.

«Il Re di Napoli Ferdinando I. di Aragona dalla sua moglie Isabella di Chiaromonte ebbe una copiosa, e nobile prole di maschi e femmine. Le femmine furon due, Eleonora, e Beatrice:

ambedue furono maritate, e di esse una passò a dominare il Principato, forse più illustre d’italia in quella stagione, se quello di Milano se n’eccettuava, perché fu data in isposa ad Ercole I.

D’Este, duca di Ferrara, e di Modena»35.

Secondogenita di Ferrante d’Aragona e Isabella di Chiaromonte36, Eleonora d’Aragona nacque a Napoli con molta probabilità il 22 giungo 1450, «die mercuri hora 4 noctis»37.

34 G. F. De Lignamine, Inclyti ferdinandi regis vita et laudes, in E. Pontieri, Per la storia del regno di Ferrante I d’Aragona re di Napoli, Napoli 1968, p. 51-52.

35 M. Vecchioni, Notizie di Eleonora e di Beatrice d’Aragona figlie di Ferdinando I Re di Napoli maritate con Ercole I., Duca di Ferrara, e di Modena, e con Mattia Corvino Re di Ugnheria, Napoli 1791, p. 3.

36 Isabella di Chiaromonte, figlia di Tristano Chiaramonte, conte di Copertino, poi investito del titolo di principe di Taranto, e di Caterina del Balzo Orsini. Sposò nel 1445 Ferrante I, figlio del re Alfonso I, destinato a succedergli nel 1458. Fu, quindi, duchessa di Calabria dal 1455 al 1458 e poi regina di Napoli fino al marzo del 1465, anno della sua morte. Pochi sono i lavori biografici su tale personaggio, sebbene negli ultimi anni si stia cercando di rimediare ad un vuoto storiografico dettato soprattutto dalla carenza documentaria ma, a mio parere, non tale da giustificare l’assenza di un così importante personaggio nel panorama della storia del Rinascimento. Per un approfondimento su Isabella di Chiaromonte, vedi I.

Schiappoli, Isabella di Chiaromonte regina di Napoli, Firenze 1941; A. F. Guida, Isabella Chiaromonte:

da Copertino al trono aragonese di Napoli, s.l 2003;C. Corfiati, Isabella di Chiaromonte: ritratto di una regina, in La letteratura e la storia, Atti del IX Congresso dell’ADI (Rimini, 21 -24 settembre 2005), a cura di E. Menetti e C. Varotti, Bologna 2007, pp. 415- 422; Id., Il Principe e la regina. Storie e letteratura nel Mezzogiorno Aragonese, Firenze 2009; Isabella Chiaromonte di Copertino regina di Napoli, a cura di P. Corsi e M. Greco, Galatina 2017.

37 Notar Giacomo, Cronica di Napoli, Napoli 1845, p. 92.

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Confermano la data di nascita indicata da Notar Giacomo, il Summonte38 e il Passero39, mentre diverge quella proposta dal Fuscolillo:

«A li 1450 a li 20 de iulio, ad hore 20, de martedì, la regina Ysabella mongliere del re Ferrante primo, tunc duchessa de Calabria, figliò ad una figliola nommine Dianora de Ragona, quale fo duchessa de Ferrara»40.

L’attendibilità di tale data, che anticipa la nascita della Nostra al 20 giugno, è sostenuta dal Volpicella41. In occasione del suo battesimo, celebrato il 2 agosto in Castel Capuano, fu organizzata una festa: «at the feast held in Castelcapuano to celebrate the christening of Ferdinando’s daughter Leonor (2 August 1450) the musicians played for two sets of dances; the first was in the Italian style; the second, after an interval in which the guests were regaled with sweetmeats, comprised Spanish dances»42.

La piccola Eleonora ebbe come nutrice una certa Costanza di Caserta di cui sappiamo poco o nulla se non che la nutrì fino all’età di 2 anni percependo 30 ducati l’anno43. La formazione di Eleonora d’Aragona fu influenzata dalle particolari vicissitudini che caratterizzarono la corte presso cui visse la sua infanzia e adolescenza. Alfonso I d’Aragona, della famiglia dei Trastamara, dopo aver ereditato dal padre Ferdinando I i regni di Aragona, Valencia, Maiorca, Sardegna, Sicilia e la contea di Barcellona44, conquistò il Regno di Sicilia nel 1442, sottraendolo agli angioini, ed entrò in quella che designò come nuova capitale, Napoli, dando inizio ad un periodo di prestigio, non solo economico, ma anche culturale. Il nuovo re, nonno della piccola Eleonora, fece della città uno dei centri umanistici più vivaci della penisola, attirando intellettuali e artisti presso la sua corte45: «Abundavit eruditis viris Nicolai quinti Pontificis Maximie t

38 G. A. Summonte, Dell'historia della citta, e regno di Napoli, vol III, Napoli 1675, p. 114.

39 Passero, Storie in forma di giornali, Napoli 1785, p. 25.

40 G. Fuscolillo, Croniche, a cura di Nadia Ciampaglia, Frosinone 2008, p. 9.

41 L. Volpicella, Note biografiche, cit., pp. 233-234.

42 A Ryder, Alfonso The Magnanimous. King of Aragon, Naples and Sicily, 1396-1458, Oxford, 1990, p.

338.

43 Ibidem, p. 233.

44 R. Moscati, Alfonso V d'Aragona, re di Sicilia, re di Napoli, in DBI, 2 (1960),

<http://www.treccani.it/enciclopedia/alfonso-v-d-aragona-re-di-sicilia-re-di-napoli_(Dizionario-

Biografico)/>. Vedi anche J. M. Cacho Blecua, Alfonso V, in AA.VV., Los Reyes de Aragón, Zaragoza 1993, pp. 149-156.

45 Per una panoramica generale, vedi M. Del Treppo, Il regno aragonese, in Storia del Mezzogiorno, vol.

IV, Roma-Napoli 1986; Id., Alfonso il Magnanimo e la Corona d’Aragona, in XVI Congresso internazionale di Storia della Corona d’Aragona, vol. I, Napoli 2000, pp. 1-17; Delle Donne R., La corte

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Alfonsi regis aula», scriveva il Pontano46. Nel laboratorio politico quale fu l’Italia del Quattrocento, il nuovo re di Napoli, che «in origine, per formazione e ideali, non era certo un mecenate rinascimentale», dimostrava subito di possedere le doti di un avveduto politico e «dovette rendersi conto ben presto delle potenzialità ideologiche e propagandistiche della nuova cultura umanistica e di conseguenza favorì con determinazione l’afflusso di umanisti nel Regno, sotto la sua protezione e alle sue dirette dipendenze»47. Avremo modo di approfondire tale aspetto successivamente.

Per ora, si noti come i primi anni della piccola principessa trascorsero in un clima di gioiosa serenità, circondata da sfarzo e allietata da splendide feste. Senza ombra di napoletana di Alfonso il Magnanimo: il mecenatismo regio, in La Corona de Aragón en el centro de su Historia 1208-1458. La Monarchia Aragonesa y los Reinos dela Corona, Zaragoza 2010, pp. 255-270.

Per l’aspetto più propriamente commerciale ed economico, M. Del Treppo., Il re e il banchiere. Strumenti e processi di razionalizzazione dello stato aragonese di Napoli, in Spazio, società, potere nell’Italia dei Comuni, a cura di G. Rossetti, Napoli 1986, pp. 229-304; Delle Donne R., Burocrazia e fisco a Napoli tra XV e XVI secolo. La Camera della Sommaria e il “Repertorium alphabeticum solutionum fiscalium Regni Siciliae Cisfretane”, Firenze 2012; G. Vitolo, A. Musi, Il Mezzogiorno prima della questione meridionale, Firenze 2004, pp. 87-101. Sull’umanesimo napoletano, vedi E. Cannavale, Lo studio di Napoli nel Rinascimento. 2700 documenti inediti, Napoli 1895; C. De Frede, I lettori di Umanità nello Studio di Napoli durante il Rinascimento, Napoli 1960; J.H. Betley, Politics and Culture in Renaissance Naples, New Jersey 1987; B. Figliuolo, La cultura a Napoli nel secondo Quattrocento. Ritratti di protagonisti, Udine 1997; C. De Frede, Nella Napoli aragonese, Napoli, 2000; Giuliana Vitale, Modelli culturali nobiliari nella napoli aragonese, Salerno 2002; F. Delle Donne, Alfonso il Magnanimo e l’invenzione dell’umanesimo monarchico. Ideologia e strategie di legittimazione alla corte aragonese di Napoli, Roma 2015; G. Cappelli, Maiestas: politica e pensiero politico nella Napoli aragonese (1443- 1503), Roma 2016.

46 G. Pontano, De liberalitate, cap. XXX. Giovanni Pontano (1429 – 1503) fu un umanista e politico attivo presso la corte aragonese, dove intraprese una lunga carriera. Uomo dotato di grande cultura, fu autore di una densa produzione letteraria finalizzata per lo più a interessi politici, etici ed educativi. Vedi:

B. Figliuolo, Pontano, Giovanni, ", in DBI, vol. 84 (1960), (http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni- pontano_(Dizionario-Biografico)); L. Monti Sabia, Pontano e la storia. Dal De bello Neapolitano all’Actius, Roma 1995; A. Iacono, La Guerra d’Ischia nel De bello Neapolitano di Giovanni Pontano., Napoli 1996; Id., Le fonti del Parthenopeus sive amorum libri di Giovanni Gioviano Pontano, Napoli 1999; G. Ferraù, Il tessitore di Antequera. Storiografia umanistica meridionale, Roma 2001, pp. 81-129;

F. Senatore, Pontano e la guerra di Napoli, in Condottieri e uomini d’arme nell’Italia del Rinascimento, a cura di M. Del Treppo, Napoli 2001, pp. 279-309; M. Simonetta, Rinascimento segreto. Il mondo del Segretario da Petrarca a Machiavelli, Milano 2004, pp. 225-234; G. Germano, Il De aspiratione di Giovanni Pontano e la cultura del suo tempo, Napoli 2005; F. Tateo, Giovanni Pontano e la nuova frontiera della prosa latina: l’alternativa al volgare, in Sul latino degli umanisti, a cura di F. Tateo, Bari 2006, pp. 11-78; G. Cappelli, L' umanesimo italiano da Petrarca a Valla, Roma 2010; L. Monti Sabia, S.

Monti, Studi su Giovanni Pontano, a cura di G. Germano, Messina 2010; F. Storti, «El buen marinero».

Psicologia politica e ideologia monarchica al tempo di Ferdinando I d’Aragona re di Napoli, Roma 2014.

47 G. Cappelli, Maiestas, cit., p. 35.

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dubbio, Eleonora partecipò alla solenne cerimonia celebrata in occasione del matrimonio per procura «de la inclita madona Ipolita cum lo illustre dum Alfons»48 che si tenne presso Santa Maria Incoronata. Il Magnanimo aveva qui convocato «tute le done, signori e gentilhomini de questa terra»49 esprimendo la ferrea volontà che tutti, donne, principi e baroni, fossero presenti a questa festa che, ricordiamo, sanciva un importante successo politico in quella strategia di alleanze matrimoniali che caratterizzò l’epoca di Alfonso I e, soprattutto, di Ferrante, di cui parleremo più avanti.

Nell’espletamento di quel potere che si rendeva visibile attraverso la magnificenza e la grandiosità della festa, in un clima di grande contentezza:

«contrate le sponsaglie […]fureno fate poi magnificentissime feste de balli e de canti per fine ale due hore de note; e tra li altri ballareno su la festa dum Alfons e madama Elionora, e sempre gli stete presente la maiestà del re, la qualle fece fare una splendidissima e sumptuosissima colatione, e tra le altre cosse me fece portare davanti in uno grande platello d'oro uno belissimo castello de zucharo circumdanto de molte bandariole cum le bisse depinte»50.

I fasti di questa giornata continuarono anche il giorno seguente quando «la maiestà sua fece cum grandissima solempnità e cerimonie asay lo nostro dum Alfons principe de Capua, per ben che zà d'alcuni dì avanti lo havesse intitulato» e, terminata la messa, il re fece «benedicere una belissima banderia nova cum le arme proprie de la maiestà sua, la qualle el donà a dum Alfons», generando non poco disappunto in quanto, secondo alcuni, riferisce il Maletta, «non era licito che altri che'l figlolo portasse la sua arma sola et simplice»51. La risposta che fu data dal Magnanimo è una fondamentale testimonianza del fatto che la festa fosse, in realtà, un’occasione per rendere visibile il potere e legittimare la dinastia: «tuti li primogeniti desendenti da luy se domandaveno cum re, id est simul re, e portano le arme proprie del re»52. La vera protagonista della festa era, quindi, la maestà, che traspariva con prepotenza dallo splendore dei festeggiamenti, durati 3 giorni; dal corteo composto di baroni, signori e gentiluomini, che accompagnava Alfonso «cum lo dicto cergio d'oro in capo e vestito de brocato d'oro

48 A. Malletta a Francesco Sforza, Napoli, 21 ottobre 1455, in DS, I, p. 277.

49 Ivi.

50 Ibidem, p.278.

51 Ivi.

52 Ibidem, pp. 277-278.

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