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Geogragia turistica

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Academic year: 2020

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I.T.S.E. TURISMO

APPUNTI GEOGRAFIA TURISTICA

V ANNO

- Definizione di Turismo

- Turismo Interno Nazionale e Internazionale

- Il Turismo Responsabile e Sostenibile

- Strutture Ricettive

- Flussi e Spazi Turistici

- Nord e Sud del Mondo

- Il Clima

- Africa del Nord

- Asia Occidentale

- Asia Meridionale e Sud Orientale

- Cina

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DEFINIZIONE DI TURISMO

Il turismo è l’insieme delle attività svolte da chiunque si allontani temporaneamente dal proprio ambiente normale per una molteplicità di scopi diversi da quello dello svolgimento di un’attività remunerata e ha cinque caratteristiche:

1) il turismo nasce da un movimento di persone verso varie destinazioni e dal loro soffermarsi in esse;

2) in ogni tipo di turismo vi sono due elementi fondamentali, e cioè il viaggio verso la destinazione e il soffermarsi in essa per svolgervi delle attività;

3) il viaggio e il soffermarsi si realizzano al di fuori dei luoghi normali di residenza e di lavoro, generando attività che sono diverse e distinguibili da quelle delle popolazioni che risiedono o che lavorano nei luoghi attraverso i quali i turisti viaggiano o nei quali si soffermano;

4) il movimento verso la destinazione è breve, temporaneo e legato all’intenzione di ritornare entro pochi giorni, settimane o mesi;

5) le destinazioni sono visitate per scopi diversi da quello di prendervi residenza permanente o di dedicarsi a un’occupazione remunerata. Questo è un concetto definito con due caratteristiche oggettive, spazio (dall’ambiente quotidiano all’ambiente altro) e tempo (durata e limiti dello spostamento), e una caratteristica soggettiva, la motivazione (perché si fa turismo). La risoluzione di Ottawa del 1991 specifica il significato di “turismo domestico”, delinea il quadro completo dei concetti inerenti le diverse articolazioni di turismo ed evidenzia il ruolo dell’escursionismo, oltre a definire il turismo come l’insieme delle attività svolte da chiunque si sposta al di fuori del proprio ambiente abituale per un periodo di tempo inferiore rispetto a una specifica durata e avendo come motivo principale tutt’altro che l’esercizio di un’attività remunerata nella località di destinazione, con 3 criteri fondamentali: lo spostamento al di fuori del luogo di residenza (misurabile sulla minima distanza percorsa, sulla minima durata dell’assenza, sul tempo minimo speso per il viaggio e sul minimo cambiamento di luogo), la permanenza nel luogo visitato inferiore a una specifica durata, lo scopo del viaggio (motivi di piacere, motivi professionali non lavorativi, altri motivi).

Fasi storiche del turismo

Possiamo individuare quattro fasi dello sviluppo turistico:

• il prototurismo, dall'antichità fino all'epoca del Gran Tour. Il turismo riguarda soprattutto le classi benestanti; si viaggia per partecipare ad eventi sportivi, pellegrinaggi, per motivi di studio; non esiste il turismo come momento di

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svago; mancano strutture specializzate; il turismo ha una scarsa importanza da un punto di vista economico;

• il turismo moderno che inizia con il Gran Tour e continua fino agli anni '40. Il turismo inizia a riguardare anche i ceti medi; si diffonde il turismo balneare, montano e termale; nascono le prime strutture ricettive; il turismo inizia ad avere importanza da un punto di vista economico;

• il turismo di massa che inizia negli anni '60 e prosegue fino ai primi anni '90 e che inizia a riguardare tutti i ceti sociali;

• il turismo globale, dai primi anni '90 ad oggi.

Il turismo moderno

Il turismo moderno nasce intorno al 1600. Forme di turismo esistevano anche prima di tale periodo. Nell'antica Grecia i viaggi erano legati soprattutto alla partecipazione ad eventi sportivi o a motivi religiosi.

Con l'impero Romano i viaggiatori aumentarono grazie alla costruzione di numerose vie di comunicazione. Sorsero, in questo periodo, le prime strutture destinate ad offrire ai viaggiatori vitto e alloggio. Esse prendevano il nome di stationes.

Il turismo, però, rimaneva un fenomeno limitato alle famiglie aristocratiche che potevano permettersi di passare lunghi periodi di tempo nelle zone di campagna o in località balneari.

Nel Medioevo iniziarono i pellegrinaggi religiosi di gente che, muovendosi a piedi, si dirigeva in località dove si trovavano dei famosi santuari, come Roma, Gerusalemme e Santiago di Compostela.

Nel Rinascimento, il miglioramento delle condizioni sociali, favorì il fenomeno del turismo. I motivi che spingevano a viaggiare, però, erano diversi: si trattava soprattutto di ragioni commerciali. Infatti, questa fu l'epoca della conquista di nuove terre e del desiderio di nuovi avventurosi viaggi.

Proprio in questo periodo nacquero le prime strutture alberghiere che fornivano alloggio ai mercanti.

IL TURISMO IN BREVE

Gli albori

Il turismo così come lo conosciamo adesso è, come è facile intuire, un fenomeno molto diverso da come poteva esserlo anche solo all’inizio del secolo scorso. Spostandoci molto in là nel tempo è difficile poter parlare di turismo in senso stretto, ma è possibile trovare concetti come la “villeggiatura” già presso i romani (le villae Romane, le terme), ricordiamo anche che i feriari (l’essere in ferie) e i rusticari

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(trasferirsi in campagna per qualche tempo) erano parte integrante della vita sociale di quell’epoca.

Una forma seppur ancora primordiale di turismo è presente nel II secolo a.C. con lo svilupparsi di un movimento turistico che possiamo definire culturale, quando i paesi Orientali e la Grecia in particolare divennero una meta di una vera e propria corrente turistica alimentata da letterati, artisti e uomini politici. Molto probabilmente, però, la prima vera forma di turismo è stato il turismo religioso, in particolar modo il turismo religioso cristiano. La prima grande meta di questi pellegrinaggi fu Gerusalemme che divenne molto diffusa a partire dal IV secolo in seguito alla cessazione delle persecuzioni divenendo il cristianesimo la religione degli imperatori.

Inizialmente furono viaggi intrapresi da uomini con una grande spiritualità, in seguito iniziarono ad essere intrapresi anche da aristocratici e semplici fedeli. Ma è con là perdita di Gerusalemme da parte dei crociati che questa meta di pellegrinaggio ebbe un arresto, poichè divenne troppo pericolosa da raggiungere e bisognerà aspettare almeno fino al XIX secolo perchè questi pellegrinaggi ritornino a toccarla in maniera rilevante.

Sempre nel IV secolo iniziarono anche i pellegrinaggi verso Roma e nel X secolo si afferma la terza meta più importante per i pellegrinaggi: Santiago di Campostela. Tra il XI e il XII secolo il pellegrinaggio diventa ancora più diffuso; è nel medioevo che il pellegrinaggio diviene parte integrante della società stessa, che coesiste e si amalgama con il mondo teologico, divenendo fonte di prestigio sociale o anche un modo per purificarsi dai peccati commessi (pellegrinaggio penitenziale). Un passaggio cruciale in questo periodo è stato il Giubileo (il primo nel 1300), evento che attirò tantissimi credenti , e non solo, e che ha continuato ad attirarne anche nei giubilei successivi (l’ultimo nel 2000, ma qui è ovviamente un’altra epoca del turismo).

Bisogna attendere il Quattrocento perchè si verifichi un importante cambiamento: la rivoluzione culturale. E’ da questo periodo che le trasformazioni culturali, che portarono prima all’umanesimo e poi al rinascimento, consentirono all’arte, alla cultura e alla scienza di acquisire una nuovo ruolo; un ruolo di guida e di espressione dell’individuo che entrarono ben presto nella vita degli aristocratici. La conseguenza di questo, per ciò che riguarda il turismo, fù che gli itnerari turistici si allontanarono sempre di più dai luoghi sacri per arrivare alle città d’arte dell’Europa centrale e del Mediterraneo.

Da questo momento il turismo si trasforma: dal turismo religioso si arriva al turismo culturale. Si tratta ancora di un turismo d’elite, a cui solo gli aristocratici potevano accedere.

Un esempio lampante è il “Grand Tour”(nato in Gran Bretagna e poi estesosi al resto d’Europa), lunghi viaggi intrapresi da giovani rampolli verso le città d’arte d’Europa, tra le quali, immancabilmente, figurava anche l’Italia, considerata “Progredita e Creatrice”(anche nel corso del ‘700, epoca in cui l’Italia iniziò ad essere giudicata in

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ritardo per ciò che concerne lo sviluppo economico e sociale, essa continuò ad essere una meta preferita dai grandtouristi).

Un viaggio alla scoperta della cultura, ma anche del piacere e del relax. Col passare dei secoli questi spostamenti divennero sempre più piacevoli e relativamente veloci, grazie allo sviluppo dei trasporti, come le ferrovie nell’800 ad esempio, che consentì di modificare gli itinerari, addentrandosi in territori sempre più lontani. Difatti, da questo momento, sempre più spesso questi lunghi viaggi si prolungarono verso paesi esotici ed in particolare in India (ma poi anche Australia, Sud Africa, Sri-Lanka…).

Turismo Moderno

Il primo esempio di turismo moderno è quello termale, iniziato in Gran Bretagna già nel Seicento, ma che si sviluppò maggiormente alla fine del Settecento-inizio Ottocento.

Le terme non sono proprio una novità, sappiamo che queste erano già parte della società romana, ma in questo periodo tornarono di nuovo alla ribalta. La vera novità è il modo in cui si sviluppa tutto ciò che è attorno all’attrattiva principale, cioè alle terme. Non è solo il centro termale il centro in cui inizia e finisce la permanenza, ma è anche tutto ciò che lo circonda, ovvero la città.

Si sviluppano centri specializzati nel ricevere e far divertire i turisti, quindi strutture ricreative come i teatri, ristoranti, caffè e altro ancora (un esempio di città che ebbe un grande successo in Gran Bretagna, grazie anche alla sua relativa vicinanza a Londra, è Bath). Di particolare importanza è stato anche il turismo balneare che ebbe il suo massimo sviluppo nel corso dell’Ottocento, con lo sviluppo di località balneari e strutture dedicate.

Di pari passo, sviluppandosi sempre di più il trasporto ferroviaro e di centri anche meno costosi, il turismo iniziò a non essere più un fenomeno solo d’elite ma a aperto a molte persone anche non aristocratiche, in particolare al ceto medio (banchieri, commercianti, impiegati) e addirittura alcuni centri divennero fonte di domanda da parte della classe lavoratrice (di cui la prima città che attirò questo tipo di utenza fu Blackpool).

Una prima forma di turismo di massa la abbiamo dunque alla fine dell’Ottocento in Gran Bretagna. Nel corso dell’Ottocento, in particolare nel 1841, fu organizzato quello che poi verrà ricordato come il primo viaggio organizzato (nell’accezione moderna del termine) della storia del turismo.

L’ideatore e l’organizzatore di quest’evento è stato Thomas Cook, un imprenditore inglese che ha creato la prima agenzia di viaggio, che prenderà il nome di “Thomas Cook Group”. Egli è da considerarsi il pioniere dei viaggi organizzati. Grazie allo sviluppo sempre più efficiente delle linee ferroviarie Cook organizzò un viaggio dalla località di Leicester fino a Loughborough al costo di uno scellino per persona compreso il biglietto ed il pasto. Il viaggio coprì una distanza di 11 miglia e

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vi parteciparono 570 persone. In seguito a questo evento, Thomas Cook organizzò in seguito molti altri viaggi organizzati, dei veri e propri pacchetti turistici, estendendosi ben presto in tutta Europa e più avanti nel tempo anche verso paesi esotici.

Di Massa

Lo sviluppo del turismo che stava iniziando ad avvicinarsi al turismo dei nostri giorni (le principali forme di turismo attuale erano ormai già presenti) troverà, in Europa, un forzato arresto a causa del primo conflitto mondiale e, a seguire, del Secondo. Va sottolineato che questo arresto si è verificato in Europa, poichè in America di turismo di massa si può già parlare negli anni Venti e Trenta quando, grazie alla nascita delle ferie retribuite e allo sviluppo dell’automobile, si sviluppa una forte forma di turismo interno(l’American outdoor), sia verso aree rurali che verso aree costiere.

Ma è nel secondo dopoguerra, merito di una generale stabilità creatasi in campo internazionale e all’avvento del cosiddetto periodo d’oro e quindi al rapido sviluppo economico, che in Europa si afferma il turismo di massa così come è noto ai nostri giorni.

Da questo momento tutte le altre guerre che scoppiarono in diverse parti del mondo restarono confinate in spazi precisi ed inoltre anche alcuni paesi meno avanzati diventano fonte di domanda e di offerta dei servizi turistici. Importantissimo è stato anche l’emergere di alcuni paesi asiatici come centri generatori di domanda, primo fra tutti il Giappone (negli anni Novanta ha conquistato un posto di primo piano, secondo solo a Stati Uniti e Germania, nella classifica delle uscite valutarie per il turismo).

Il grande aumento di flussi turistici è quindi alla base del fenomeno del turismo di massa.

Possiamo dire che il turismo di massa è una nozione essenzialmente quantitativa, basata sulla proporzione di popolazione che fa turismo o sulla dimensione dell’attività turistica (Cit. J.Burkart e R.Medlik “Tourism:Past, Present and Future.”). Lo sviluppo economico insieme a quello tecnologico e alle condizioni sempre migliori di lavoro, con possibilità anche di più tempo libero, sono state determinanti per l’enorme sviluppo di questo settore.

Ai nostri giorni è possibile acquistare un biglietto aereo, effettuare una prenotazione presso una struttura ricettiva o addirittura un intera vacanza organizzata direttamente da casa tramite internet o recandosi presso un’agenzia di viaggio. I costi sono diventati sempre più irrisori permettendo quasi a tutti di viaggiare anche verso mete che un tempo sarebbero state impensabili e soprattutto in tempi sempre più brevi.

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TURISMO INTERNO NAZIONALE E INTERNAZIONALE

Il turismo interno è composto da turismo domestico e turismo in entrata, descrive i flussi turistici, residenti e non residenti, che interessano un Paese, comprende sia i consumi turistici dei residenti che i consumi dei visitatori stranieri; il turismo nazionale descrive i flussi turistici generati dai residenti in un Paese, indipendentemente dalla località di destinazione, sia essa nel Paese o all’estero), distinguendo la spesa effettuata nel proprio Paese da quella sostenuta all’estero; il turismo internazionale è formato da turismo in entrata e turismo in uscita e quantifica gli interscambi turistici che interessano due o più Paesi, misurando la bilancia turistica e registrandone il ruolo in funzione del riequilibrio della bilancia dei pagamenti.

Tipologie di turismo

Turismo residenziale: spostamenti per vacanza in appartamenti o residence in affitto o di proprietà.

Turismo enogastronomico: il gastronauta dà rilevanza centrale all'aspetto gastronomico, il foodtrotter al complesso di servizi + la gastronomia.

Turismo rurale: agriturismi, camping, taverne, osterie, escursionismo.

Ecoturismo: termine coniato dall'OMT. Viaggiare in aree incontaminate promuovendo la conservazione, coinvolgimento attivo delle popolazioni locali, ecc.. (nascita: 1970-80).

Ecomusei: accolgono tutto il patrimonio culturale, territoriale, ecc e non solo il "frammento".enormi consumi di carburante

Impatto del turismo sull’economia

Il turismo è un valore aggiunto importante all’economia di una città, di una regione e quindi di tutto un Paese. Di conseguenza lo sviluppo di questo settore può essere determinante al miglioramento delle condizioni esistenti in un luogo. Ma, come già spesso sottolineato, non è solo un fattore economico, ma molto di più. Non a caso esso viene studiato sotto più punti di vista (economico, sociale, geografico, psicologico ecc.).

Diciamo subito una cosa: non esiste Paese al mondo che non abbia un potenziale turistico. Com’è ben noto il turismo può essere di tipo culturale, eno-gastronomico, sportivo, di divertimento, naturale, congressuale e via dicendo. Inoltre può essere ulteriormente promosso anche da eventi, festival, spettacoli, fiere; insomma vi sono tanti motivi per fare turismo e tanti modi per promuoverlo. Vi sono poi anche casi in cui il turismo è stato completamente creato grazie ad attrazioni artificiali, come ad

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esempio è ciò che è stato fatto a Las Vegas. E’ quindi chiaro che lo sviluppo del Turismo è praticamente possibile ovunque. Partendo dal punto di vista Economico il Turismo gioca un ruolo importante nel contribuire alla crescita economica, creare posti di lavoro, aumentare la produttività e il reddito.

Inoltre esso è un punto chiave anche nella questione diversificazione.

Per diversificazione si intende la presenza di più beni e/o servizi prodotti e offerti. La diversificazione è molto importante in quanto permette di ampliare la propria economia. Per rendere più chiaro il concetto facciamo un esempio: Se abbiamo un Paese X che vive esclusivamente di agricoltura, esso si troverà in enorme difficoltà nel caso in cui in un anno, a causa di qualche motivo come condizioni meteo particolarmente sfavorevoli, la produzione calasse in modo rilevante. Ma se questo Paese producesse anche altri prodotti o servizi, riuscirebbe sicuramente a resistere meglio, pur avendo ricevuto un duro colpo. Possiamo anche prendere come esempio l’immagine presente all’inizio di questo post: immaginiamo che ogni sfera sia un settore dell’economia. Se una di queste sfere scivola via, ne restano comunque tutte le altre. Ma se invece di tante sfere ve ne fosse solamente una e questa scivolasse via, non ne rimarrebbe nessuna. Ogni sfera aggiunta contribuisce alla diversificazione. Va da sè che più l’economia è diversificata e più il sistema risulta essere, almeno in parte, “protetto”. Il turismo quindi può contribuire, a volte in modo importante, alla diversificazione. Questo concetto può poi anche estendersi al settore turistico stesso, ossia diversificando a sua volta i servizi e sviluppando più forme di turismo nello stesso Paese. Andando ancora più in profondità a sua volta le stesse strutture ricettive, ad esempio, possono attuare strategie di diversificazione dei loro servizi.

Perchè il turismo genera benefici?

I turisti spendono il loro denaro in una grande varietà di beni e servizi e quindi per trasporti, alloggi, divertimenti, musei, vitto e altri ancora: si tratta di entrate che, se non vi fosse il turismo, non si verificherebbero. Vi sono diverse analisi per valutare il turismo in questi termini:

Analisi degli impatti economici:

Sono delle analisi sui flussi di spesa connessi all’attività turistica al fine di indentificare i cambiamenti nelle vendite, nelle entrate fiscali, reddito e posti di lavoro in una regione. Possono essere utilizzate diverse metodologie come analisi input-output, modelli economici, moltiplicatore ( approfondimento più avanti), e analisi di altri dati.

Analisi di impatto fiscale:

Mette in relazione le entrate governative, sotto forma di tasse, imposte dirette e altre forme legate al turismo, e i costi necessari al sostentamento di servizi e infrastrutture e le stime dei ricavi e dei costi degli enti locali che esplicano questi servizi.

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Serve per avere una stima sul tipo e sul numero dei visitatori.

Analisi dei Costi-benefici:

Questo modello serve per indicare le politica più corretta da seguire, o meglio, la più efficiente in prospettiva di un aumento del benessere sociale, tenendo conto sia dei valori monetari che quelli non-monetari. Ciò sta a significare che non si valutano solo i flussi finanziari, ma i costi e i benefici in senso lato, relativi a tutta la collettività. In tale situazione si cerca di valutare in termini monetari tutti gli svantaggi (costi) e tutti i vantaggi (benefici) che l’investimento arreca alla popolazione interessata.

Valutazione Impatto Ambientale:

Un valutazione di impatto ambientale cerca di prevedere l’impatto di una determinata azione sull’ambiente, compresi i cambiamenti sociali, culturali, economici ed anche su sistemi biologici, fisici ed ecologici.

Và anche detto che spesso le analisi dell’impatto economico forniscono prospettive unilaterali sugli impatti del turismo, tendendo a sottolineare i benefici che questo apporta o apporterà. Dall’altro lato le analisi ambientali, sociali e culturali tenderanno a concentrarsi di più sugli aspetti negativi.

Lo studio degli Impatti economici servono soprattutto per avere dei dati, e quindi per:

– scoprire come i turisti spendono.

– determinare gli impatti del turismo sulle vendite delle imprese locali.

– scoprire quanto reddito genera il turismo per le famiglie dell’area di riferimento e per le imprese.

– misurare il numero di posti di lavoro sostenuti dall’industria del turismo. – calcolare l’importo delle entrate fiscali generate dal turismo.

Il turismo ha una varietà di impatti economici. I Turisti contribuiscono alle vendite, ai profitti, alla creazione di posti di lavoro, alle entrate fiscali e al reddito di una destinazione. Alcuni settori del turismo, come alloggi, ristorazione, trasporti, divertimenti e il commercio al dettaglio possono essere considerati primari, pochè sono direttamente colpiti dal turismo, mentre la maggior parte degli altri settori sono colpiti da effetti secondari.

Principalmente gli impatti economici sono definiti da:

- effetti diretti, indiretti e indotti. - dispersione della spesa

- effetti di spiazzamento e costi-opportunità.

Effetti Diretti, Indiretti e Indotti

La spesa turistica ha un effetto a catena, nel senso che il suo effetto si propaga dal settore turistico al resto dell’economia. Si parla di effetto diretto quando si prendono

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in considerazione quelle aziende che ricevono direttamente la spesa turistica. Come già sottolineato precedentemente stiamo parlando di ristoranti, alberghi etc…Nello specifico il valore dell’effetto diretto è dato dal valore della spesa turistica meno il valore delle importazioni necessarie a fornire quei beni e/o servizi. Ad esempio, un aumento del numero di turisti che pernottano negli hotel aumentarà le vendite in questo settore (effetto diretto). A loro volta, però, queste aziende dovranno rivogersi ad altre aziende per il funzionamento dell’attività stessa. E quindi un’impresa turistica dovrà rivolgersi a costruttori ( ad esempio un Hotel avrà bisogno di interventi allo stabile, riparazioni o costruzione totale), avvocati, commercialisti, fornitori di cibo e bevande, energia elettrica e via discorrendo, i quali, a loro volta, si rivolgeranno ad altri fornitori continuando il processo.

Questo giro di spesa viene chiamato effetto indiretto. Per essere più chiari: gli effetti indiretti sono i cambiamenti di produzione derivanti dai vari cicli di ri-spesa delle entrate del settore turistico nelle industrie collegate ad esse (ad esempio industrie fornitrici di prodotti e servizi per alberghi). Cambiamenti di vendite, posti di lavoro e di reddito nel settore della fornitura e pulizia di biancheria, per esempio, rappresentano gli effetti indiretti di cambiamenti nelle vendite negli hotel. Inoltre grazie ai giri di spesa diretti ed indiretti, si avrà un accumulo di reddito per i residenti locali, sotto forma di rendite, salari, interessi e profitti che rappresentano gli effetti indotti.

La somma di tutti e tre gli effetti andrà a determinare l’impatto economico del turismo in una destinazione.

Un cambiamento della spesa turistica può, quindi, interessare praticamente ogni settore dell’economia a causa degli effetti appena descritti.

Dispersione della spesa

Vi sono, però, anche alcuni altri fattori da considerare. Ad esempio se per il soddisfacimento della domanda turistica vi è bisogno di altro personale, potrebbe verificarsi una “migrazione” di lavoratori da un settore ad un altro, il che può portare al rischio, sopratutto in caso di scarsa occupazione, di abbandono di alcuni altri settori, come agricoltura, pesca o altro a favore dello sviluppo dell’attività turistica oltre che al potenziale spostamento di individui da zone rurali, che perdono lavoratori, a zone urbane che divengono soggette a pressioni aggiuntive poichè devono soddisfare un maggior numero di residenti ( e quindi maggiori infrastrutture pubbliche). Vi sono quindi dei costi-opportunità da valutare attentamente. Inoltre si può verificare il fenomeno di dispersione: ciò si verifica quando si necessita di personale specializzato non presente nella popolazione locale. In questo caso probabilmente sarà necessario importare professionisti non residenti nella destinazione con conseguente dispersione di reddito, poichè questi potranno trasferire reddito nel loro Paese.

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Effetto di spiazzamento

Un altro effetto è il cosiddetto effetto di spiazzamento, ossia quando si verifica lo sviluppo di un’attività a discapito di un’altra attività. Se in una data destinazione vi è una struttura ricettiva che risponde e soddisfa tutta la domanda, creare un’altra struttura avrà l’effetto di ridurre le vendite nella prima struttura senza che si verifichi un aumento della domanda.

Il moltiplicatore

Il moltiplicatore si basa sul concetto che un’impresa, per operare e vendere i propri prodotti, deve effettuare acquisti da altre imprese operanti nell’economia locale. Queste imprese, o anche fornitori, a loro volta necessitano di acquisti da altre imprese e così via. Si basa quindi sul principio di interdipendenza. Come già scritto precedentemente, una variazione della spesa turistica determinerà una variazione dei livelli di produzione di un’economia, dei redditi, dell’occupazione, delle entrate pubbliche. Il moltiplicatore è il rapporto di due variazioni: variazione di una variabile economica come ad esempio il livello del reddito e la variazione della spesa turistica. Ci sarà quindi un valore per cui si deve moltiplicare la variazione iniziale della spesa turistica per stimare la variazione totale del livello del reddito (nel caso del reddito). Vi sono diversi tipi di moltiplicatore (del reddito, produzione, entrate pubbliche,vendite, occupazione) e metodologie e la loro interpretazione, spesso, ha creato non poca confusione.

Gli approcci metodologici, dei quali non riporto i dettagli, sono fondamentalmente quattro:

–modelli della teoria di base, –moltiplicatore keynesiano –modelli ad hoc

–analisi input-output

Il turismo quindi può apportare molti benefici se correttamente sviluppato, può portare valuta pregiata, occupazione, reddito, investimenti e permette una diversificazione dell’economia. Oltre agi aspetti economici esso implica anche impatti sociali e culturali che possono essere sia positivi che negativi.

Il tutto dovrebbe poi essere attentamente sviluppato con criteri di sostenibilità per permettere la fruizione di una destinazione senza comprometterne l’ambiente nel suo complesso.

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IL TURISMO RESPONSABILE

Il turismo responsabile è il turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture. Il turismo responsabile riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio. Opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori. Nella pratica, questa affermazione si traduce nella tendenza degli operatori turistici sensibili ai temi della responsabilità sociale d’impresa, della sostenibilità ambientale, della equità di genere e alle buone pratiche in generale, a fare molta attenzione a che il turismo responsabile sia ideato, realizzato e complessivamente gestito in maniera tale da non generare dei fenomeni di iniquità sociale ed economica, soprattutto a danno delle popolazioni delle regioni ospitanti il turismo stesso.

Questo significa che tutti gli “attori” di una esperienza di Turismo Responsabile, e quindi “il turista”, l’”organizzatore” e la comunità locale ospitante devono essere consapevoli (e qualora non lo siano tutti noi dovremo operare affinché lo diventino) di essere ognuno, per ciò che lo riguarda, coinvolto in un rapporto che non deve essere “focalizzato” sulle esigenze solamente dell’uno o dell’altro, o nel quale le esigenze dell’uno prevalgono su quello dell’altro…bensì in una dinamica complessa in cui tutti devono rispettare, preservare (ed a volte ideare ex novo) gli equilibri funzionali ad una sana, sostenibile e redditizia sopravvivenza degli altri protagonisti dell’esperienza turistica.

E’ oramai chiaro a tutti gli operatori di settore che non esiste una sola definizione di Turismo Responsabile, e che è non possibile (o meglio, non sarebbe ragionevole) dare una spiegazione accettabile di questa pratica identificandola (o peggio sovrapponendola), di volta in volta, con altre pratiche che, invece, ne sono solo accezioni o specificazioni, ovvero: “turismo consapevole”, “ecoturismo”, “turismo culturale”, “turismo comunitario”, “turismo sostenibile”, “turismo equo-solidale”. Il Turismo Responsabile, in realtà, può essere attuato attraverso la “somma” di queste pratiche, o attraverso la scelta di realizzare viaggi che si ispirino anche solo ad una di esse, che però sia correttamente esercitata e non entri in conflitto con le altre.

Ad ognuna di queste pratiche, infatti, si deve riconoscere la dignità di specificazione del “turismo responsabile”, ma al tempo stesso nessuna di esse, se vuole tradursi in un esempio autentico di turismo responsabile, può pretendere di non avere riguardo e rispetto delle implicazioni che sono sottese e che discendono dalle conseguenze altre. In pratica…è sicuramente una buona pratica quella dell’Ecoturismo attuato nel rispetto dell’ecosistema all’interno del quale si svolge il viaggio, ma se questa si riducesse solo al rispetto dell’ambiente e non contenesse in se stessa anche gli elementi basilari del rispetto dell’elemento umano e sociale che compartecipa alla sua attuazione (ad esempio quindi trascurasse di verificare e pretendere il rispetto dei

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diritti dei lavoratori coinvolti nella realizzazione del pacchetto eco-turistico), non sarebbe un autentico esempio di turismo responsabile….ma piuttosto rischierebbe di divenire una pratica ingannevole che “nasconde” i propri vizi celebrando solo “alcune” sue virtù.

La base del cambiamento, dunque, è costituita dal territorio per il territorio. Uno sviluppo che si definisce sostenibile perchè è in grado di soddisfare i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano soddisfare i propri: garantendo uguali possibilità per le generazioni attuali e quelle future (equità), preservando qualità e quantità delle risorse naturali (integrità) e con l'impegno di tutti (responsabilità); creando condizioni per uno sviluppo durevole, coerentemente con le esigenze sociali ed economiche e con la capacità reattiva dell'ambiente; agendo attraverso un coinvolgimento allargato in modo da ottenere giustizia sociale, sviluppo economico e tutela dell'ambiente e della salute. pur non avendo una vera e propria certificazione, il turismo responsabile si articola ad alcuni principi fondamentali

la sensibilizzazione dei viaggiatori (preparazione al viaggio, questionario postviaggio)

la possibilità di contatto con la popolazione locale nel corso dei viaggi proposti (incontri, attività culturali, alloggio in famiglia)

attenzione alle problematiche ambientali (sensibilizzazione dei viaggiatori, gestione dei rifiuti, gestione delle risorse)

il coinvolgimento in uno o più progetti di sviluppo locale

le ricadute economiche locali (scelta di fornitori locali, sistemi di pagamento…)

La terminologia del turismo è estremamente variegata. Per i neofiti, si potrebbe semplificare in questo modo, in modo da permettere loro di dare una dimestichezza maggiore per iniziare a conoscere questo modo di viaggiare.

In Italia, il concetto di "responsabilità" è stato scelto per distinguere "l'altro turismo", frutto della particolare congiuntura nella quale nasce e si sviluppa la critica del turismo nel paese. Innanzitutto, sono due le differenze sostanziali rispetto alle esperienze del Nord Europa precedenti a quella italiana:

il fatto che il terzo settore italiano, già dagli anni '80, promuovesse viaggi di conoscenza e solidarietà con le comunità del Sud del mondo

il fatto che i principi che andavano man mano definendo la "via italiana"alla sostenibilità turistica fossero applicabili (e quindi promossi) sull'intero comparto turistico

Durante il dibattito precedente alla definizione del 2005, sono due i concetti attorno ai quali si è dibattuto: "consapevolezza" e "responsabilità"; il terzo elemento fui poi quello della "sostenibilità", all'epoca (metà degli anni '90) ancora riferito soltanto alla dimensione ambientale, ma che nel corso degli anni si è estesa anche alla dimensione culturale ed economica. La scelta, come si vede dalla definizione del 2005, ricadrà sul concetto di "responsabilità", in quanto il concetto di consapevolezza non era sufficiente per un miglioramento del turismo: si può essere consapevoli, ma non per

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questo responsabili.adotta la definizione: "Il turismo responsabile è il turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell'ambiente e delle culture. Il turismo responsabile riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista nello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio. Opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori.”

Esiste quindi un modo di viaggiare la cui prima caratteristica è la consapevolezza: di sé e delle proprie azioni; un viaggiare etico che va incontro ai paesi di destinazione, alla gente, alla natura con rispetto e disponibilità; un viaggiare consapevole che sceglie di non avallare distruzione e sfruttamento, ma si fa portatore di principi universali: equità, sostenibilità e tolleranza.

IL TURISMO SOSTENIBILE

Si riferisce al trittico dello sviluppo sostenibile:

tollerabile a lungo termine dal punto di vista ecologico realizzabile sul piano economico

equo sul piano economico e sociale per le popolazioni locali

questa definizione è molto generale e applicabile a qualsiasi forma di turismo, in Italia o all'estero, nei paesi del sud o del nord .

Il principio di turismo sostenibile è stato definito nel 1988 dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT): “Le attività turistiche sono sostenibili quando si sviluppano in modo tale da mantenersi vitali in un’area turistica per un tempo illimitato, non alterano l’ambiente (naturale, sociale ed artistico) e non ostacolano o inibiscono lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche”.

Il concetto si rifà alla definizione più generale di sviluppo sostenibile data dalla WCED (World Commission on Environment and Development) nel Rapporto Brundtland nel 1987: ”Lo sviluppo sostenibile è lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri”.

Altre definizioni di turismo sostenibile

“Lo sviluppo turistico sostenibile soddisfa le esigenze attuali dei turisti e delle regioni di accoglienza, tutelando nel contempo e migliorando le prospettive per il futuro. Esso deve integrare la gestione di tutte le risorse in modo tale che le esigenze economiche, sociali ed estetiche possano essere soddisfatte, mantenendo allo stesso tempo l’integrità culturale, i processi ecologici essenziali, la diversità biologica e i sistemi viventi”.

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World Tourism & Travel Council Organizzazione Mondiale del Turismo/Consiglio della Terra, 1996 “Il turismo sostenibile è un turismo, con associate infrastrutture che, ora e nel futuro:

opera entro le capacità naturali per la rigenerazione e la produttività futura delle risorse naturali;

riconosce il contributo all’esperienza turistica di popolazioni, comunità, costumi e stili di vita;

accetta che le popolazioni debbano avere un’equa distribuzione dei benefici economici del turismo;

è guidato dalle aspirazioni delle popolazioni locali e delle comunità dell’area ospite”

W.W.F. “Un turismo capace di durare nel tempo mantenendo i suoi valori quali-quantitativi. Cioè suscettibile di far coincidere, nel breve e nel lungo periodo, le aspettative dei residenti con quelle dei turisti senza diminuire il livello qualitativo dell’esperienza turistica e senza danneggiare i valori ambientali del territorio interessato dal fenomeno”.

Le caratteristiche principali del turismo sostenibile:

DUREVOLE: non si basa sulla crescita a breve termine della domanda ma sugli effetti a mediolungo termine del modello turistico adottato, cercando di mettere in armonia la crescita economica e la conservazione dell’ambiente e dell’identità locale, fattori che costituiscono il principio attivo dello sviluppo turistico nel tempo.

DIMENSIONATO E RISPETTOSO DELL’AMBIENTE: dimensionato nel tempo, per ridurre gli effetti legati alla stagionalità, e nello spazio, individuando la capacità d’accoglienza del territorio e limitando l’affluenza dei turisti in funzione delle caratteristiche fisiche dei luoghi. Si definisce così una soglia dei visitatori atta a garantire la conservazione degli spazi e la qualità dell’esperienza turistica.

INTEGRATO E DIVERSIFICATO: l’offerta turistica deve essere il risultato naturale delle risorse locali: il patrimonio architettonico, le feste tradizionali, la gastronomia, i rapporti con il mare, con il deserto… il turismo non può essere un elemento estraneo all’identità del luogo ma un elemento integrato alla ricchezza culturale ed economica dello stesso. In questo senso la “monocultura turistica” deve essere sostituita con dei modelli diversificati in cui il turismo occupi una parte importante della struttura economica. Inoltre, il modello turistico sostenibile è aperto al territorio circostante in modo che gli spazi naturali delle località vicine facciano parte della medesima offerta turistica. La diversità urbana, paesaggistica e naturale dell’insieme rafforza, infatti, l’attrattiva dell’offerta.

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PIANIFICATO: implica un’analisi attenta delle condizioni presenti e delle prospettive future, unite alla presa in considerazione al momento della decisione delle diverse variabili che intervengono nel processo turistico.

ECONOMICAMENTE VITALE: si propone quale modello alternativo che non rinuncia alla vitalità economica e alla ricerca del benessere della comunità locale. Non si pone come priorità la crescita rapida dei redditi turistici, ma la natura e la vitalità nel tempo degli investimenti.

PARTECIPATO: in quanto tutti i soggetti devono essere coinvolti nei processi decisionali riguardanti lo sviluppo del territorio e collaborare alla realizzazione.

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STRUTTURE RICETTIVE

La normativa classifica le strutture turistiche in quattro categorie principali

1) Strutture ricettive alberghiere e paralberghiere 2) Strutture ricettive extralberghiere

3) Strutture ricettive all'aperto

4) Strutture ricettive di mero supporto

Strutture ricettive alberghiere e paralberghiere

Alberghi

Si tratta di esercizi ricettivi aperti al pubblico, che, oltre all'alloggio, solitamente fornito in camere o suite ubicate in uno o più edifici o anche in parti di essi, offrono alla propria clientela anche vitto ed altri servizi accessori.

Motels

I motels differiscono dagli alberghi per la loro particolare predilezione, generalmente accentuata dalla posizione in cui sorgono, per soste di breve durata (automobili, tir, imbarcazioni) e per i servizi di assistenza, riparazione e rifornimento di carburante che offrono alla propria clientela.

Villaggi albergo

I villaggi sono sostanzialmente alberghi residenziali nei quali la centralizzazione dei servizi e la dislocazone degli alloggi in più stabili facenti parte di uno stesso complesso rappresentano l'elemento distinguente. Generalmente sono inseriti in aree attrezzate per il soggiorno e lo svago della propria clientela.

Residenze turistico alberghiere

Le residenze turistico alberghiere, dette anche alberghi residenziali, sono esercizi ricettivi che, a differenza degli hotels, contestualmente al mero alloggio pernottamento, offrono alla clientela servizi accessori, come ad esempio l'uso autonomo della cucina in dotazione, in unità abitative arredate di uno o più locali.

Alberghi diffusi

Gli alberghi diffusi sono quelle strutture ricettive che offrono alloggio in edifici separati ma solitamente vicini tra loro nei quali i tipici servizi di ricevimento e portineria vengono offerti di un edificio centrale collocato a breve distanza.

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Residenze d'epoca alberghiere

Le residenze d'epoca alberghiere sono quelle strutture ricettive la cui offerta è principalmente dedicata a clientela altamente qualificata in cerca di alloggio in immobili o complessi immobiliari di particolare pregio storico-architettonico e nei quali mobili ed arredi siano rigorosamente d'epoca o di particolare livello artistico.

Bed and breakfast organizzati in forma imprenditoriale

I bed and breakfast in forma imprenditoriale sono strutture ricettive a conduzione familiare, organizzate e gestite direttamente da privati in modo professionale. Offrono alloggio e prima colazione nell'unità immobiliare messa a disposizione purchè funzionalmente collegata e nella quale siano presenti spazi familiari di condivisione.

Residenze della salute / beauty farm

Le residenze della salute o beauty farm sono a tutti gli effetti alberghi nei quali spicca come caratteristica principale o comunque importante l'offerta di soggiorni con cicli di trattamenti terapeutici, dietetici ed estetici.

Altre strutture

In questa categoria fanno parte tutte le altre strutture turistico-ricettive, non precedentemente identificate, che presentino elementi ricollegabili a uno o più delle sopraelencate categorie.

Strutture ricettive extralberghiere

Esercizi di affittacamere

Gli esercizi di affittacamere sono strutture ricettive con camere, nelle quali oltre all'alloggio possono essere forniti anche servizi complementare, dislocate in più appartamenti mobiliati ma ubicate nello stesso stabile.

Attività ricettive a conduzione familiare – bed and breakfast

Si tratta sostanzialmente dei bed and breakfast, sempre a conduzione ed organizzazione familiare, ma gestite da privati in forma non imprenditoriale. Offrono alloggio e prima colazione in parti della stessa unità immobiliare funzionalmente collegate e con spazi familiari destinati alla condivisione.

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Case per ferie

Si tratta di strutture ricettive attrezzate per dare soggiorno a singole persone o gruppi in cui il cliente tipo è rappresentato dai dipendenti o da altri soggetti convenzionati (e relativi familiari) degli stessi enti pubblici, solitamente senza fini di lucro e dediti al conseguimento di finalità sociali, culturali, sportive o assistenziali, e delle stesse aziende che le gestiscono direttamente, al di fuori dei tipici canali commerciali, allo scopo di offrire ai dipendenti stessi ed ai loro familiari opportunità di soggiorno e svago.

Unità abitative ammobiliate ad uso turistico

Sono case o appartamenti offerti in affitto a turisti per un periodo non inferiore a sette giorni e non superiore a sei mesi consecutivi. Arredati, dotati di servizi igienici e di cucina autonomi, non offrono alcun servizio di tipo alberghiero e possono essere gestite sia in forma imprenditoriale che non (fino ad un massimo di quattro unità abitative) ovvero con una gestione non diretta affidata dai proprietari ad agenzie immobiliari e società di gestione immobiliare turistica esterne che, in tal caso, si occupano sia della promozione della struttura che della relativa locazione.

Strutture ricettive – residence

Le strutture ricettive – residence sono complessi immobiliari, gestiti in forma imprenditoriale e costituiti da una o più strutture composte da appartamenti arredati e dotati di servizi igienici e di cucina autonomi, dati in locazione ai turisti che ne fanno richiesta per soggiorni non inferiori a tre giorni.

Ostelli per la gioventù

Sono strutture ricettive, gestite, in forma diretta o indiretta, da enti o associazioni rivolte ai giovani ed ai loro accompagnatori per soggiorni e pernottamenti di breve durata.

Attività ricettive in esercizi di ristorazione

Le attività ricettive in esercizi di ristorazione sono sostanzialmente camere con accesso indipendente, ubicate nello stesso complesso immobiliare in cui ha sede un esercizio di ristorazione gestite in modo complementare dal medesimo titolare.

Alloggi nell'ambito dell'attività agrituristica

Gli alloggi nell'ambito delle attività agrituristiche sono locali destinati ad alloggi ubicati in fabbricati rurali gestiti da imprenditori agricoli ai sensi della legge.

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Attività ricettive in residenze rurali

Le attività ricettive in residenze rurali, dette anche country house, sono strutture ubicate in ville padronali o fabbricati rurali, utilizzate per attività sportivo-ricreative, composte da camere con eventuale angolo cottura e che dispongono di servizio di ristorazione aperto al pubblico.

Foresterie per turisti

Le foresterie per turisti sono sostanzialmente i collegi, convitti, istituti religiosi, pensionati e, più in genere, le altre strutture pubbliche o private, gestite senza finalità di lucro che, secondo quanto stabilito dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano e, relativamente a quelle gestite dagli Enti parco nazionali e dalle aree marine protette, dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, offrono ospitalità, al di fuori dei normali canali commerciali, a singoli soggetti e/o a gruppi organizzati da enti e associazioni operanti nel settore del turismo sociale e giovanile con lo scopo di conseguire finalità sociali, culturali, assistenziali, religiose e sportive.

Centri soggiorno studi

I centri soggiorno studi sono le strutture ricettive, gestite da enti pubblici, associazioni, organizzazioni sindacali, soggetti privati operanti nel settore della formazione dedicati ad ospitalità finalizzata all'educazione e formazione in strutture dotate di adeguata attrezzatura per l'attività didattica e convegnistica specializzata, con camere per il soggiorno degli ospiti.

Residenze d'epoca extralberghiere

Le residenze d'epoca sono strutture ricettive extralberghiere ubicate in complessi immobiliari di particolare pregio storico e architettonico, dotate di mobili e arredi d'epoca o di particolare livello artistico, idonee ad una accoglienza altamente qualificata.

Rifugi escursionistici

I rifugi escursionistici sono strutture ricettive, solitamente ubicate in zone montane e specificatamente in luoghi favorevoli ad ascensioni, dedicate agli escursionisti e finalizzate ad offrire loro ospitalità e ristoro

Rifugi alpini

I rifugi alpini sono strutture ricettive ubicate in montagna, ad alta quota, fuori dai centri urbani, custoditi e aperti al pubblico per periodi limitati corrispondenti alle stagioni turistiche destinate al ricovero, al ristoro ed al soccorso alpino Tali strutture,

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sia durante i periodi di chiusura che in piena stagione, dispongono di un locale sempre aperto e accessibile dall'esterno anche in caso di abbondanti nevicate dedicato per il ricovero di fortuna.

Altre strutture

ogni altra struttura turistico-ricettiva che presenti elementi ricollegabili a uno o più delle precedenti categorie.

Strutture ricettive all’aperto

Villaggi turistici

Sono definiti villaggi turistici quelle strutture ricettive, aperte al pubblico, allestite ed adeguatamente attrezzate in aree recintate destinate alla sosta ed al soggiorno di turisti in allestimenti minimi, in prevalenza sprovvisti di propri mezzi mobili di pernottamento ma in diversi casi anche dotate di piazzole di campeggio attrezzate per la sosta ed il soggiorno di turisti evidentemente invece provvisti di propri mezzi mobili di pernottamento.

Campeggi

I campeggi, definiti anche camping, sono strutture ricettive aperte al pubblico, a gestione unitaria, ubicate in aree recintate ed adeguatamente attrezzate, destinate alla sosta ed al soggiorno di turisti in prevalenza provvisti di propri mezzi mobili di pernottamento.

I campeggi possono anche disporre di unità abitative mobili, quali tende, roulotte o caravan, mobilhome o maxicaravan, autocaravan o camper, e di unità abitative fisse, per la sosta ed il soggiorno di turisti sprovvisti di propri mezzi mobili di pernottamento.

Campeggi nell'ambito delle attività agrituristiche

I campeggi nell'ambito delle attività agrituristiche sono aree di ricezione all'aperto gestite da imprenditori agricoli ai sensi di legge.

Parchi di vacanza

Sono parchi di vacanza quei campeggi, a gestione unitaria, in cui è praticato l'affitto della piazzola ad un unico equipaggio per l'intera durata del periodo di apertura della struttura.

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Strutture ricettive di mero supporto

Infine l'art. 14 del Codice del Turismo, con riferimento alla quarta e ultima sottocategoria, chiarisce che si definiscono di mero supporto le strutture ricettive allestite dagli enti locali per coadiuvare il campeggio itinerante, escursionistico e locale.

La classificazione appena descritta deve poi essere integrata da quanto previsto dalla normativa delle singole regioni le quali, normalmente, hanno emanato un proprio testo unico delle leggi in materia di turismo in accordo e specificazione della normativa nazionale e comunitaria. Nel caso della Regione Toscana, ad esempio, è la Legge regionale n. 42 del 23.3.2000 che disciplina agli articoli dal 24 al 65 la tipologia delle strutture ricettive ammesse sul proprio territorio.

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FLUSSI E SPAZI TURISTICI

Dalla villeggiatura al turismo di massa

Il turismo è praticato da chi si sposta dal luogo abituale di vita e di lavoro verso un'altra località per almeno una notte e per non più di un anno, con lo scopo di arricchire le proprie conoscenze oppure di migliorare la propria salute o ancora di divertirsi ed evadere dalla quotidianità.

Dal punto di vista economico il turismo consiste nell'acquisto di un insieme di servizi legati a tali spostamenti e al raggiungimento di relativi obbiettivi(svago riposo cure) perciò il turismo si configura come un'attività che trasferisce capitali dalle regioni di partenza a quelle di arrivo.(globalizzazione)(geograficamente si distingue in regionale e nazionale; internazionale.

Fino alla prima metà del 900 il turismo era ancora un fenomeno d'elitè che interessava certe fasce di popolazione perché avevano disponibilità di tempo e denaro. In seguito con la maggiore diffusione dell'industrializzazione e dell'urbanizzazione in Europa e in America settentrionale il turismo conquistò i ceti medi e popolari e si affermarono alcuni sport invernali e il turismo balneare-estivo. Dopo l'ultima guerra mondiale il turismo ha assunto nei paesi sviluppati le attuali caratteristiche di fenomeno di massa.

Gli effetti del turismo

1 partecipazione all'incremento delle relazioni tra territori diversi che caratterizza il nostro tempo

2 il turismo specialmente internazionale è un importante fattore di contatto tra culture diverse.

3. In alcuni casi si può instaurare una dipendenza culturale, per esempio nel caso in cui l'impatto con i turisti del nord del mondo crea nella popolazione locale una tendenza all'imitazione e induce bisogni consumistici difficili da soddisfare(esempio: l'africa prima di conoscere il nord del mondo stava bene). Gli effetti sociali conseguenti sono spesso destabilizzanti, come nel caso dell'emigrazioni verso il Nord del mondo (Albania verso l'Italia, colpa della pubblicità). In questi casi il vantaggio per l'economia locale è scarso, talvolta il circuito o la località turistica organizzati dalle compagnie straniere sono completamente autosufficienti: il turista non ha quindi quasi nessun contatto con la società locale salvo per alcuni aspetti pittoreschi o folcloristici(mercatini, spettacoli.), in questa situazione esiste di fatto un doppio circuito di servizi: quello per i turisti(utilizzato anche dalla ristretta aristocrazia locale), costoso, vario e moderno; e quello per la grande maggioranza della popolazione, povero e limitato(il turismo).

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4. Un ulteriore effetto negativo del turismo è l'impatto distruttivo che l'attività turistica può avere sull'ambiente e sul paesaggio. Per esempio la concentrazione di turisti nelle aree costiere può portare all'inquinamento del mare e alla distruzione della flora e della fauna. Un ultimo effetto negativo del turismo è la scomparsa delle attività tradizionali(agricoltura, artigianato).

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NORD E SUD DEL MONDO

Indice di sviluppo umano (ISU)

Prima di parlare di sottosviluppo occorre definire ciò che si intende per sviluppo. Nel passato il termine ha assunto diversi significati, divenendo di volta in volta sinonimo di “progresso culturale”, “modernizzazione”, “industrializzazione”, “crescita economica”. In tempi recenti si è pensato di misurare lo sviluppo in base al PIL. Il PIL, che rappresenta la ricchezza (in beni e servizi) prodotta in un anno in un determinato territorio, è un dato che si riferisce unicamente alla crescita economica. Che sia inteso come valore totale piuttosto che come distribuzione media del reddito (PIL pro-capite), esso non appare comunque un indice significativo dello sviluppo di uno stato. Infatti potrebbe risultare elevato anche il PIL di uno stato dove accanto a pochi cittadini molto ricchi vivessero moltissimi cittadini poveri, il cui livello di vita, in realtà ben lontano dalla media, sarebbe falsato da quello dei cittadini ricchi.

A partire dal 1993 le Nazioni Unite hanno deliberato di adottare un diverso indice, l’ISU (in inglese: HDI-Human development index), elaborato da un economista pakistano, Mahbub ul Haq. L’ISU non tiene conto solo della ricchezza economica, ma anche di altri fattori (distribuiti in modo meno disuguale di quanto potrebbe essere il reddito), come l’alfabetizzazione e la speranza di vita.

Esso in pratica rileva i risultati medi raggiunti da un paese riguardo a tre aspetti fondamentali dello sviluppo umano:

· una vita lunga e sana, misurata dall’aspettativa di vita alla nascita; · l’istruzione (alfabetizzazione degli adulti, scolarità complessiva); · condizioni di vita dignitose, misurate dal Pil pro-capite (in dollari).

La scala dell’indice è in millesimi decrescente da 1 a 0 e, dal 2010, suddivide i paesi in quattro gruppi, in base al quartile in cui rientrano:

· primo 25% dei paesi: paesi a molto alto sviluppo umano; · dal 25% al 50% dei paesi: paesi ad alto sviluppo umano; · dal 50% al 75% dei paesi: paesi a medio sviluppo umano; · ultimo 25% dei paesi: paesi a basso sviluppo umano.

Nel 2011, secondo il rapporto sullo sviluppo umano, ai primi dieci posti si collocavano Norvegia (0,938), Australia (0,929), paesi Bassi (0,910), stati Uniti (0,910), Nuova Zelanda (0,908), Canada (0,908), Irlanda (0,908), Liechtenstein (0,905), Germania (0,905) e Svezia (0,904). L’Italia si trovava anch’essa nel primo quartile (quello comprendente i paesi a molto alto sviluppo umano), al 24° posto, con un indice pari a 0,874. Gli ultimi posti erano tutti occupati da paesi africani e precisamente da Mozambico (0,322), Burundi (0,316), Niger (0,295) e Repubblica democratica del Congo (0,286).

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Terzo e Quarto Mondo, Sud del Mondo

Quando si parla di paesi sottosviluppati spesso si fa ricorso a espressioni quali “Terzo mondo”, “Quarto mondo”, “Sud del mondo”. Vediamo il perché.

L’espressione “Terzo mondo” fu coniata verso la metà del secolo scorso, ai tempi della Guerra Fredda, da un economista francese, in analogia con il Terzo stato, la classe sociale che, ai tempi della Rivoluzione francese, lottò contro i privilegi della nobiltà e del clero. Il Primo mondo e il Secondo mondo erano costituiti dai paesi avanzati rispettivamente a economia capitalista e a economia socialista.

In seguito ci si è resi conto che anche il Terzo Mondo si era venuto differenziando in due gruppi distinti di paesi: da una parte gli stati (come alcuni stati petroliferi arabi) con consistenti ricchezze naturali a disposizione e di conseguenza economicamente avvantaggiati, dall’altra i paesi del cosiddetto Quarto Mondo, privi di risorse naturali, flagellati dalla fame e dalla miseria. In tempi ancora più recenti alcuni studiosi, per distinguere i paesi più ricchi da quelli più poveri, hanno utilizzato le espressioni Nord e Sud del Mondo, in quanto la maggior parte dei paesi sviluppati si trova nell’emisfero settentrionale, mentre quelli sottosviluppati sono concentrati nella fascia intertropicale e nell’emisfero meridionale (con qualche eccezione, come ad esempio il Sudafrica, l’Australia e la Nuova Zelanda).

Caratteristiche dei paesi sottosviluppati

I paesi sottosviluppati, quelli con l’ISU compreso nell’ultimo quartile, hanno per lo più le stesse caratteristiche:

– hanno un’economia arretrata, basata soprattutto sull’agricoltura;

– dipendono per l’industria e la tecnologia dai paesi sviluppati, perché il loro settore secondario si limita a una rudimentale lavorazione delle materie prime;

– possiedono infrastrutture, vie di comunicazione e reti di telecomunicazioni scarse e inefficienti;

– hanno rare e carenti strutture sanitarie, condizioni igieniche precarie e di conseguenza basse aspettative di vita;

– hanno livelli molto alti di analfabetismo;

– sono indebitati fortemente con i paesi ricchi e contano politicamente pochissimo a livello internazionale.

L’aspetto principale che distingue la popolazione dei paesi sviluppati da quella dei paesi sottosviluppati è indubbiamente la diversa disponibilità di alimenti. Nei paesi ricchi dove la popolazione aumenta assai lentamente e l’agricoltura, grazie alla tecnologia, ha un’alta capacità produttiva, gli uomini dispongono di una quantità di alimenti superiore ai loro bisogni, perciò una buona parte viene immagazzinata e destinata al commercio internazionale. Nei paesi poveri, invece, la popolazione aumenta in modo spesso vertiginoso e l’agricoltura produce pochissimo, così molta

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gente soffre la fame. La popolazione dei paesi sottosviluppati continua a crescere perché altissimo è il tasso di natalità. Questo è conseguenza sia dello scarso utilizzo di strumenti di controllo delle nascite, sia dell’alta mortalità. Infatti nelle civiltà contadine fondate sul lavoro delle braccia, avere molti figli vuol dire anche sperare che almeno qualcuno diventi adulto e possa prendersi cura dei genitori.

L’agricoltura produce poco perché praticata con mezzi primitivi e poco efficienti su terreni che spesso, per la carenza d’acqua legata alle condizioni climatiche, sono aridi e poco produttivi.

La FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite che studia i problemi dell’agricoltura e dell’alimentazione nel mondo, ritiene che nel mondo quasi 900 milioni di persone siano in uno stato di forte denutrizione e che circa 40-50 milioni di individui ogni anno muoiano per fame, soprattutto tra i più deboli, cioè i bambini e gli anziani. La maggioranza di queste persone muore per sottoalimentazione e malnutrizione, a causa cioè di una dieta povera e squilibrata, perché basata in prevalenza sui cereali e carente di vitamine e proteine.

La sottoalimentazione indebolisce l’organismo e favorisce la diffusione di malattie infettive e non, tra cui anche quelle, come la lebbra e la malaria, da tempo scomparse nei paesi sviluppati. Ai problemi dovuti alla sottoalimentazione, poi, si uniscono quelli legati alla scarsa igiene, alla carenza di acqua potabile e alla inadeguatezza delle strutture sanitarie (pochi sono gli ospedali e pochi i medici), con la conseguenza che milioni di persone ogni anno muoiono prematuramente in vaste zone dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina.

Quando si è tormentati dalla fame e dalla miseria non si sente la necessità di istruirsi o di fare istruire i propri figli. Nei paesi sottosviluppati è quindi molto diffuso l’analfabetismo. D’altronde le minoranze dei ricchi e dei privilegiati hanno tutto l’interesse a mantenere nell’ignoranza la popolazione più povera, perché chi non conosce i propri diritti e non ha cultura non sa farsi valere, ma si lascia sfruttare, accettando senza ribellarsi lavori scarsamente pagati. Sono centinaia di milioni i ragazzi che per una ragione o per l’altra non possono frequentare la scuola, o che l’hanno abbandonata prima di imparare a scrivere e a leggere correttamente. Sono più di 100 milioni nel mondo i bambini costretti a lavorare, spesso in stato di sfruttamento.

Molti abitanti dei paesi sottosviluppati, per sfuggire alla miseria, emigrano verso i paesi sviluppati, dove solitamente finiscono per svolgere, quando li trovano, quei lavori gravosi e poco remunerativi che risultano sgraditi ai cittadini degli stati sviluppati.

Cause del sottosviluppo

Le cause del sottosviluppo sono molteplici e possono essere distinte in interne ed esterne.

Tra le cause interne dobbiamo porre innanzitutto le sfavorevoli condizioni ambientali, in particolare climatiche: è questo il caso ad esempio dell’Africa subsahariana,

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flagellata da lunghi periodi di siccità. Il clima sfavorevole, però, non basta a spiegare il sottosviluppo; infatti ci sono paesi del Terzo Mondo situati in regioni favorevoli all’agricoltura e paesi ricchi, come ad esempio l’Olanda, che hanno dimostrato di saper produrre ricchezza anche in condizioni naturali sfavorevoli.

Un’altra causa interna del sottosviluppo è il forte incremento demografico di queste popolazioni, che rende vano ogni aumento della produzione agricola e fa sì che molta gente soffra la fame.

Altre cause interne sono di carattere sociale e politico. Molti stati sottosviluppati infatti presentano profonde disuguaglianze economiche tra una minoranza privilegiata, proprietaria di terra e capitali, e una massa enorme di contadini poveri; questi stati inoltre spesso sono in guerra tra loro e sono retti da regimi dittatoriali che sono l’espressione di queste minoranze ricche, perciò la popolazione più povera è costretta ad accettare con la forza la propria miserevole condizione.

Tra le cause esterne, le principali senza dubbio vanno ricercate nei rapporti che questi paesi hanno avuto negli ultimi secoli con gli stati più ricchi del mondo e cioè nel colonialismo e nel neocolonialismo. Quasi tutti gli attuali paesi sottosviluppati, infatti, sono stati in passato colonie europee e, per molto tempo, le loro ricchezze sono state sfruttate dagli stati colonizzatori. Inoltre il colonialismo non ha favorito la formazione di una classe borghese attiva e intraprendente, simile a quella europea, ma ha rafforzato il potere delle poche persone privilegiate del posto che vivevano sfruttando la massa dei contadini.

Anche dopo la fine del colonialismo, i paesi ricchi e industrializzati, approfittando della propria superiorità tecnologica ed economica, hanno mantenuto rapporti commerciali favorevoli alla loro economia e spesso hanno continuato a controllare e a sfruttare le ricchezze agricole e minerarie dei paesi poveri. Così capita ad esempio che un paese ricco, alla ricerca di materie prime, forza lavoro a basso costo e mercati per le proprie produzioni, imponga a uno stato del Sud del mondo la coltivazione di prodotti che poi compera a un prezzo molto contenuto e venda poi a quello stesso stato i propri prodotti finiti a un prezzo molto elevato.

Negli ultimi decenni, inoltre, alcuni stati, ad esempio in America Latina, hanno avviato un processo di industrializzazione e di sviluppo economico, ma per fare ciò hanno dovuto richiedere prestiti alle banche dei paesi più ricchi; oggi molti di essi non riescono più a pagare non solo i debiti, ma addirittura i rilevanti interessi che sono maturati: così è aumentato ulteriormente il rapporto di dipendenza economica che lega il Terzo Mondo ai paesi più sviluppati.

Possibili soluzioni al problema del sottosviluppo

Per uscire dal sottosviluppo occorre che i paesi interessati dal problema si convincano della necessità di cambiare e si diano da fare contando innanzitutto sulle proprie forze, in quanto un vero sviluppo non può essere imposto dall’esterno.

Bisognerebbe, ad esempio, che i governi locali agissero sulle cause del sottosviluppo provvedendo a:

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– attuare il controllo delle nascite, seguendo la strada inaugurata dalla Cina e, anche se con minor rigore, dall’India, per far rallentare l’incremento demografico;

– accrescere la produzione agricola, utilizzando per esempio le biotecnologie;

– non farsi coinvolgere in guerre e di conseguenza diminuire le spese militari, perché ci siano una situazione politica ed economica meno drammatica e maggiori risorse a disposizione;

– operare processi di democratizzazione, perché gli elettori possano vigilare sugli episodi di spreco e di corruzione;

– attuare riforme agrarie, in modo da eliminare i forti contrasti esistenti tra pochi grandi latifondisti e la massa dei contadini senza terra;

– lottare contro l’analfabetismo, perché solo con la diffusione dell’istruzione ogni uomo potrà partecipare pienamente alla vita sociale del proprio paese e impegnarsi a migliorarla, eliminando le ingiustizie economiche e sociali.

I paesi sviluppati, dal canto loro, e in primo luogo quelli la cui ricchezza è stata ed è tuttora prodotta dallo sfruttamento economico delle regioni sottosviluppate, hanno il dovere di cercare di risolvere il problema.

In effetti, in questi ultimi decenni, molti paesi ricchi, sotto la spinta delle organizzazioni dell’ONU, come la FAO e l’UNESCO, hanno attuato politiche di aiuto nei confronti delle popolazioni dei paesi sottosviluppati. Ciò è avvenuto in particolare nella forma dei soccorsi immediati, con l’invio gratuito di cibo e medicinali.

Questi soccorsi danno un sollievo temporaneo, ma non risolvono di certo il problema, che, una volta consumati gli aiuti, si presenterà nuovamente.

Di maggiore utilità sono le forme di cooperazione internazionale (finanziamento di progetti, donazioni di beni, campagne di vaccinazione), in particolare quelle volte a insegnare alle popolazioni dei paesi sottosviluppati l’utilizzo di tecnologie adeguate alle esigenze locali. Alcune organizzazioni non governative, ad esempio, hanno avviato in alcune aree arretrate microprogetti gestiti dalla popolazione del luogo capaci di creare uno sviluppo duraturo.

I paesi ricchi dovrebbero procedere inoltre alla cancellazione del debito estero dei paesi poveri, perché il pagamento degli interessi sui crediti concessi negli ultimi decenni assorbe i pochi profitti provenienti dalle esportazioni dei paesi in via di sviluppo. A proposito di scambi economici, inoltre, sarebbe bene realizzare forme di commercio equo e solidale, in modo che non siano più i mercati del Nord del mondo a stabilire i prezzi delle materie prime e dei prodotti agricoli dei paesi del Sud del mondo. In generale, poi, occorrerebbe provvedere alla liberalizzazione del commercio, eliminando le barriere protezionistiche che non facilitano l’esportazione dei prodotti dei paesi sottosviluppati.

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