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- Classe Quinto Liceo Scientifico

Materia: Filosofia-

Programma Preventivo / Consuntivo

(Albero dei Moduli)

Modulo 1

Titolo: Kant: il criticismo come filosofia

del limite.

Modulo 2

Titolo: Idealismo: il superamento di

Kant e lo sviluppo del pensiero forte- l’idealismo etico di Fichte, quello estetico di Schelling e quello assoluto di Hegel.

Modulo 3

Titolo: La reazione all’idealismo –

Schopenhauer , Kierkegaard , Nietzsche.

Modulo 4

Titolo: Il materialismo di Marx.

Modulo 5

Titolo: La rivoluzione psicoanalitica di

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Mod 1 Il criticismo Kantiano

Si precisa preliminarmente che all’interno di questi moduli si troveranno scalette concettuali, da utilizzare esclusivamente con l’ausilio di un buon testo della storia della filosofia; si sottolinea inoltre che per qualsiasi dubbio o problema, il docente della materia sarà a disposizione dell’allievo previo appuntamento telefonico.

Il periodo pre-critico la “dissertatio” spazio e tempo come “forme pure a priori dell’intuizione (costante trascendentale dell’esperienza); fenomeno e noumeno

La critica della ragion pura: analizza la possibilità della ragione di raggiungere conoscenze universali e necessarie , fondate sull’esperienza. • L’opera si suddivide in due blocchi: la Dottrina del metodo e la Dottrina degli

elementi:

• I punti di partenza di kant sono: l’empirismo e il razionalismo; il razionalismo (che degenera nel dogmatismo) conduce ad un sapere privo di nuove entità (giudizi analitici a priori es. “il corpo è esteso”) ; l’empirismo invece (che degenera nello scetticismo), utilizza giudizi che non hanno le caratteristiche dell’universalità e della necessità (giudizi sintetici a posteriori es. “questa penna è rossa”).

• Lo spazio, il tempo e le categorie (Qualità, quantità, relazione e modalità) • La soluzione kantiana consiste nella possibilità di formulazione di “giudizi

sintetici a priori”.

• L’oggetto della vera conoscenza scientifica è il fenomeno, conosciuto dall’intelletto, il quale svolge, come Io penso una funzione regolativi e unificativa nei confronti del materiale fenomenico; l’intelletto opera grazie all’ausilio delle categorie, forme a priori dell’intelletto che hanno, nell’ambito kantiano solo una valenza gnoseologia; le categorie si dividono in quattro gruppi ( qualità, quantità, relazione e modalità) di tre.

• Il mondo fenomenico e il mondo noumenico • Le idee regolative della ragion pura;

Schema Chiarificatore:

KANT

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• Il problema generale dell’opera : l’analisi critica dei fondamenti del sapere

Divisione dell’opera: la dottrina degli elementi --Estetica trascendentale

--logica trascendentale----Analitica ---Dialettica

la dottrina del metodo

I “giudizi sintetici a priori” (il “risveglio dal sonno dogmatico” grazie a Hume: la necessità, una volta rintracciati i limiti dell’empirismo – giudizi sintetici a posteriori – e del razionalismo – giudizi analitici a priori – di mostrare come sia possibile una conoscenza a priori e al tempo stesso costituita a partire dai dati dell’esperienza)

Rivoluzione copernicana

Estetica: - Spazio / Tempo e il loro rapporto con l’esperienza (il “ritmo”)

- La fondazione della matematica

Analitica: - l’intelletto e la sua funzione (operatore del finito)

- le categorie come “concetti puri” (funzioni a priori dell’intelletto)

(differenza con le categorie Aristoteliche) come ciò che serve a rendere intellegibili le intuizioni spazio temporali (infatti

nella Critica della Ragion Pura, Kant dice che: i pensieri senza contenuto, sono vuoti, le intuizioni senza concetti – categorie appunto - sono cieche)

- la categoria delle categorie: l’ IO PENSO come: - funzione di funzioni

- legislatore del mondo fenomenico

- attività regolatrice

QUINDI l’identità è: PRINCIPIO FORMALE DI UNIFICAZIONE DEL

PENSIERO

_ Il noumeno come “oggetto puro del puro pensiero”

Dialettica: - la ragione (facoltà umana che tentando di aprirsi alla totalità pretende di conoscere

in modo assoluto)

- le istanze che la “alimentano” (tanto insopprimibile quanto insoddisfacibile) - le tre “molle” (idee) e la loro duplice funzione -- il pericolo dell’illusione

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trascendentale

“esigenze”

se esse rimangono un CON – TENERE, hanno una funzione regolativa nel momento in cui

indicano una META TENDENZIALE (il noumeno come “concetto limite”)

Dio -- Teologia razionale (condizione assoluta di ogni realtà) Mondo- Cosmologia razionale (Totalità dei fenomeni esterni) Anima- Psicologia razionale (il soggetto assoluto, incondizinato)

“nell’affrontare questi problemi (es. Dio, mondo, anima), la ragione tende a sbarazzarsi dei vincoli posti dall’esperienza, come una colomba potrebbe immaginare << che le riuscirebbe assai meglio di volare nello spazio vuoto di aria>>. Ma la colomba senz’aria, non si sostiene non vola affatto. Occorre quindi che la metafisica giustifichi la sua pretesa di costituirsi come scienza, mostrando la legittimità dei propri giudizi sintetici a priori. A tal fine, bisogna rintracciare un’altra via, alternativa al dogmatismo e allo scetticismo: occorre che la ragione stessa senza nulla dare per presupposto, istituisca una sorta di tribunale << che la tuteli nelle sue giuste pretese, ma tolga di mezzo quelle prive di fondamento>> e questo tribunale <<altro non è se non la critica della ragion pura stessa>>

La critica della ragion pratica

• Mentre nella prima critica kant affrontava il problema gnoseologico, nella seconda critica affronta il problema etico, al fine di mostrare come, nonostante alla ragione pura, da un punto di vista gnoseologico, sia preclusa la conoscenza dell’incondizionato, alla ragione pura pratica , e quindi all’interno dell’attività pratica, tale conoscenza non sia preclusa, ma sia “data” sotto forma di

postulato.

• Imperativi categorici ( “devi”) e imperativi ipotetici (se…devi) • I tre imperativi categorici per raggiungere il regno dei fini

• I tre postulati della ragion pratica (libertà della volontà umana, immortalità dell’anima ed esistenza di Dio)

schema chiarificatore:

Termine sofistico che consisteva nel dare alle proprie illusioni l’aspetto di verità

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CRITICA DELLA RAGION PRATICA (1788)

n.b. Già nel 1785 Kant aveva scritto: “fondazione della metafisica dei costumi”

LA MORALE E’ ESPRESSIONE E REALIZZAZIONE DI UNA RAGION PURA CHE SI ELEVA A “NORMA PRATICA DI SE STESSA”

• Il motivo del titolo

• Cambiamento di prospettiva

La critica come “indagine sui fondamenti della moralità”

• La ragione detta le leggi di determinazione della volontà

La Volontà come Facoltà di proporsi fini e di compiere atti ad essi congruenti; la VOLONTA’ MORALE NON Può ESSERE SECONDO LA MATERIA, non può fondersi sulla ricerca del proprio interesse, desiderio o piacere, ma deve essere secondo la Forma della legge, ovvero secondo l’universalità che è propria della legge stessa.

Massime e Imperativi

• Imperativi ipotetici (se…devi) Imperativi categorici (devi) ( - azione che ha sé come fine di sé);

• Autonomia – universalità e formalità dell’imperativo categorico (esso è possibile grazie alla libertà, , ossia la proprietà di essere a se stessa la propria legge), esso non è sottoposto ad alcuna condizione ( a differenza di quello ipotetico che invece lo è).

La libertà (condizione trascendentale di possibilità della vita morale)

1. La libertà “indimostrabile” (è noumenica – è un’idea della ragione) 2. Libertà da vivere più che da conoscere (e da conoscere vivendo) 3. Libertà come postulato

4. Libertà come “ratio essendi” della legge morale (che è ratio cognoscendi della libertà) 5. Libertà come “fondamento noumenico” della legge morale

Il fondamento della legge morale deve essere a priori (ricavato dalla ragione); l’etica non può derivare da un sentimento (rigorismo)

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6. Rapporto uomo – libertà (l’uomo tra fenomeno e noumeno; la sua “cittadinanza superiore”); l’individuo realizza se stesso, solo elevandosi “personalmente” nella forma impersonale della ragione;

• La legge morale come “formale” (la legge morale non comanda il Bene, ma è Bene ciò che la legge morale comanda) : le accuse di Hegel alla morale Kantiana

Il “sommo bene”: un’equazione difficile tra virtù (adeguamento totale della volontà alla legge e quindi al primato del dover) e felicità

• Antinomia: es: il saggio è per forza felice? No; può non esserlo, non è detto che la virtù conduca per forza alla felicità ; dall’altro lato, non è detto che l’inclinazione alla felicità determini l’esercizio della virtù.

• Gli altri due postulati (la necessità, per risolvere l’antinomia, che il sommo bene non si realizzi in questo mondo): immortalità dell’anima ed esistenza di Dio

• Differenza d’importanza e di funzione dei tre postulati.

• La “fede morale razionale” (

Il primato della ragion pratica: individuazione di elementi romantici (il rapporto tra finito ed infinito nel tentativo del finito di aprirsi alla totalità)

La rivoluzione copernicana morale: la volontà non si “adegua” ad un oggetto esterno (considerato come buono ad es.), ma è un modo d’essere della volontà.

N.B. 1:

l’etica Kantiana è un’etica DEONTOLOGICA (vedi il testo: BIOETICA di Maurizio Morri, edizione Bruno Mondadori pag. 14), un’etica cioè, per la quale certe azioni sono appunto vietate in sé, e la persona “intuisce” la giustezza dei principi allo stesso modo in cui coglie gli assiomi della geometria euclidea; è un’etica in cui i doveri valgono ex ante , ossia prima delle eventuali conseguenze dell’azione.

Un’etica invece ex post , è un’etica consequenzialista, per la quale le considerazioni dipendono dalle conseguenze.

2:

l’etica Kantiana e la sua universalità, possono essere un ottimo antidoto al Pluralismo Etico ossia la presenza di prospettive etiche diverse e contrastanti. Il texano Tristram Engelhardt parla di “stranieri morali”.

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Un altro antidoto al pluralismo etico, può essere l’etica della Sacralità della vita, chiara nelle gerarchie dei doveri da seguire

La critica del giudizio

• L’ultima critica forse nasce nel tentativo di mediare le due precedenti: della ragione teoretica e della ragione pratica

• I giudizi riflettenti (esprimono la riflessione sui contenuti dei giudizi

determinanti; si dividono in teleologici ed estetici) tendono a conoscere la finalità e l’armonia del mondo; e i giudizi determinanti (tipici della ragione teoretica) all’interno di cui i dati particolari vengono ordinati grazie

all’attività delle categorie

• La facoltà del gusto (facoltà umana con la quale si coglie tale armonia), il bello e il sublime ( sentimento che nasce dalla sensazione di smarrimento provocata nell’uomo dall’inquietante spettacolo della natura)

Schema chiarificatore:

CRITICA DEL GIUDIZIO

Il giudizio come “facoltà del Giudicare” , ossia la capacità di pensare il particolare in funzione

dell’universale (modo diverso di intendere i giudizi rispetto alla prima critica) L’oggetto della critica: il sentimento

• Il sentimento come facoltà autonoma, tra il conoscere e l’agire (così come la facoltà del giudicare è tra il conoscere che cade sotto la giurisdizione dell’intelletto, e il desiderare, che cade sotto la giurisdizione della ragione… sfera quindi dell’azione… etica)

• Il sentimento come facoltà che permette che una cosa piaccia o non piaccia (sentimento del piacere o del dispiacere)

Giudizi determinanti e giudizi riflettenti

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Il giudizio riflettente è invece un giudizio sentimentale che “riflette” su di una natura già costituita mediante i giudizi determinanti e che cerca l’universale ( intendendo il principio della finalità della natura)

Giudizi riflettenti estetici (sulla bellezza) e teleologici (sulla finalità della natura) Il giudizio estetico:

1. Il ritorno del termine estetico al suo significato tipico 2. Estetica come “dottrina dell’arte e della bellezza”

3. Analisi del “bello” : ciò che piace secondo il giudizio del “gusto”, senza alcun interesse 4. Si basa su una ”armonia”

5. Il bello risiede nella contemplazione della forma dell’oggetto , nella sua limitatezza

6. Il bello non è una proprietà oggettiva delle cose, ma nasce dal rapporto tra soggetto ed oggetto (la rivoluzione copernicana estetica)

Il sublime : nasce dinanzi l’informe, si nutre del contrasto tra immaginazione sensibile e ragione, dallo “sbigottimento” per l’illimitato

Il sublime come sentimento contraddittorio, di attrazione e repulsione, di momentaneo impedimento, seguito da una più forte effusione del tono vitale, il quale nasce dalla COSCIENZA DELL’INADEGUATEZZA DEI NOSTRI MEZZI CONCETTUALI A COMPRENDERE “L’ASSOLUTAMENTE GRANDE” (anticipazione di problematiche romantiche)

Sublime matematico: di fronte ciò che è grande

Sublime dinamico: di fronte ciò che è potente (riguardante la natura)

Si rompe quindi, di fronte alla grandezza (sublime matematico: una montagna) e alla potenza (sublime dinamico: le cascate) della natura, quell’armonico gioco di sensibilità e intelletto che costituiva la radice del piacere del bello.

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Kant: La critica della ragion pura (i concetti fondamentali)

La "Critica della Ragion pura" è senza alcun dubbio il capolavoro filosofico kantiano e giunge al termine di oltre 35 anni di studio. L'opera, contrariamente al metodo di lavoro solitamente usato da Kant, è stesa in pochissimi mesi e ciò appare incredibile vista la mole e la struttura complessa dello scritto; essa giunge in un momento in cui il pensiero kantiano ha già raggiunto dei punti "fermi" imprescindibili. Tali presupposti possono essere così riassunti brevemente:

1. l'intuizione è solo del sensibile perché solo con la sensibilità un oggetto è "dato"; 2. l'intuizione sensibile coglie solo il singolare, il puro dato di fatto: di conseguenza

ogni concetto astratto dai dati dell'intuizione sensibile è un concetto empirico, quindi incapace di generare una scienza rigorosa;

3. un concetto "puro" è, per definizione, indipendente dai "dati" della sensibilità: dunque è nel nostro spirito indipendentemente da ogni influsso degli oggetti.

Il problema che Kant deve a questo punto risolvere è questo: come può un concetto puro rappresentare un oggetto? A questo proposito scrive la "Critica della Ragion pura" nella quale egli stesso dice (1) di operare una "rivoluzione copernicana"; ma cosa vuol dire? Kant vuol significare che nella sua filosofia, contrariamente a tutta la tradizione precedente, è l'oggetto che si adegua - "ruota" intorno - al soggetto; nella conoscenza è l'oggetto che si "adatta", quando viene conosciuto, alle leggi del soggetto che lo riceve conoscitivamente. "Noi delle cose non conosciamo a priori, se non quello che noi stessi vi mettiamo".

Nel 1783 Kant pubblica i "Prolegomeni ad ogni metafisica futura che voglia presentarsi come scienza" che sono un tentativo di esporre le dottrine della "Critica della Ragion pura" in forma più accessibile, cambiando il metodo espositivo. Nei "Prolegomeni" viene usato il metodo analitico: si parte cioè dal condizionato, la scienza, per risalire alle condizioni, cioè la ragione con i suoi elementi e le sue leggi; nella "Critica", invece, si usa il metodo sintetico: si parte dalle condizioni, la ragione, per spiegare il condizionato, cioè il sapere scientifico. Sostanzialmente sono la stessa opera ed hanno comunque un "postulato" in comune: l'affermazione del "valore" della fisica e della matematica e il conseguente

"disvalore" del sapere metafisico.

Da ultimo bisogna ricordare anche l'uso terminologico alquanto difficile che viene usato da Kant nella "Critica"; tale linguaggio è diventato un punto di riferimento della filosofia successiva al punto che la lingua tedesca soppianterà del tutto il latino nelle filosofie ottocentesche. Del tutto nuovo è l'uso che Kant fa del termine "trascendentale"; egli per

trascendentale intende la conoscenza del nostro modo di conoscere gli oggetti, ossia la

condizione della conoscibilità degli oggetti: cioè ciò che il soggetto mette nelle cose nell'atto stesso del conoscere, ossia l'a priori.

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Teoria dei giudizi

Per giudizio Kant intende la connessione di due concetti; ad esempio S è P, dove per S si intende il soggetto e P è il predicato. Vi possono essere tre tipi di giudizio.

1) giudizi analitici - il predicato esprime un carattere già compreso nel concetto: sono a priori, cioè universali e necessari e, quindi, non hanno bisogno dell'esperienza. (Esempi di questi giudizi sono: gli scapoli sono uomini, o, come afferma Kant, "i corpi sono estesi"(2)) Tali giudizi sono mere tautologie(3) perché non arricchiscono la nostra conoscenza(4), sono puramente esplicativi; il principio di identità e di non contraddizione fondano tali giudizi.

2) giudizi sintetici a posteriori - connettono soggetto e predicato in base ad una constatazione di fatto, conseguentemente non sono universali e necessari - a priori - ma arricchiscono la nostra conoscenza. (Esempi di questi giudizi sono: "i

corpi sono pesanti", so questo solo dopo aver di fatto

pesato dei corpi) Tali giudizi sono estensivi del nostro conoscere, naturalmente in senso empirico; l'evidenza, nel senso di esperienza, fonda tali giudizi "sperimentali".

3) giudizi sintetici a priori - il predicato aggiunge una nozione nuova a quella del soggetto (5) e sono universali e necessari (6). (Esempi di tali giudizi sono le operazioni matematiche come: "7 + 5

= 12") Tali giudizi sono amplificativi del nostro

conoscere proprio in base alla loro apriorità; la matematica e la fisica contengono proposizioni che non sono frutto di semplici generalizzazioni di esperienze, ma sono necessarie ed universali pur non essendo analitiche. Solo con tali giudizi si dà una scienza rigorosa.

Il problema della "Critica" diventa ora quello di stabilire come sono possibili i giudizi sintetici a priori; il che equivale a chiedersi: come si giustificano le scienze matematiche e la fisica? È possibile fare della metafisica una scienza?

Estetica trascendentale

I giudizi sintetici a priori sono possibili perché l'oggetto su cui sono pronunciati è un

"fenomeno"; fenomeno è il prodotto risultante dai dati della sensibilità e da certe "forme a priori" che ordinano tali dati in una unità oggettiva. I concetti dell'intelletto non esprimono mai la "cosa in sé", essi non sono altro che forme unificatrici dei dati della sensibilità. Si può quindi affermare che il principio supremo dei giudizi sintetici a priori

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afferma che: "le condizioni della possibilità dell'esperienza (7) in generale sono ad un tempo condizioni della possibilità degli oggetti dell'esperienza".

La "forma" del fenomeno viene dal Soggetto: è l'a priori della sensibilità, l'intuizione pura che prescinde dalle concrete sensazioni. Ma quali sono tali "forme pure a priori"? Esse sono

spazio e tempo. Spazio e tempo sono "intuizioni pure" o "forme" della sensibilità in quanto altro non sono che modi e funzioni del Soggetto; spazio e tempo non ineriscono alle cose, ma sono "forme" della nostra intuizione sensibile, sono "forme" del Soggetto, cioè

"idealità trascendentali". Spazio e tempo, quindi, non esistono in sé, ma soltanto in noi. Concludendo si può affermare che la "forma" della conoscenza sensibile dipende da noi, il contenuto no, ci è "dato". I giudizi sintetici a priori sono possibili perché si fondano sulle intuizioni pure di spazio e tempo; sono universali e necessari, ma hanno valore nel ristretto ambito fenomenico.

Analitica trascendentale

L'analitica trascendentale rappresenta la "parte positiva" della logica trascendentale e studia gli elementi della conoscenza pura dell'intelletto e i principi senza i quali nessun oggetto può essere assolutamente pensato; insomma studia le forme a priori dell'intelletto. Per Kant, quindi anche l'intelletto, come la sensibilità, avrà le sue forme a priori e tali forme le avrà anche la ragione (8); per non confondersi nella complessa struttura kantiana, il tutto può essere così schematizzato:

Disciplina Facoltà Forme a priori

estetica trascendentale sensibilità spazio e tempo analitica trascendentale intelletto categorie dialettica trascendentale ragione idee

Nell'analitica dei concetti Kant vuol dimostrare che senza "concetti puri", cioè le categorie, non vi sono oggetti d'esperienza; dimostra ciò tramite quella che lui chiama la deduzione trascendentale delle categorie. Le categorie entrano necessariamente a costituire gli oggetti d'esperienza: l'oggetto d'esperienza è costituito proprio dalle intuizioni, sensibili, e dalle categorie. Ma cosa sono le categorie? Le categorie sono i modi in cui l'intelletto unifica e sintetizza, sono "forme unificatrici, sintetizzatrici" dei dati sensibili (9), sono i fondamenti della possibilità di ogni esperienza in generale. Capiamo così perché per Kant l'intelletto

sia la facoltà di giudicare; ossia unificare un molteplice sotto una rappresentazione comune.

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Nascono a questo punto due domande: 1. quali e quante sono le categorie?

2. come entrano in funzione le categorie nei principi dell'intelletto?

Alla prima domanda Kant risponde che i supremi concetti possono essere dedotti facilmente dalle "funzioni dell'unità nei giudizi"; infatti la tavola delle categorie è perfettamente speculare a quella dei giudizi: se dodici sono i tipi di giudizi allora dodici saranno le categorie. Ecco che così Kant può dire che "l'oggetto è ciò nel cui concetto il molteplice di una data intuizione è unificato": cioè, l'intelletto mediante le categorie pensa quanto nell'intuizione è "dato". Però la sensibilità mi dà una molteplicità di sensazioni riguardanti uno stesso oggetto, questo vuol dire che l'unità dell'oggetto della conoscenza non può venire dai dati della sensibilità; tale unità viene dall'intelletto, dall'unità della coscienza, dall'"Io penso" (10). Questo "Io penso" è la condizione della conoscibilità dell'oggetto unità suprema delle dodici categorie. L'unità dell'oggetto è l'unità che tiene strette le varie proprietà dell'oggetto: è il "legame" (11) che viene espresso nel giudizio. Così è "dedotta", ossia giustificata, dimostrata la presenza unificatrice dell'intelletto per costituire l'oggetto. I giudizi sintetici a priori sono possibili perché le leggi di natura, cioè gli oggetti, sono conosciute "a priori" e non per generalizzazioni di esperienze. Le "leggi di natura" sono imposte dall'intelletto stesso perché l'intelletto, con le sue categorie, costituisce l'oggetto dell'esperienza; l'intelletto è autore e non spettatore di esso. Le leggi non esistono nei fenomeni, ma solo, relativamente al soggetto a cui i fenomeni si riferiscono.

Alla seconda domanda Kant risponde nella analitica dei principi in cui viene esposta l'applicazione delle categorie, cioè "come" avviene di fatto la sussunzione (12) delle intuizioni empiriche sotto le categorie. Dato che i principi derivanti dalle categorie costituiscono il complesso delle conoscenze a priori che possiamo avere sulla natura, la loro "sussunzione" avviene tramite lo schematismo trascendentale. Lo schematismo trascendentale è "il modo di comportarsi dell'intelletto con gli schemi"; ma cosa è uno "schema"? Lo "schema" è un intermediario tra le categorie e il dato sensibile che serve ad eliminare l'eterogeneità dei due elementi della sintesi: è "generale" come la categoria e

"temporale" come il contenuto dell'esperienza. Per questo motivo si può affermare che lo "schema" altro non è se non la condizione universale di applicabilità delle categorie alle intuizioni (sensibili). La condizione generale secondo la quale la categoria può essere applicata a un oggetto è il "tempo"; quindi lo schema è una determinazione a priori del tempo.

Ma nell'analitica dei principi si trova un altro tema tipicamente kantiano: la distinzione fenomeno-noumeno; tale distinzione rappresenta il punto d'arrivo del "dualismo gnoseologico" e quindi di quella "parabola filosofica" iniziata da Cartesio che ha avuto nella rivoluzione scientifica galileiana, poi newtoniana, la sua costante fonte d'ispirazione. Per Kant il fenomeno non esaurisce tutta la realtà, però la conoscenza fenomenica è l'unica

sicura; il noumeno, invece, rappresenta la cosa-in-sé ed è inconoscibile; è, secondo Kant, la sfera della metafisica. L'intuizione sensibile umana è fenomenizzante: si ammette un sostrato metafenomenico, ossia noumenico; il noumeno può essere pensato, ma non conosciuto. Il noumeno è un concetto limite, serve a circoscrivere le pretese della sensibilità.

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Dialettica trascendentale

La dialettica trascendentale è la "parte negativa" della logica trascendentale ed ha come scopo la critica dell'intelletto nel suo uso "iperfisico" per smascherarne le sue infondate presunzioni. L'intelletto da solo non basta per rappresentare un oggetto, serve un "materiale" da unificare: la sensibilità. Le categorie, pur essendo dell'intelletto puro, non possono essere applicate a ciò che non è sperimentabile perché, senza il contributo della sensibilità, non sono capaci di rappresentare un oggetto; per questo motivo non possiamo spingerci al di là dell'esperienza possibile. Ecco perché la metafisica è fallita; nel sapere metafisico si ha un uso dialettico, cioè puramente formale, dei concetti dell'intelletto. I concetti dell'intelletto sono forme vuote fatte per unificare il sensibile, quando usati per conoscere realtà in sé, cioè non date dal sensibile, l'uomo cade in una conoscenza di tipo illusorio. La dialettica studia la ragione e le sue strutture; per "ragione" si intende l'intelletto che si spinge al di là dell'orizzonte dell'esperienza possibile. Questo "spingersi al di là" è un bisogno strutturale dell'uomo, una sua legittima esigenza; Kant definisce la ragione come la "facoltà dell'incondizionato", ovvero la pura esigenza dell'Assoluto. Questa facoltà della metafisica, cioè l'incondizionato, sta alla base: dei fenomeni psichici, dei fenomeni fisici e di ogni realtà.

Dallo studio di queste tre realtà derivano tre discipline diverse, ognuna con il proprio oggetto di studio; il tutto può essere così schematizzato.

fenomeni psichici psicologia razionale studia l'anima

fenomeni fisici cosmologia razionale studia il mondo (come intero metafisico) ogni realtà teologia razionale studia Dio

Anima, mondo e Dio non ci rappresentano un oggetto, indicano un punto di convergenza

"ipotetico" al quale tendono i nostri ragionamenti. Tali concetti vengono da Kant criticati e con essi viene di conseguenza criticato l'uso "iperfisico" della ragione.

1. La critica della psicologia razionale verte sul fatto che l'Io non è un concetto, ma solo una coscienza che accompagna ogni nostro concetto; tutti gli argomenti per dimostrare l'esistenza dell'anima, l'idea cioè di un Io immutabile, non sono altro che

paralogismi (13) della ragion pura.

2. Fuori dall'esperienza i nostri concetti lavorano "a vuoto", quindi quando la cosmologia razionale afferma l'esistenza di un mondo in sé, pur non commettendo errori argomentativi, produce tutta una serie di affermazioni antitetiche che sembrano essere tuttavia valide. Queste coppie di affermazioni sono le antinomie

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3. La teologia razionale viene criticata mettendo "in scacco" le prove tradizionali dell'esistenza di Dio; al di là della validità o meno di tali critiche, Kant conclude

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affermando che il concetto di Dio non è un'idea, ma un ideale della ragion pura: è cioè l'idea di un Individuo che abbia tutti gli attributi positivi.

Anima, mondo e Dio non sono però pure "finzioni" dell'intelletto: non costituiscono oggetti, non fanno un uso costitutivo della ragione, ma indicano all'intelletto una direzione di ricerca, fanno un uso regolativo della ragione. Tali concetti, anima, mondo e Dio, sono "schemi" per ordinare l'esperienza, per darle maggiore unità; ecco che si può parlare anche di un uso schematico della ragione, di un "come se". Insomma, sono principi euristici: non ampliano la nostra conoscenza, ma la unificano.

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IL CRITICISMO E IL TRIBUNALE DELLA RAGIONE

Il programma metodologico già annunciato nei Sogni di un visionario , consistente nel delineare una "scienza dei limiti della ragione" , trova la sua realizzazione nella Critica della ragin pura . "La ragione umana - scrive Kant in quest' opera - in una specie delle sue conoscenze ha il destino particolare di essere tormentata da problemi che non può evitare , perchè le sono posti dalla sua stessa natura , ma dei quali non può trovare la soluzione , perchè oltrepassano ogni suo potere" . L' ambito in cui la ragione dibatte questi problemi , facendo ricorso a "princìpi che oltrepassano ogni possibile uso empirico" e incorrendo così in "oscurità e contraddizioni" , è la metafisica . Ma anche lo statuto gnoseologico delle scienze esatte - la matematica e la fisica - non è del tutto chiaro , poichè , se nel loro caso è indubitabile che siano possibili (giacchè la loro esistenza e la loro validità sono un dato di fatto) , non è perspicuo in che modo siano possibili . Occorre dunque instaurare un tribunale della ragione in cui quest' ultima , insieme giudice e imputato , determini i limiti e le possibilità della conoscenza umana . Il programma della "filosofia critica" si apre quindi con tre domande fondamentali : 1) Com' è possibile una matematica pura ? 2) Com' è possibile una fisica pura ? 3) Com' è possibile la metafisica come scienza ? "Lo confesso francamente : l' ammonimento di David Hume fu ciò che molti anni fa , per primo mi svegliò dal sonno dogmatico" . Recenti indagini critiche sul pensiero di Kant ci inducono a dubitare oggi della validità storica di questa affermazione : il passaggio di Kant al criticismo fu probabilmente determinato da influenze e mediazioni più complesse e anche più vicine al suo ambiente culturale . Ma anche se Hume non fu il primo a svegliare Kant dal sonno dogmatico , sicuramente egli costituisce un interlocutore essenziale per lui . Le obiezioni humiane alla causalità necessaria riguardavano un concetto di cui anche Kant , come abbiamo visto , sentiva la problematicità . Esse inoltre avevano fortemente ridimensionato , ancora una volta in sintonia con le esigenze kantiane , le pretese della metafisica . Tuttavia l' esito scettico di Hume aveva coinvolto , oltre ai tradizionali oggetti della metafisica , anche i fondamenti della scienza moderna ( newtoniana ) , dei quali Kant non ebbe mai a dubitare . Indipendentemente dalla funzione storicamente svolta da Hume nella nascita del criticismo kantiano , è certo che il pensiero dello scozzese esercitò uno stimolo importantissimo , anche in piena fase critica , circa la ricerca di un fondamento della conoscenza che , se da un lato mostrava l' illusorietà della metafisica , dall' altro salvaguardava la validità del sapere scientifico . La critica alla validità necessaria della scienza era stata imperniata da Hune sulla nozione della causalità . Egli aveva mostrato , e Kant accoglie questa critica , come l' esperienza non fornisca mai la necessità della connessione causale , ma soltanto una successione temporale e una contiguità spaziale dei fenomeni . Nella terminologia kantiana ciò si esprime dicendo che la necessità causale non può essere data da alcun giudizio a posteriori (d' esperienza) . Nello stesso tempo anche Hume , come Kant , sapeva bene che la causalità necessaria non può essere dimostrata in base al principio di identità , poichè l' effetto non è identico con la sua causa . In termini Kantiani la causalità non è data da alcun giudizio analitico (fondato sul principio d' identità) . Se si vuol salvare la validità oggettiva della causalità , e con essa quella di tutti i concetti intellettuali di cui la scienza si serve per dare leggi alla natura , il problema diventa allora quello di ritrovare una forma di connessione (nella fattispecie tra causa ed effetto , ma in generale tra le rappresentazioni che devono essere connesse necessariamente) , la quale da un lato non si fondi sull' esperienza (poichè questa , essendo sempre particolare , non può dare conoscenze universali) , e dall' altro non si riduca all'

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applicazione del principio di identità (che è inadeguato a spigare la connessione di cose irriducibili l' una all' altra) . In altri termini si tratta di indagare la possibilità di un giudizio che per un verso non sia a posteriori , ma a priori , e per l' altro non sia analitico , ma sintetico : si tratta cioè di vedere se , e come , siano possibili giudizi sintetici a priori .La Introduzione alla Critca della ragion pura contiene infatti una rigorosa distinzione tra tre tipi di giudizio . Il giudizio analitico a priori è quello in cui il concetto del predicato è già contenuto nel concetto del soggetto , essendo sostanzialmente identico ad esso : ad esempio , "il tutto è maggiore della parte" . La funzione di questo giudizio è semplicemente quella di esplicitare ciò che è già implicitamente dato . Di conseguenza esso ha il vantaggio di essere universale (in quanto a priori) e lo svantaggio di essere sterile , di non produrre nuova conoscenza (in quanto analitico) . Il giudizio sintetico a posteriori consiste invece nell' unione di due concetti diversi sulla base dell' esperienza : ad esempio , "l' erba è verde" . Esso presenta il vantaggio di essere fecondo producendo nuova conoscenza (in quanto sintetico) : il predicato "verde" non è già contenuto nel soggetto "erba" , ma vi à aggiunto sinteticamente ; viceversa , ha lo svantaggio di essere particolare (in quanto a posteriori) e di non avere quindi validità scientifica . Se questi due tipi di giudizi sono entrambi deficitari , in quanto sono o particolari o sterili , la garanzia di una conoscenza che sia nel contempo universale e feconda può venire soltanto da un terzo tipo di giudizi (rimasti ignoti a Hume) : i giudizi sintetici a priori , nei quali la sintesi tra soggetto e predicato si fonda su un principio a priori , interno al soggetto conoscente . Come si è detto , dai giudizi sintetici a priori dipende la validità universale e necessaria , oltrechè nel concetto di causa , anche negli altri concetti intellettuali che istituiscono connessioni necessarie relative al mondo della natura . Da essi dipende quindi la possibilità della fisica come scienza razionale pura . Lo stesso discorso , inoltre vale per la matematica pura , poichè Kant osserva ancora una volta in opposizione alla tradizione leibniziana , come questa disciplina si componga di giudizi non già analitici , bensì sintetici . Nell' operazione 7 + 5 = 12 , infatti il concetto del 12 non è già implicitamente contenuto in quello della somma 7 + 5 , ma risulta dalla sintesi progressiva che il soggetto opera intuitivamente , aggiungendo al numero 7a una a una le unità che compongono il numero 5 . Anche la metafisica , infine se vuol far valere la pretesa di essere una scienza (assimilabile quindi , per quanto concerne la sua validità , alla matematica e alla fisica) , deve dimostrare di essere fondata su princìpi sintetici a priori . Le tre domande che esauriscono l' ambito di indagine della Critica - come sono possibili una matematica pura , una fisica pura , una metafisica come scienza - sono pertanto riconducibili all' unica domanda fondamentale : come sono possibili giudizi sintetici a priori ? Le connessioni necessarie che costituiscono il carattere universale della conoscenza non provengono dunque dall' oggetto , che di quelle connessioni é di per sè privo , ma dal soggetto stesso , il quale , nell' atto del conoscere , proietta sull' oggetto la propria capacità sintetica . Questo ribaltamento di prospettiva , che sposta dall' oggetto al soggetto il fondamento della conoscenza , é paragonato da Kant alla rivoluzione copernicana , che ha spostato il centro dell' universo dalla Terra al Sole . Questa rivoluzione é stata realizzata nella matematica quando Talete capì che per dimostrare le proprietà del triangolo isoscele non era sufficiente studiarne la figura oggettiva , ma occorreva costruirlo secondo criteri posti dal soggetto stesso . Qualcosa di analogo avvenne in fisica quando Galilei e Torricelli fecero i loro esperimenti sul piano inclinato o sulla pressione atmosferica : essi ritrovarono nella natura , cioè nell' oggetto , soltanto ciò che la loro ragione , in quanto soggetto , vi aveva preliminarmente introdotto . La medesima rivoluzione deve essere ora compiuta ,

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sostiene Kant , anche dalla filosofia , la quale deve occuparsi non più degli oggetti in se stessi , bensì degli elementi a priori che nel soggetto rendono possibile la costituzione e la conoscenza di quegli oggetti . Una simile filosofia é una filosofia trascendentale .

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Modulo 2: L’ Idealismo: Fichte , Schelling , Hegel .

Si precisa preliminarmente che all’interno di questi moduli si troveranno scalette concettuali, da utilizzare esclusivamente con l’ausilio di un buon testo della storia della filosofia; si sottolinea inoltre che per qualsiasi dubbio o problema, il docente della materia sarà a disposizione dell’allievo previo appuntamento telefonico.

IDEALISMO

• Idealismo e romanticismo: la polemica contro l’intelletto illuministico (rif. alla critica dello Sturm Und Drung) attraverso la ragione dialettica e il sentimento

Ricondurre ogni esistenza al Pensiero (“noi possiamo dire che una cosa esiste solo rapportandola alla nostra coscienza, ossia facendone un essere – per – noi” – Fichte - Dottrina

della scienza)

• Il “Pensiero forte” (Pensiero come produttore di realtà; la realtà quindi si costituisce all’interno delle forme del pensare)

• La razionalità diventa realtà (ogni realtà di cui siamo consapevoli esiste come rappresentazione della coscienza)

• Il rapporto fra Finito ed Infinito ( identità)

• Le “radici” Kantiane (il “sapere rigoroso” è Sistema)

• L’importanza della “rivoluzione copernicana”, considerata sul piano gnoseologico, l’equivalente della rivoluzione francese nell’ambito politico

• Il problema della “cosa in sé”

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2. Critica idealistica al “ salto mortale” Kantiano

3. Interiorizzazione del noumeno ( non più limite esterno del pensiero, ma limite interno del Pensiero, posto dal Pensiero, al Pensiero, per il Pensiero)

FICHTE

• Fichte “idealizza” il kantismo, ritiene cioè che l’intera realtà sia una struttura trascendentale (anteriore quindi all’opposizione tra soggetto e oggetto)

• Critica al kantismo: al noumeno

All’Io Penso (come “legislatore” del mondo fenomenico, e quindi finito e non creatore)

• L’Io Puro (Principio assoluto) come attività: libera, infinita, assoluta ed autocreatrice (pone se stessa e crea)

LA “DOTTRINA DELLA SCIENZA”

Il motivo del titolo: l’indottrinamento alla scienza (intesa come “sistema”)

L’Io come principio assoluto e il tentativo di deduzione da esso di attività teoretica e pratica

(“la mente non ha altri limiti se non quelli che l’Io stesso si pone”) La realtà è “ordo et connectio idearum”

• Le tre articolazioni dell’Unico Principio: A – B - C

L’ordine logico e non cronologico delle tre articolazioni

A: l’Io come libera posizione di se stesso, pura attività che deve realizzarsi (Intuizione

Intellettuale) – non è un atto reale, un fatto dell’esperienza (nel tempo e nello spazio), ma una

condizione trascendentale, Esso è al tempo stesso, attività agente (TAT) e prodotto dell’azione stessa (HANDLUNG), è causa del proprio essere.

B: il Non – Io è la realtà, l’Io è determinato a determinarsi come proiezione fuori di qualche cosa che interna ad Esso: l’altro del pensiero al pensiero (il noumeno mostra qui quindi la sua interiorizzazione)

• C: la riproposizione dell’Io e il superamento del Non Io; non si enuncia qui una condizione trascendentale, ma si descrive la condizione della coscienza reale;

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Il terzo momento (C) , unico in cui non si espone una condizione trascendentale, è

“condizionato nella forma e incondizionato nel contenuto” (vedi il Testo filosofico, vol. 3/1 pg.

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Interpretazione dei tre momenti attraverso le categorie kantiane: 1. Qualità: affermazione – negazione – limitazione

2. Quantità: unità – pluralità – totalità

3. Relazione: sostanza – causa/effetto – azione reciproca

DOTTRINA MORALE (L’IDEALISMO ETICO)

• Priorità dell’attività pratica su quella teoretica

• L’Io pratico come ratio essendi dell’Io teoretico

• L’Io puro, principio uno e trino fichtiano e il suo ritmo interno, sono da considerare come

fondamento assoluto del conoscere e dell’agire (agire = imporre al Non – Io le leggi dell’Io)

• La libertà dell’azione e lo sforzo di superare il Non – Io (visto come “limite”, impulso

sensibile)

• Vicinanza al “Primato della Ragion Pratica” kantiana

• Lo “streben” diviene streben sociale dell’Io

• La missione sociale del “dotto” (per un perfezionamento morale)

POLITICA

• Lo Stato come “luogo” della legge morale

• Lo Stato come “mezzo” per formare persone libere

• Lo “Stato commerciale chiuso” 1800 e l’autarchia

• “Discorsi alla Nazione tedesca” (1807/1808): il concetto di nazione

la situazione della Prussia 1806

• i “Discorsi” tra educazione, pedagogia e nazionalismo1 :

1

Secondo Pareyson “il vero significato dell’opera è antinazionalistico giacchè la sua preoccupazione maggiore è pur sempre la difesa e l’affermazione della LIBERTA’ , la realizzazione dei fini dell’umanità intera”

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1. lo Stato deve suscitare un’interiore trasformazione del popolo tedesco 2. la “lingua viva”

3. la Germania come nazione spiritualmente eletta per realizzare l’umanità fra gli uomini

SCHELLING

• L’idealismo estetico o oggettivo

Le fasi del pensiero schellingiano

• Le critiche al soggettivismo fichtiano e alla deduzione del finito (Non – Io) dall’Io (alla sua non autonomia)

• La necessità di un Assoluto come “Unità indifferenziata di soggetto e oggetto”

Filosofia della Natura

• L’idealismo fisico, la “via della serie reale”

La natura come organismo autonomo (antimeccanicismo): “organismo che organizza se stesso”

• La Natura funziona, dialetticamente, attraverso opposte polarità: Attrazione e Repulsione

• La natura come “preistoria” dello Spirito (la Natura è Spirito inconscio)

• La natura come “Odissea” dello Spirito

Filosofia Trascendentale

• “Via della serie ideale”

• le “epoche” dell’Io

• l’autocoscienza come punto di partenza

• sensazione / intuizione / riflessione / volontà

Morale / Diritto

La Storia come: “sintesi” di libertà e necessità

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Rivelazione dell’Assoluto

• l’arte come “mezzo” per cogliere l’Assoluto

• l’artista: “ispirazione” ed “esecuzione”

• l’opera d’arte, in quanto prodotto dell’intuizione artistica, avrà in sé tanto i caratteri del prodotto della libertà (cioè l’essere creato “con coscienza”) quanto quelli del prodotto naturale (cioè l’essere creato “inconsciamente”)

• poiché nell’opera d’arte si riflette “l’identità dell’attività conscia e dell’inconscia”, essa è “sintesi di Natura e Libertà”

Filosofia dell’Identità

• l’Assoluto e la sua “indifferenza”

• il problema di “derivare” il finito, di derivare gli opposti dall’unità

• dall’Assoluto al relativo

• da Dio al mondo

• Dall’Uno ai molti

• il “salto”, la “caduta”, la “rottura”…

• l’ abissalità di Dio

Filosofia della Libertà

• la libertà come fondamento ontologico dell’esistenza

• la libertà opera il male provocando il distacco del finito dall’Assoluto

• il male come “originaria malvagità”

• Dio, non più “Atto Puro”, “Motore Immobile”; la sua “abissalità”

• Dio e la sua Natura dinamica

• Il Dio che diviene, che si fa persona tramite una progressiva vittoria della razionalità sull’irrazionalità, della libertà sulla necessità

• Riferimento alla “Ontologia della Libertà” di Pareyson

Filosofia Positiva o Filosofia della religione

• La critica alla “filosofia Negativa” di Hegel

• L’impossibilità, dato il “salto”, di “dedurre” razionalmente (come Hegel) l’esistenza dalla ragione; l’esistenza non può essere “dedotta”, ma “indotta”

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HEGEL

• Gli anni giovanili: la Rivoluzione francese Gli ideali di libertà

La religione (critica alla religione positiva)

Critiche alle dottrine precedenti: illuminismo (all’intelletto giudice della storia)

Kant (voler indagare la facoltà di conoscere prima di

conoscere; avere dato vita ad una filosofia del finito in cui l’essere è in antitesi col dovere essere; avere drasticamente diviso il reale e l’ideale)

Romanticismo (la filosofia in quanto scienza dell’assoluto

non può essere fondata sul sentimento) Fichte (alla cattiva infinità)

Schelling ( “la notte nera in cui……..”)

• La filosofia dell’Assoluto (filosofia come giustificazione razionale della realtà)

Inteso come realtà che diviene

• Identificazione di realtà e razionalità: la realtà si costituisce contemporaneamente al costituirsi della ragione

• Il modo di divenire dell’Assoluto: la dialettica (duplice valenza: logica e ontologica)

• La nascita in crisi del pensiero

• La possibilità di pensare in modo opportuno il rapporto fra finito e infinito

• La possibilità di pensare in modo opportuno il rapporto fra parte e totalità

• La possibilità di pensare in modo opportuno le differenze rispettandole (rif. al termine tedesco “aufheben”, cioè “eliminare trattenendo”)

• Il sistema , il farsi dell’Assoluto: 1. Idea in sé e per sé (Logica)

2. Idea fuori di sé (Natura)

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FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO (I parte)

• Significato e senso dell’opera iniziali

• Significato e senso dell’opera alla conclusione dei lavori

• Il titolo: la fenomenologia come “romanzo di formazione”

Lo Spirito, significato e prospettiva di analisi (non è possibile fare un discorso sullo spirito, ma

è solo possibile fare un discorso dello spirito)

• Eterogeneità dei contenuti ( più apparente che sostanziale)

• Caratteristiche strutturali dello Spirito:

1. Essenza / apparenza

2. Coincidenza dialettica tra spirito individuale e spirito collettivo

3. Lo spirito vive della pluralità degli altri spiriti (rif. alla prova embriologica di Haeckel) 4. Lo spirito è progettualità e memoria

FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO (II Parte)

• Figure fenomenologiche: i momenti storici del divenire dello spirito, momenti attraverso cui lo spirito passa e sembra trovare una momentanea composizione (una specie di “album fotografico” in cui lo spirito si è autoritratto in pose che rappresentano quasi un appuntamento con sé stesso)

• Le figure fenomenologiche, in quanto momenti del farsi dello spirito collettivo, sono anche le “forche caudine” attraverso cui deve passare lo spirito individuale per farsi cosciente di sé mediante la presa di coscienza del grado di sviluppo al quale è pervenuto lo spirito collettivo

I parte della fenomenologia:

1. Coscienza (attenzione verso l’oggetto)

2. Autocoscienza (attenzione verso il soggetto)

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II parte della fenomenologia: 1. Spirito

2. Religione 3. Sapere assoluto

Coscienza :

1. Sensibile (qui e ora) (la totalità è fusa nella sensibilità) 2. Percezione (altro da sé)

3. Intelletto (sintesi che apre alla tesi dell’autocoscienza)

Autocoscienza (prende sé ad oggetto di sé):

1. Servo / padrone

2. Stoicismo (libertà di pensiero, astratta) / scetticismo

3. Coscienza infelice (coscienza in crisi dinanzi la percezione dell’infinità, la coscienza è infelice perché sa di non essere la totalità, la coscienza scoprirà che la crisi va elevata a principio e quindi passerà nella Ragione, la quale sarà certa di potere trovare se stessa in tutto ciò che è)

SCIENZA DELLA LOGICA (I parte)

• Il titolo dell’opera

• Il concetto di logica e l’<<oscenità>> del termine

• “le logiche” precedenti:

1. la ricerca della definizione

2. individuazione delle procedure dimostrative

3. individuazione dei processi che regolano le procedure dimostrative

• necessità da parte di Hegel di accomunare queste definizioni

• logica e metafisica: necessità di un pensiero che produca se stesso (con le sue categorie) e non

si limiti a “mettere ordine” al pensiero considerandolo come già dato e cercando le forme coerenti del pensare

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1. alla formalizzazione

2. all’ordine che ordina e che rimane sempre da ordinare

• la logica deduttiva e la contrapposizione alla logica formale

SCIENZA DELLA LOGICA (II parte)

• Prefazione alla I edizione:

1. critica a Kant e alla “rinuncia al pensare speculativo”

2. critica all’intelletto che “determina e tiene ferme le determinazioni”

3. funzione della ragione come “negativa e dialettica” (“perché dissolve nel nulla le

determinazioni dell’intelletto; essa è positiva perché genera l’universale e in esso comprende il

particolare”)

• la logica come primo momento di un processo triadico

logica come “idea in sé e per sé”, è la pura razionalità in quanto tale prima di farsi realtà, prima

di divenire l’intelaiatura razionale del mondo “il mondo nella mente di Dio”

“la logica è la scienza dell’Idea Pura, dell’idea nell’elemento astratto del pensiero” (Enc. Par.

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il problema del “cominciamento”: “con che cosa deve incominciare la scienza?” (Scienza della

Logica – libro I) (ossia la possibilità di pensare il pensare come pura possibilità di se stesso): il “part – ire come patire”

1. il pensare e il suo assumere la crisi

• necessità di assumere un pensiero che pensi un oggetto di per sé vuoto:

Essere (l’Immediato indeterminato)

1 Essere 2. Nulla

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Essenza (il fondamento dell’Essere, la sua verità: l’Essere immediato trova la propria

fondazione in un processo di mediazione)

Concetto (il concetto è tutto, il suo movimento è l’attività universale assoluta del pensiero)

FILOSOFIA DELLO SPIRITO

Soggettivo: ripresa di temi della fenomenologia (considerando lo spirito individuale nel suo

emergere dalla Natura e nel suo porsi come libertà)

Oggettivo (spirito che si fa mondo) La filosofia del Diritto

1. Diritto astratto: l’individuo è etero diretto (il primo approccio che l’individuo ha con le leggi è

di assenso necessario e dogmatico – la volontà collettiva coincide “immediatamente” con quella individuale)

2. Moralità (la volontà soggettiva: critica al vuoto formalismo kantiano, il quale si mantiene nella

sfera dell’interiorità, dell’intenzione, e non in quella della determinazione; in Kant c’è quindi una spaccatura tra l’essere e il dovere essere)

3. Eticità (il bene esistente, la moralità sociale):

Famiglia (come primo nucleo spirituale di morale)

Società civile (scontro tra interesse diversi – sfera economico sociale)

Stato (riaffermazione dell’unità della famiglia al di là della dispersione della

società civile):

---lo stato ha una sovranità che risiede in se stesso

--- lo stato è bene universale

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--- lo stato è sovrano ma non dispotico (si deve fondare

comunque sulle Leggi, le quali sono un’esigenza spirituale, un’oggettivazione dello Spirito)

Assoluto: l’Idea raggiunge la consapevolezza della propria infinità

1. Arte 2. Religione

3. Filosofia (che è storia della filosofia, in quanto, la filosofia, come la realtà è la sua formazione storica)

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Fichte

Fichte ritiene che, per fondare il criticismo su basi solide, occorra individuare un principio assolutamente primo e incondizionato, dal quale l' intero sapere possa essere dedotto in forma sistematica. In questo modo la filosofia potrà spogliarsi del suo vecchio nome che esprime più l'amore per la scienza che il suo reale conseguimento, per diventare invece sapere assoluto, "scienza della scienza in generale" o, con un' espressione già usata da Reinhold, dottrina della scienza, il principio primo, dovendo costituire il fondamento della verità e della realtà del sapere, non può essere puramente formale. Al contrario, in esso si deve realizzare una perfetta unità di forma e di materia: la forma dev' essere immediata espressione del contenuto e, parimenti, il contenuti deve determinare immediatamente la forma. La dottrina della scienza non dipende quindi dalla logica, visto che non vi sono (come credeva Kant ) leggi generali del pensiero che valgano indipendentemente dal contenuto (come nella logica generale) o che siano condizioni della determinazione del contenuto (come nella logica trascendentale). Al contrario, la logica stessa trova il proprio fondamento nel principio assoluto: un fondamento che, a causa della natura di tale principio, non è soltanto formale, ma sostanziale. Il principio primo è la radice comune tanto della struttura logico-formale quanto del contenuto materiale del sapere. Se per Kant la logica precedeva la metafisica ed era condizione per valutarne la possibilità, nella prima fase del pensiero di Fichte si afferma il principio dell' identità tra logica e metafisica. Il principio primo non può essere un fatto (Tatsache) dell' esperienza o della coscienza empirica: un fatto è sempre condizionato da altro, sia nella forma sia nel contenuto, mentre il principio primo è assolutamente incondizionato. Dal momento che è a fondamento di ogni fatto di coscienza, nonché della possibilità della coscienza stessa, esso deve quindi essere non già un fatto, ma un atto (Tathandlung) assolutamente libero, attraverso il quale la coscienza si autodetermina, ovvero costituisce il principio di se stessa. L' intera scienza si fonda infatti, per Fichte, sull' atto di autoposizione del soggetto, attraverso il quale l' Io conferisce realtà a se stesso e, indirettamente, anche a tutto ciò che si distingue da se stesso. Tale attività del soggetto si articola in tre in tre momenti, esposti da Fichte fin dai Fondamenti dell' intera dottrina della scienza del 1794 come i tre princìpi della dottrina della scienza. Si tratta di tre momenti di un unico processo dialettico, all' interno del quale essi assolvono rispettivamente la funzione della tesi, dell' antitesi e della sintesi, cioè dell' unità di tesi e antitesi. Poiché, come si è visto, dall' atto fondamentale dipendono pure le forme del pensiero logico, Fichte stabilisce anche una stretta correlazione tra ciascun principio della dottrina della scienza e quelle che per lui sono le leggi fondamentali della logica: il principio di di identità, il principio di opposizione e il principio di ragione. Il primo principio suona : "L' io pone se stesso", cioè è causa del proprio essere. Prima di esaminare il significato di questa affermazione, bisogna premettere che il termine "Io" indica qui non il soggetto individuale, ma quello che per Kant era il soggetto trascendentale, l' Io penso. Fichte usa anche il termine egoità (Ichheit), per indicare la pura forma della soggettività, in base alle cui leggi si sviluppa deduttivamente e assolutamente a priori, in maniera

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analoga a quanto avviene nelle costruzioni matematiche, l'intero processo della conoscenza, inclusi i contenuti dell'esperienza (diversamente da come pensava Kant). Tuttavia per Fichte (diversamente da Kant) l'Io puro non é solo il fondamento della conoscenza, ma anche della morale, esaurendo così in se stesso ambo le sfere dell'attività umana. Il corrispettivo logico del primo principio della dottrina della scienza é il principio di identità (A = A), che, essendo universalmente riconosciuto come vero, può fungere come punto di partenza del discorso. Se viene applicato a una realtà diversa dall'Io (per esempio: il triangolo é triangolo), il principio di identità ha un valore esclusivamente formale e non comporta la reale esistenza (non é detto che un triangolo esista). Al contrario, qualora A = A stia per Io = Io, il principio riveste un significato sostanziale, dal momento che implica non solo l'identità dell'Io con se stesso (' Io sono Io '), ma anche l'affermazione della realtà dell'Io (' Io sono '), intesa a sua volta come l'atto con cui il soggetto, affermandosi come identico a se stesso, si 'pone' come tale ("Io sono, perchè pongo me stesso"). In altre parole: la coscienza dell'identità dell'Io con se stesso coincide con il riconoscimento dell'attività con cui l'Io pone la sua stessa realtà. Come lui stesso ammette nella Seconda introduzione alla dottrina della scienza del 1798, Fichte riconosce la possibilità di una 'intuizione intellettuale' (esclusa da Kant per ogni intelletto finito) mediante la quale il soggetto non solo conosce immediatamente se stesso, ma, visto che si tratta di un conoscere assoluto, non condizionato da alcuna forma conoscitiva, "pone" se stesso, é principio del proprio essere e delle proprie determinazioni. Il primo principio é detto tetico, in quanto nell'economia dialettica dei tre principi esso occupa la posizione della "tesi", della "posizione", del momento in cui qualcosa é affermato in modo assoluto o, appunto, "posto". Ad esso si contrappone come antitetico, in quanto espressione dell' "antitesi", cioè della "posizione contraria" o "opposizione", il secondo principio: "All'Io é opposto assolutamente un Non-io". L'io, infatti, per mezzo della stessa attività con cui pone se stesso, "oppone" a se stesso il Non-io, cioè pone una realtà che ha i caratteri opposti a quelli dell'Io, una realtà che é il contrario della soggettività e si presenta come indipendente da essa, come oggetto. Quando, per esempio, mi rappresento un tavolo, l'attività dell'Io interviene in due maniere diverse, che corrispondono ai primi due princìpi della dottrina della scienza. Da un lato, l'Io pone se stesso come autocoscienza, condizione primaria perchè qualsiasi rappresentazione, o qualsiasi altro atto di coscienza, sia possibile: in questa "posizione" di se stesso l'Io é considerato come attività infinita e incondizionata, dal momento che é il principio primo assoluto. Dall'altro lato, l'Io rappresenta a se stesso il tavolo come qualcosa di "altro" rispetto al soggetto, cioè come un oggetto determinato che, in quanto tale, limita l'infinita attività dell'Io, opponendogli qualcosa di estraneo e di contrario alla sua essenza, appunto il Non-io. La produzione del Non-io da parte dell'Io é quindi una forma di autolimitazione dell'Io, il quale pone esso stesso ciò che lo limita. L'opposizione del Non-io all'Io comporta tuttavia un serio problema. Essendo l'Io per definizione infinito, come può contrapporglisi il Non-io come alcunchè di esterno e di altro da sè? Come può l'infinito essere limitato e determinato da qualcos'altro, ancorchè posto da esso stesso? A questo problema fornisce una risposta il terzo principio, che Fichte chiama sintetico, poichè rende appunto compatibili la tesi, l'Io, e

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l'antitesi, il Non-io: "All'interno dell'Io, il Non-io oppone all'Io divisibile un Non-io divisibile". L'Io a cui il Non-io si oppone non é l'Io infinito, che sta a fondamento di ogni attività conoscitiva e pratica e che é il primo principio assoluto della dottrina della scienza, bensì gli Io divisibili, ossia gli Io individuali ed empirici in cui l'Io assoluto si rifrange. L'opposizione tra Io (finiti) e Non-io (altrettanto finiti) é quindi tutta interna all'attività dell'Io infinito: ponendo se stesso, l'Io assoluto pone anche al proprio interno, come espressione della propria attività, l'opposizione reciproca tra una pluralità di Io divisibili (le singole coscienze individuali) e una pluralità di Non-io altrettanto empirici (i singoli oggetti del mondo esterno). In questo modo ciascun individuo, se da una parte, in quanto soggetto, é partecipe dell'infinita attività creatrice dell'Io assoluto, dall'altra parte trova di fronte a sè la resistenza dei singoli Non-io, delle realtà naturali particolari, che l'Io assoluto gli oppone come limiti alla sua oggettività.

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Schelling e il travaglio romantico dell'Idealismo

1. La vita, lo sviluppo del pensiero e le opere di Schelling

Friedrich Wilhelm Joseph Schelling nacque a Leonberg, nel Württemberg, nel 1775, da un pastore protestante, che lo educò agli studi classici e biblici. Nel 1790, ad appena quindici anni, si iscrisse al seminario teologicò di Tubinga, dove strinse rapporti di amicizia col poeta Hölderlin e con Hegel, il quale, pur essendo di un lustro più anziano di lui, doveva subire da lui un influsso determinante.

Dal 1796 al 1798 Schelling studiò matematica e scienze naturali a Lipsia e a Dresda. Passò quindi a Jena, dove (ad appena ventitré anni) divenne coadiutore di Fichte nell'insegnamento universitario, e nel 1799 (a ventiquattro anni) fu nominato successore di Fichte, che, come abbiamo visto, aveva dovuto dimettersi in seguito alle complicazioni provocate dalla "polemica sull'ateismo".

"Un astro tramonta e un altro sorge", aveva detto Goethe in occasione delle dimissioni di Fichte e della successione di Schelling. E, in effetti, già l'anno dopo (1800) usciva quel Sistema dell'idealismo trascendentale, destinato a dare al nostro filosofo la massima fama e a imporlo, pur così giovane, a tutti i Romantici come un punto di riferimento. In questi anni ebbe rapporti col circolo dei Romantici capeggiato da F. Schlegel, e, soprattutto, con Carolina Schlegel, che successivamente sposò.

Nel 1803 Schelling passò ad insegnare all'Università di Würzburg. Nel 1806 fu chiamato all'Accademia delle Scienze di Monaco. Infine, nel 1841 fu chiamato dal Re di Prussia Federico Guglielmo IV all'Università di Berlino, dove ebbe fra i suoi uditori personaggi destinati a diventare illustri, fra cui Kierkegaard. Ma il successo durò molto poco. Nel 1847 interruppe i suoi corsi, e morì (quasi dimenticato) nel 1854 in Svizzera.

La parabola evolutiva del pensiero di Schelling è assai complessa. Gli studiosi si sono molto affaticati nel cercare di determinare le varie tappe di tale parabola, con esiti diversi. La divisione più ragionevole è quella che distingue i seguenti sei periodi:

È appena il caso di rilevare che la divisione non va intesa in modo rigido e che le determinazioni cronologiche sono prevalentemente indicative.

Anche il gran numero di scritti (molti dei quali pubblicati postumi) ha dato origine ad una serie di complessi problemi.

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2 Se si prescinde dai primi due lavori legati alla esegesi biblica e all'interpretazione degli antichi miti del 1792 e 1793 (composti a 17 e a 18 anni), le varie opere si possono ordinare seguendo le varie fasi sopra elencate. Ecco le più significative:

1) Sulla possibilità di una forma della filosofia in generale (1794), Sull'Io come principio della filosofia (1795), Lettere filosofiche sul dogmatismo e sul criticismo (1795) .

2) Idee per una filosofia della natura (1797), Sull'anima del mondo (1798), Primo abbozzo di un sistema della filosofia della natura (1799).

3) Sistema dell'idealismo trascendentale (1800).

4) Esposizione del mio sistema (1801), Bruno o il principio naturale e divino delle cose (1802), Filosofia dell'arte (1802- 1803), Lezioni sul metodo dello studio accademico (1803).

5) Filosofia e religione (1804), Ricerche filosofiche sull'essenza della libertà (1809), Lezioni di Stoccarda (1810).

6) Introduzione alla filosofia della mitologia, Filosofia della mitologia, Filosofia della Rivelazione, che sono sostanzialmente i corsi tenuti a Berlino e pubblicati postumi.

2. Gli inizi fichtiani del pensiero schellinghiano e i nuovi fermenti (1795-1796)

Il primo pensiero schellinghiano agita ancora problemi collegati ai dibattiti suscitati dalle difficoltà e dalle aporie inerenti alla kantiana "cosa in sé", che, peraltro, egli ritiene sostanzialmente risolti e superati dalla filosofia di Fichte. Si comprende, pertanto, come la prima (e precocissima) produzione del nostro filosofo (fra i diciannove e i ventun anni) costituisca sostanzialmente un tentativo di impossessarsi dell'Idealismo fichtiano e di ripensarne i motivi di fondo. I sedicenti Kantiani, secondo Schelling, sono fuori strada, perché la dottrina di Fichte è davvero (come sostiene il suo autore) la "vera" dottrina kantiana, svolta in maniera coerente e consapevole, e le sue conclusioni segnano una tappa decisiva: bisogna cercare nella sfera del Soggetto ciò che prima si era cercato nella sfera del mondo esterno e dell'oggetto.

Tuttavia, per quanto questi concetti siano espressi con terminologia e con un giro di pensiero fichtiani, fanno già capolino nuove esigenze, che permettono di presentire in quale direzione Schelling si muoverà.

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