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Diritto delle persone e delle relazioni familiari
Note personali e sistema delle fonti.
Joaquim Betriu Monclús Francesc Vega Sala
Avvocati
I.- Il contesto.
II.- Il Diritto catalano.
III.- Fonti del Diritto Civile Catalano. IV. Efficacia territoriale e personale del Diritto Civile Catalano.
V.- Diritto della persona.
VI.- Diritto delle relazioni familiari. VII.- Relazioni di convivenza di assistenza mutua.
I.- Il contesto.
Il Diritto Catalano è il diritto proprio di una popolazione di circa 7.500.000 di abitanti (7.412.194 nel censimento del giugno 2016), che vive su un territorio di una superficie di 31.968 Km2, e che costituisce una nazione che è conosciuta e identificata con il nome di Catalogna. Se la confrontiamo con altri stati europei, la Catalogna ha un numero di abitanti superiore a 24 stati e una superficie maggiore di 11.
La Catalogna non ha soltanto un diritto proprio, ma anche una lingua propria (il catalano) che è parlato in Andorra, in una parte della Spagna, e anche in Italia, precisamente in Sardegna (Alghero), oltre a una cultura e una storia che risalgono alla caduta dell’impero romano. Quello che non ha la Catalogna è la personalità di Stato, dunque è una nazione senza uno stato proprio e, quindi, nella divisione politica amministrativa delle nazioni, vi figura facendo parte di un altro Stato, che come tutti sapete è la Spagna. Tutto questo è la conseguenza di vicende storiche nelle quali non entreremo.
Nella terminologia politica-amministrativa imperante nel diritto costituzionale spagnolo, la Catalogna costituisce una “Comunità Autonoma” (equivalente alle Regioni italiane) all’interno dello Stato Spagnolo, e così è riconosciuto negli artt. 2 e 137 della Costituzione Spagnola, e nell’art. 1 dello Statuto d’Autonomia della Catalogna, che è la sua norma istituzionale di base (art. 1 EAC). Come tutti sappiamo, la Spagna fa parte, come l’Italia, dell’Unione Europea. Tuttavia, bisogna far notare che, mentre gli Stati dell’Unione Europea sono strutturati su un ordinamento giuridico di tipo unitario, vale a dire, che le leggi sono le stesse in tutto lo Stato, la Spagna è un’eccezione, poiché, per ragioni storiche, possiede vari ordinamenti giuridici, che corrispondono alle varie Comunità Autonome, anche se non tutte le Comunità Autonome hanno un ordinamento giuridico proprio, e quelle che ce l’hanno, non ce
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l’hanno con la stessa estensione. La Catalogna è la Comunità Autonoma che ha l’ordinamento giuridico più ampio ed è l’unica ad avere un Codice Civile. Il giurista deve prestare, pertanto, in ciascun caso, molta attenzione a quale sia la legge o l’ordinamento giuridico applicabile.
II.- Il Diritto catalano.
Le prime forme di Diritto catalano sono nate in quella che, qualche autore ha definito come la “notte gotica”, cullate dal “confusionismo feudale” e necessariamente influenzate dalle caratteristiche del tempo, ma il Diritto catalano storico non si trova propriamente raccolto fino alle “Constitucions” (anno 1495) che sono un riassunto ordinato, secondo il criterio scientifico del tempo, di tutte le disposizioni applicabili. La terza e ultima stesura delle “Constitucions” fu pubblicata nel 1704. Le vicende politiche che, a partire dal 1714, ha vissuto la Catalogna e l’influenza del movimento codificatore che ha prodotto il Codice Napoleonico (1804) furono la causa che non ci sia stata una stesura del Diritto civile catalano fino al 1960.
Recuperata dalla Catalogna, nel quadro costituzionale spagnolo, la competenza per “conservare”, “modificare” e “sviluppare” il Diritto Civile Catalano, l’attività legislativa catalana ha passato da diverse fasi, culminando con la promulgazione del Codice Civile Catalano, che prende la forma di Codice aperto.
III.- Fonti del Diritto Civile Catalano.
Il Diritto civile Catalano è costituito dalle disposizioni del Codice Civile Catalano, dalle altre leggi del Parlamento Catalano in materia di diritto civile, dai costumi e dai principi generali del diritto proprio. Il costume disciplina solo se non c’è la legge applicabile. Le disposizioni del CCCat. costituiscono il diritto comune in Catalogna e, pertanto, sono di tipo complementare per l’interpretazione di altre leggi catalane. La giurisprudenza del Tribunale Superiore di Giustizia della Catalogna deve essere tenuta conto per interpretare e applicare il Diritto Civile Catalano.
IV. Efficacia territoriale e personale del Diritto Civile Catalano.
Il diritto civile catalano ha competenza territoriale, fatto salvo le eccezioni che si possono stabilire in ciascuna materia, e le situazioni che devono essere disciplinate dallo statuto personale o da altre norme extraterritoriali e, di conseguenza, le disposizioni del diritto civile catalano si applicano in via preferenziale su qualsiasi altra.
Il “Titolo Preliminare” del “Codice Civile“ dello Stato e l’applicazione dei diritti delle Comunità Autonome raccolte nel concetto di “veïnatge civil” (“residenza civile”). Acquisiscono residenza civile di una certa Comunità Autonoma i figli di coppie che hanno residenza civile in tale Comunità. Se alla nascita del figlio, i genitori hanno
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residenza civile diversa, il figlio acquisirà quella del genitore cui filiazione sia stata determinata prima e, se simultanea, quella del luogo di nascita.
V.- Diritto della persona.
Il Diritto Catalano mette la persona fisica come perno centrale del suo ordinamento civile e, di conseguenza, la personalità civile si acquisisce per nascita, nella linea di cui all’articolo 7 della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, e ratificata dallo Stato Spagnolo il 30 Novembre 1990.
Può sorprendere l’abbondanza degli istituti di protezione della persona nel Diritto Civile Catalano, perché a quelli tradizionali della tutela, affidamento, difensore giudiziale, affidamento di fatto e protezione dei minori abbandonati, si devono aggiungere quelli dei patrimoni protetti e dell’assistenza, quest’ultima a conseguenza della maggior aspettativa di vita, e non solo per persone con disabilità bensì anche per quelle bisognose di aiuto e guidato dal principio del rispetto della volontà e delle preferenze della persona assistita, cosi come raccomandato dalla Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità, approvata a New York il 13 dicembre 2006.
VI.- Diritto delle relazioni familiari.
Il Codice Civile Catalano intitola il suo Libro II “Persona e famiglia” e nonostante la pomposa dichiarazione che apre il Titolo dedicato alla Famiglia “La Famiglia gode della protezione giuridica stabilita dalla legge”, la verità è che la legge solamente “protegge senza discriminazione le relazioni familiare derivate” di tre tipi di Famiglia: Il “Matrimonio”, la “unione di fatto” e “ le famiglie monoparentali con i loro discendenti”. Le altre famiglie non sono prese in considerazione dal legislatore catalano.
Il matrimonio è definito come una comunità di vita, (senza fare riferimento all’eterosessualità, ammettendo di fatto il matrimonio omosessuale) nella quale è stato sostituito l’obbligo di fedeltà con l’obbligo di lealtà. Ogni matrimonio ha un regime economico patrimoniale che, se non è stabilito dai coniugi, è soggetto formalmente al regime di separazione dei beni, ma che in realtà, in caso di nullità, separazione o divorzio, diventa di fatto un regime di comunione perché il coniuge che ha lavorato per la casa o per l’altro coniuge, ha il diritto a una compensazione economica al momento della liquidazione del regime. Il CCCat introduce i “prenupcial agreements”, che non erano disciplinati dal diritto catalano, ma con tante precauzioni e cautele che li rendono di fatto inutili.
Per quanto riguarda la “Unione di fatto”, bisogna far notare che questo istituto può nascere anche contro la volontà degli interessati, dunque, oltre alla sua costituzione espressa, il semplice decorso del tempo o la nascita di un figlio comune durante la
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convivenza, danno luogo alla sua esistenza. Quindi, la volontà degli interessati non è prevalente.
Facciamo notare che il Codice Civile Catalano disciplina in modo specifico gli effetti della nullità del matrimonio, del divorzio e della separazione matrimoniale, motivo per cui le sue norme disciplinano queste procedure, e la giurisprudenza è espletata dalla Camera Civile e Penale del Tribunale Superiore di Giustizia della Catalogna.
VII.- Relazioni di convivenza di assistenza mutua.
Nel Codice Civile Catalano, nel Libro Secondo “La persona e la famiglia”, si include un ultimo Titolo IV “le relazioni di convivenza di assistenza mutua”, in cui si stabiliscono diritti e obblighi quando due o più persone convivono in una stessa dimora abituale condividendo, senza controprestazione economica e con volontà di permanenza e assistenza mutua, le spese comuni o il lavoro domestico, o entrambe le cose.
Essendo questa la prima conferenza, ci è sembrato necessario fare una spiegazione generale del Diritto catalano, coscienti di che, facendo ciò, possiamo invadere le tematiche dei Colleghi che si succederanno nell’esposizione delle altre conferenze. Allo stesso tempo, speriamo di non essere stati troppo sintetici e che, quindi, la nostra esposizione sia utile per questa giornata.
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Dret de les persones i de les relacions familiars
Notes pròpies i sistema de fonts.
Joaquim Betriu Monclús Francesc Vega Sala
Advocats
I.- L’entorn.
II.- El Dret de Catalunya.
III.- Fonts del Dret civil de Catalunya. IV. Eficàcia territorial i personal del Dret civil de Catalunya.
V.- Dret de la persona.
VI.- Dret de les relacions familiars. VII.- Relacions convivencials d’ajuda mútua.
I.- L’entorn.
El Dret Català és el dret propi d’una població de gairebé 7.5000.000 d’habitants (7.412.194 en el cens de juny 2016), que viu sobre un territori de 31.968 Km2 de superfície, i que constitueix una nació que és coneguda i identificada amb el nom de Catalunya. Si la comparem amb els altres Estats d’Europa, Catalunya té més habitants dels que tenen 24 Estats d’Europa i més superfície que la que tenen 11 Estats d’Europa. Catalunya no solament té un dret propi, sinó que té una llengua pròpia (el català) que també es parla a Andorra i a part d’Espanya, i que a Itàlia en té una mostra a l’illa de Sardenya (Algher), una cultura i una història pròpies que s’inicien amb el desmembrament del Imperi romà. El que no té Catalunya és la personalitat d’Estat, doncs és una nació sense estat propi i, per tant, en la divisió política-administrativa de les nacions, hi figura formant part d’un altre Estat. Aquest Estat del que forma part és Espanya. Tot això és conseqüència de una sèrie de vicissituds històriques en les que no hi entrarem.
En la terminologia política-administrativa imperant en el dret constitucional espanyol, Catalunya constitueix una “Comunitat Autònoma” dintre del Estat espanyol, i així es reconeix en els arts. 2 i 137 de la Constitució Espanyola, i en l’art. 1 del Estatut d’Autonomia de Catalunya, que és la seva norma institucional bàsica (art. 1 EAC). Com és sabut, Espanya forma part, igual que Itàlia, de la Unió Europea. Destaquem què, mentre els Estats de la Unió Europea, estan estructurats sobre un ordenament jurídic
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de caràcter unitari, és a dir, que les lleis son les mateixes en tot l’Estat. Espanya en és una excepció ja que, per raons històriques, té diversos ordenaments jurídics, que corresponen a les distintes Comunitats Autònomes, encara que no totes les Comunitats Autònomes tenen ordenament jurídic propi, i aquelles que el tenen, no el tenen en la mateixa extensió. Catalunya es la Comunitat Autònoma que té l’ordenament jurídic més ampli, i l’única que té un Codi Civil. El jurista té de fer, per tant, en cada cas, molta atenció a quina es la llei o l’ordenament jurídic aplicable.
II.- El Dret de Catalunya.
Les primeres formes del Dret català, neixen en el que, algun autor en diu la “nit gòtica”, bressolades pel confusionisme feudal i necessàriament influïdes per les característiques d’aquella època, però el Dret català històric no es troba, verdaderament recollit, fins les “Constitucions” (any 1495) que son un resum ordenat, segons el criteri científic de l’època, de totes les disposicions aplicables. La tercera i ultima recopilació de les “Constitucions” es va publicar en 1704. Les vicissituds politiques que, a partir de l’any 1714, va viure Catalunya i la incidència del moviment codificador que va produït el Codi de Napoleó (1804) van ser la causa de que no hi hagués una compilació del Dret civil català fins l’any 1960.
Recuperada per Catalunya, en el marc constitucional espanyol, la competència per a “conservar”, “modificar” i “desenvolupar”, el Dret civil de Catalunya, l’activitat legislativa catalana va passar per diverses fases, i culmina amb la promulgació del Codi Civil de Catalunya que pren la forma de Codi obert
III.- Fonts del Dret civil de Catalunya.
El Dret civil de Catalunya és constituït per les disposicions del Codi Civil de Catalunya, les altres lleis del Parlament Català en matèria de dret civil, els costums i els principis generals del dret propi. El costum regeix només si no hi ha llei aplicable. Les disposicions del CCCat. constitueixen el dret comú a Catalunya, i per tant, són de caràcter supletori per l’interpretació de les altres lleis de Catalunya. La jurisprudència del Tribunal Superior de Justícia de Catalunya s’ha de tenir en compte per interpretar i aplicar el Dret Civil de Catalunya.
IV. Eficàcia territorial i personal del Dret civil de Catalunya.
El dret civil de Catalunya té eficàcia territorial, sens perjudici de les excepcions que es puguin establir en cada matèria, i de les situacions que s’hagin de regir per l’estatut personal o altres normes d’extraterritorialitat i, en conseqüència, les disposicions del dret civil de Catalunya s’apliquen amb preferència a qualsevol altres.
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El “Titulo Preliminar” del “Código Civil“ del Estado estableix l’aplicació del drets de les Comunitats Autònomes recolzant-se en el concepte de “veïnatge civil” (“vecindad civil”). Tenen veïnatge civil d’una determinada Comunitat Autònoma els nascuts de pares que tenen el dit veïnatge civil. Si al néixer el fill, els pares tenen diferent veïnatge civil, el fill tindrà el que correspongui a aquell dels progenitors del que s’hagi determinar primer la filiació i, en el cas de ser simultània, el del lloc de naixement.
V.- Dret de la persona.
El Dret Català col·loca la persona física en l’eix central del seu ordenament civil i, en conseqüència, la personalitat civil s’adquireix pel naixement, en la línea del que disposa l’article 7 de la Convenció sobre els Drets de l’Infant, adoptada per l’Assemblea General de les Nacions Unides el 20 de novembre de 1989, i ratificada pel Estat Espanyol el 30 de Novembre de 1990.
Pot estranyar l’abundància d’institucions de protecció de la persona en el Dret Civil de Catalunya, doncs a les tradicionals de la tutela, la curatela, el defensor judicial, la guarda de fet i la protecció dels menor desemparats si hi ha afegir els patrimonis protegits i l’assistència, aquesta última con conseqüència de la major esperança de vida, i ja no per persones amb incapacitat sinó necessitades de ajuda i guiada pel principi de respectar la voluntat i les preferències de la persona assistida, tal i com preconitza la Convenció sobre els Drets de les Persones amb Discapacitat, aprovada en Nova York el 13 de desembre de 2006.
VI.- Dret de les relacions familiars.
El Codi Civil de Catalunya intitula el seu Llibre II “persona i família” i malgrat la pomposa declaració que encapçala el Títol dedicat a la Familia de que “La Familia gaudeix de la protecció jurídica que determina la llei”, la cosa certa és que la llei solsamènt “empara sense discriminació les relacions familiars derivades” de tres tipus de Família: El “Matrimoni”, la “convivència estable en parella” i “ les famílies formades per un progenitor sol amb els seus descendents”. Les altres famílies no compten pel legislador català.
El matrimoni es defineix com una comunitat de vida, (sense fer referència a la heterosexualitat, per la qual cosa admet el matrimoni homosexual) en la que s’ha substituït l’obligació de guardar-se fidelitat per la de guardar-se lleialtat. Tot matrimoni té un règim econòmic matrimonial i si no és establert pels cònjuges queden sotmesos a un règim, formalment dit règim de separació de béns, però que en realitat, en cas de nul·litat, separació o divorci del matrimoni, esdevé en un règim de participació perquè el cònjuge que ha treballat per la casa o per l’altre cònjuge, té el dret a una compensació econòmica en el moment de liquidar el règim. El CCCat
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introdueix els “prenupcial agreements”, que no estaven regulats en el dret català, però amb tantes precaucions i cauteles que els fa inútils.
A destacar en la “Convivència estable en parella” que aquesta institució pot néixer en contra de la voluntat dels interessats, doncs, amés de la seva constitució expressa, el simple decurs dels temps, o el naixement d’un fill comú durant la convivència, dona lloc a la seva existència. Així, doncs, la voluntat dels interessats no és prevalent. Posem de manifest que el Codi Civil de Catalunya regula de manera especifica els efectes de la nul·litat del matrimoni, del divorci i de la separació matrimonial, per quin motiu les seves normes regeixen en aquest procediments, i la jurisprudència la crea la Sala Civil i Penal del Tribunal Superior de Justícia de Catalunya.
VII.- Relacions convivencials d’ajuda mútua.
En el Codi Civil de Catalunya, dins el Llibre Segon “La persona i la família”, s’inclou un darrer Títol IV “les relacions convivencials d’ajuda mútua”, en que s’estableixen drets i obligacions, quan dues o més persones conviuen en un mateix habitatge habitual i que comparteixen, sense contraprestació i amb voluntat de permanència i d’ajuda mútua, les despeses comunes o el treball domèstic, o ambdues coses.
En ser aquesta la primera ponència, ens ha semblat necessari fer el plantejament general del Dret català, conscients de que, fent això, podíem envair la temàtica dels Companys que ens succeiran en l’exposició de les restants ponències. Al mateix temps esperem no haver deixat massa curt en nostre tema. Esperem no haver caigut en cap dels dos defectes i que, en conseqüència la nostra exposició sigui profitosa per aquesta Jornada.
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Le famiglie e il diritto.
Varie forme giuridiche di relazioni familiari in Catalogna.
José Antonio García Avvocato
Il presente studio analizza le varie forme di organizzazione familiare contemplate con maggiore o minore estensione dal Libro II, Codice Civile Catalano (CCCat.), approvato dalla Legge 25/2010, del 29 luglio.
La legislazione parte dal modello tradizionale di organizzazione che sta alla base del nostro diritto, il MATRIMONIO cui natura giuridica è analoga a quella disciplinata in
Italia, per poi trattare gli aspetti più rilevanti della regolamentazione dell’unione di fatto, che viene definito come un modello di famiglia (231-1 CCCat.) diverso dalla famiglia tradizionale, dal quale il legislatore deduce conseguenze diverse.
L’art. 234-1 CCCat. precisa la nozione di UNIONE DI FATTO, intendendola come l’unione tra due persone che convivono in una comunità di vita analoga a quella matrimoniale e, dato tale presupposto di convivenza, dispone di tre casi alternativi per la sua costituzione: il primo basato su una convivenza che dura da più di due anni; il secondo sulla presenza di un figlio in comune durante la convivenza; e, la terza, con la formalizzazione della relazione mediante atto notarile.
La proclamazione del concetto legale di unione di fatto è accompagnata dalla contestuale individuazione delle persone escluse dalla stessa e, quindi, non potranno formare una coppia di fatto i minori non emancipati, i parenti in linea retta o collaterale fino al secondo grado, le persone sposate non separate di fatto, e coloro che convivono in coppia con una terza persona (art. 234-2 CCCat.).
La regolamentazione del CCCat. non distingue tra le unioni di fatto eterosessuali e quelle omosessuali.
Durante la convivenza, le relazioni dell’unione di fatto sono protette dalla libertà di accordo, in modo tale che la legge elude la disciplina del regime giuridico dell’unione durante la convivenza (art. 234-3.1 CCCat.) e non esige una forma determinata per gli accordi di unione di fatto durante il periodo di convivenza. Per questo motivo, si intende che tali accordi possono essere formalizzati in documento pubblico o privato o incluso verbalmente, o essere dedotti dal comportamento dei membri della coppia, essendo ammessi i taciti accordi (facta concludentia).
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In materia di disposizione della dimora utilizzata dalla coppia, si rimanda alla regolamentazione matrimoniale, al fine proteggere la dimora familiare della coppia (artt. 234-3.2 e 231-9 CCCat.).
È stato legiferato sulla possibilità dei conviventi di stipulare accordi di “sopravvivenza”, rimandando alle norme stipulate per il matrimonio, in modo tale che i conviventi, acquistando congiuntamente beni a titolo oneroso, possano convenire che, in caso di morte di uno di essi, il convivente superstite diventi titolare del bene (artt. 234-3.3 e 231-15 a 231-18 CCCat.).
La norma contempla altresì la possibilità dei conviventi di sottoscrivere accordi in previsione di vista di un’eventuale cessazione della convivenza e, inoltre, di concordare gli effetti della cessazione una volta concluso il rapporto di convivenza. Per la sua regolamentazione si rimanda direttamente alla normativa matrimoniale in materia (art. 234-5 CCCat.).
L’art. 234-4 CCCat. disciplina le cause di cessazione dell’unione di fatto e, come effetto di tale cessazione, dispone la revoca dei poteri e dei consensi e, subito dopo, regolarizza i restanti effetti di cessazione, in modo che:
a) In materia di affidamento dei figli e del regime di visite si rimanda direttamente ai precetti matrimoniali in materia (art. 234-7 CCCat.), che si basano sul principio di equiparazione tra i figli matrimoniali e quelli non matrimoniali, con la finalità di evitare la discriminazione per nascita (art. 14 della Costituzione). Il rimando si riferisce alla responsabilità genitoriale, al piano genitoriale, all’affidamento dei figli, ai regimi di visita dei nonni e dei fratelli e alla supervisione delle visite in situazioni di rischio (artt. da 233-8 a 233-13 CCCat.)
L’art. 234-8 CCCat. disciplina l’attribuzione o la distribuzione della dimora familiare e della sua mobilia sotto l’egida della libertà di accordo e, in mancanza, stabilisce che sarà a favore di chi abbia l’affidamento dei figli o, se l’affidamento è condiviso, sarà distribuita a favore del convivente più bisognoso di protezione.
b) L’art. 234-9CCCat. stabilisce anche la possibilità di richiedere l’istituzione di un assegno di mantenimento (di natura compensativa) e, l’art. 234-10 CCCat. quella di un assegno alimentare.
È stabilito il diritto a una compensazione economica fondata sul fatto che uno dei conviventi abbia lavorato sostanzialmente più per la casa oppure lo abbia fatto per l’altro convivente senza retribuzione alcuna o con una retribuzione insufficiente, a condizione che l’altro convivente abbia ottenuto un incremento patrimoniale superiore durante il tempo della convivenza, cui calcolo è effettuato rimandando alle prescrizioni matrimoniali in materia (artt. 232-6 e successivi CCCat.). Tale diritto è
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concesso anche per i casi di cessazione di unione di fatto a causa di morte di uno dei conviventi.
E sono stabiliti degli assegni alimentari per coprire le necessità di sostentamento del convivente che abbia visto ridotte le proprie possibilità di ottenere redditi a consenguenza della convivenza o se gli è stato concesso l’affidamento di figli comuni in modo da limitare le sue possibilità di ottenere entrate, cui natura (è puramente alimentare e non compensativa) e portata (pagabile per un massimo di tre anni) è minore di quella dell’assegno di mantenimento (di natura compensativa) matrimoniale.
c) In caso di morte di uno dei conviventi in unione i fatto vengono riconosciuti determinati diritti successori per rimando alle norme matrimoniali.
Una situazione trasversale al matrimonio e all’unione di fatto è l’esistenza di FAMIGLIE RICOSTRUITE, che sono disciplinate in due precetti della normativa catalana.
L’Art. 236-14 del CCCat contiene previsioni rispetto ai poteri del coniuge, o convivente in unione di fatto, del genitore sui figli minorenni di quest’ultimo di partecipare alla presa di decisioni sui temi legati alla vita quotidiana; e l’art. 236-15 CCCat. stabilisce, a delle determinate condizioni, che, in caso di morte del genitore che aveva l’affidamento esclusivo, l’altro genitore lo recupererà, e l’autorità giudiziaria, con la relazione del pubblico ministero, può attribuire eccezionalmente l’affidamento e le responsabilità genitoriali al coniuge o convivente in unione di fatto del genitore deceduto.
Nell’ultima parte del libro II sono trattate le RELAZIONI DI CONVIVENZA PER MUTUA ASSISTENZA, che l’art. 240-1 CCCat. definisce come relazioni esistenti quando due o più
persone convivono in una stessa dimora abituale condividendo, senza controprestazione e con volontà di permanenza e assistenza mutua, le spese comuni o il lavoro domestico, o entrambe le cose, e il suo regime giuridico è disciplinato dal principio di libertà di accordo (art. 240-4 CCCat.), cui limite è l’assenza di danno a terzi, ammettendo anche accordi in vista della cessazione della convivenza.
Le relazioni di convivenza per mutua assistenza possono essere costituite in atto notarile o per il semplice fatto di aver trascorso due anni di convivenza (art. 240.3 CCCat.).
Il legislatore si occupa di disciplinare la cessazione anche di queste relazioni (art. 240-5 CCCat.), cui cause legalmente contemplate si basano su (i) l’accordo di tutti i conviventi, (ii) la volontà unilaterale di uno dei conviventi, (iii) la morte di uno dei conviventi e, (iv) quelle pattuite dai conviventi. Come effetto della cessazione di questa relazione di convivenza, si configura la revoca dei poteri eventualmente
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conferiti tra i conviventi e, altresì, gli effetti sulla dimora, differenziando se si tratta di una dimora di proprietà o in affitto.
L’art. 240-7 CCCat. stabilisce che, nel caso di cessazione della convivenza per morte di uno dei conviventi, se esistono determinate condizioni, i superstiti hanno diritto a un assegno alimentare a carico degli eredi del de cuius, per un periodo massimo di tre anni, e hanno diritto anche a conservare temporaneamente l’uso della dimora variandone l’uso a seconda che si tratto di una dimora di proprietà o in affitto.
Infine, elenchiamo una serie di questioni che possono risultare interessanti per i cittadini italiani che vivono in Catalogna o che vogliono convivere con un cittadino residente in Catalogna:
1.- Matrimonio.
1.1.- Il matrimonio celebrato in Spagna tra cittadini di entrambi i paesi, per essere valido in Spagna, deve essere celebrato necessariamente ai sensi della legge spagnola (art. 49 CC), e non è valido il matrimonio consolare se uno dei contraenti è spagnolo. 1.2.- Il matrimonio celebrato in Spagna tra due cittadini italiani può essere celebrato ai sensi della legge spagnola o italiana. È valido in Spagna il matrimonio consolare tra due italiani.
È valido anche il matrimonio tra un cittadino italiano e un cittadino di una altro paese conforme alle norme della legge personale del cittadino non italiano (ad esempio, davanti al console di quest’altro paese).
1.3.- Il matrimonio di cittadini di entrambi i paesi celebrato in Italia è valido in Spagna. 1.4.- Il matrimonio omosessuale celebrato in Spagna tra cittadini di entrambi i paesi ha piena validità in Spagna.
4.1.5.- Il matrimonio omosessuale celebrato tra due cittadini italiani ha piena validità in Spagna, tuttavia, per contrarlo, almeno uno dei contraenti deve essere residente in Spagna.
2.- Le unioni di fatto.
2.1.- Non sono di applicazione analogica a queste unioni le norme che disciplinano il matrimonio.
2.2.-La costituzione di unioni di fatto di cittadini di entrambi i paesi deve verificarsi necessariamente mediante atto notarile (Art. 234-1 c) CCCat.); non sono applicabili ai
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cittadini italiani gli art. 234-1 e 234-2 CCCat. che prevedono la costituzione di un’unione di fatto per semplice convivenza o per la presenza di un figlio in comune. 2.3.- Una coppia di cittadini italiani che vivono in Catalogna può costituire un’unione di fatto in modo volontario conforme alla legislazione catalana, purché almeno uno di essi sia residente in Catalogna, stipulando un atto notarile (Art. 234-1 c) CCCat.). Questo documento potrà essere iscritto al Registro Catalano delle Coppie di Fatto (art. 3 del Regolamento del Registro Catalano delle Coppie di Fatto).
Ha piena validità in Catalogna anche l’unione di fatto tra cittadini italiani costituita davanti al Console d’Italia, che è particolarmente importante nel caso di coppie omosessuali, in applicazione dell’art. 1-3 Legge 20 maggio 2016, n. 76. Questo documento non potrà essere iscritto al Registro Catalano delle Coppie di Fatto poiché non stipulato nella forma prevista dalla legislazione catalana.
Non sono applicabili alle coppie di cittadini italiani gli artt. del CCCat. che prevedono la costituzione automatica di una coppia di fatto per semplice convivenza o per la presenza di un figlio in comune.
3.- Sulle famiglie ricostruite.
Nel caso di una famiglia ricostruita di cittadinanza mista residente in Catalogna o una famiglia ricostruita italiana residente abitualmente in Catalogna, è applicabile il CCCat. (artt. 8, 61 e 62 del Regolamento (CE) 2201/2003 del 27 novembre (Bruxelles II bis) e 111-3-1 CCCat).
4.- Sull’unione di convivenza di mutua assistenza.
4.1.- Non sono di applicazione analogica le norme sostanziali che disciplinano i matrimoni, né quelle che disciplinano la coppia di fatto.
4.2.-Potrà essere costituita tra conviventi italiani o conviventi di cittadinanza mista residenti in Catalogna, mediante il conferimento di atto notarile.
4.3.- Essendo un istituto giuridico non contemplato dalla normativa sulla famiglia della UE, né da quella italiana, la validità degli accordi e gli effetti di queste unioni sono disciplinati dal Regolamento Roma I sulla legge applicabile alle relazioni contrattuali.
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Las familias y el derecho.
Diferentes formas jurídicas de las relaciones familiares en
Cataluña.
Supuestos de aplicación al ciudadano italiano.
José Antonio GarcíaAbogado del Ilustre Colegio de Barcelona [email protected]
1.- Introducción.
2.- Formas de convivencia familiar reguladas en la legislación catalana.
2.1- El matrimonio.
2.2.- Unión estable de pareja.
2.2.- Efectos colaterales al matrimonio y a la unión estable de pareja: las familias reconstituidas.
3.- Las relaciones convivenciales de ayuda mutua.
4.- Cuestiones prácticas. 4.1.- Sobre el matrimonio.
4.2.- Sobre las uniones estables de pareja.
4.3.- Sobre las familias reconstituidas. 4.4.- Sobre la unión convivencial de ayuda mutua.
1.- Introducción.
La configuración del Derecho de Familia que se presenta en el Libro II del Código Civil de Cataluña (CCCat.) se fundamenta en los principios que se contienen en la Constitución española de 1978 (CE), en el Estatuto de Autonomía de Cataluña de 2006 (EAC), que se proyectan en los valores y principios que inspiran el ordenamiento civil catalán (art. 111-2 del CCCat.).
De ellos se sigue la especial conformación jurídica del hecho familiar y de las relaciones que se producen en torno a él en donde se aprecia su acomodo a los conceptos y vivencias de la sociedad del siglo XXI.
En lo que respecta a la norma de regulación, en Cataluña se ha de tener en cuenta la coexistencia de la normativa civil propia (el derecho civil catalán) junto a la normativa estatal (derecho civil español), dado el reparto de competencias entre el Estado y la Generalitat de Cataluña (arts. 149.1.8ª CE y 129 EAC). De la distribución de competencias se sigue que existen determinadas materias que se comprenden en el Derecho de Familia que aparecen reservadas en exclusiva al Estado, lo que obliga a efectuar un listado a fin de que quede clara cuál es la norma jurídica que rige.
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El Libro II del CCCat. se erige en la norma básica de regulación de las relaciones de familia, y en él se comprenden una parte de la regulación relativa al matrimonio y, de forma total, la regulación de las uniones estables de pareja y las situaciones de convivencia.
En nuestro ordenamiento jurídico no existe una noción cerrada de familia, ni tampoco un único tipo de familia que se erija en modelo al que deba ajustarse el grupo social merecedor de dicha denominación. El conjunto de personas que compone una unidad de convivencia e intereses comunes se reconduce al concepto de familia si concurren en aquél los datos que, en cada tiempo, identifica (califica) la sociedad como tal. Esta indefinición inicial deriva no sólo de que constitucionalmente no existe una determinación en este sentido, el art. 39 CE dispone los grandes principios que deben regir en torno a la protección de la familia sin decantarse por un modelo concreto; sino también de que se ha de producir la adaptación a la evolución paulatina que tiene lugar en la sociedad.
En este sentido, el art. 231-1 CCCat, bajo el título heterogeneidad del hecho familiar después de indicar que la familia goza de la protección jurídica que está dispuesta en la ley, agrega que ésta ampara, sin ningún tipo de discriminación, las relaciones familiares que se derivan de la existencia del matrimonio, de la convivencia estable en pareja y de las familias que están formadas por uno de los progenitores y sus descendientes (familia monoparental) y, acaba de perfilar, al reconocer que forman parte de la familia, asimismo los hijos no comunes de los progenitores que convivan con la pareja (familias reconstituidas).
El precepto indicado no hace sino recoger explícitamente alguno de los datos más habituales que se han considerado, social y jurídicamente, con más o menos intensidad según el momento y la política legislativa (pública: social, y privada) a la hora de describir la familia, pero no implica una enumeración tasada. A los datos expresados, para la descripción jurídica de lo que sea la familia es necesario agregar los que resultan de las normas en las que se regulan las relaciones familiares y el hecho familiar.
2.- Formas de convivencia familiar reguladas en la legislación catalana. 2.1- El matrimonio.
El matrimonio es un vínculo jurídico entre dos personas que origina una comunidad de vida entre los cónyuges, una situación jurídica en la que ambos gozan de los mismos derechos y deberes y que les obliga a guardarse lealtad, ayudarse y prestarse mutuo socorro (art. 231-2 CCCat).
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Los cónyuges tienen en el matrimonio los mismos derechos y deberes, especialmente el cuidado y la atención de los demás miembros de la familia que estén a su cargo y convivan con ellos, y deben compartir las responsabilidades domésticas.
La regulación actual del matrimonio deriva de la adaptación del modelo tradicional o clásico a la realidad constitucional y civil, un modelo en el que mucho tuvo que ver la caracterización y principios que formulaba la Iglesia Católica en el matrimonio canó-nico.
El modelo de matrimonio vigente en la actualidad, se configura como una institución civil, separada del modelo canónico o religioso (aunque se tenga en cuenta) y se trata de una unión en la que, a diferencia del modelo tradicional, el sexo de los miembros del matrimonio no es relevante (42 CC).
La normativa catalana actual regula otras dos formas de convivencia, la primera de ellas es la unión estable de pareja y, la segunda, las relaciones convivenciales de ayuda mutua, que vienen reguladas en el Libro II del CCCat., aprobado por la Ley 25/2010, de 29 de julio, como otras fórmulas de convivencia diferentes a la matrimonial.
2.2.- Unión estable de pareja.
2.1.1.- El CCCat. regula la institución de la pareja estable y ha supuesto la derogación de la Ley 10/1998, de 15 de julio, de Uniones Estables de Pareja (LUEP).
Como afirma el Preámbulo del Libro II, el fundamento de esta regulación es que «la sociedad catalana, como otras del entorno, ha evolucionado y que las características de las familias han cambiado sustancialmente en relación con las de la generación inmediatamente anterior», de forma que formaliza relaciones de convivencia basadas en realidades diferentes de la familia tradicional y, teniendo en cuenta que la jurisprudencia constitucional (un ejemplo es la STC 184/1990), concluye que el matrimonio y la convivencia de pareja estable no son situaciones equivalentes, por lo que se otorga al legislador el margen de que, al regular el uno y la otra, pueda deducir razonablemente consecuencias diferentes,
El art. 234-1 del CCCat. precisa la noción de pareja estable, entendiéndola como la unión entre dos personas que conviven en una comunidad de vida análoga a la matrimonial (tal comunidad de vida viene definida en el art. 231-2-1 CCCat. en la que deben respetarse, actuar en interés de la familia, guardarse lealtad, ayudarse y prestarse socorro mutuo) y dado tal presupuesto convivencial, se disponen tres supuestos alternativos para su constitución: (i) una convivencia que dure más de dos años ininterrumpidos; (ii) en la tenencia de un hijo en común durante la convivencia y; (iii) la formalización de la relación de pareja mediante escritura pública.
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La proclamación del concepto legal de pareja estable viene coronada por la concreción de las personas excluidas de la misma (art. 234-2 CCCat.), de forma que no podrán formar una pareja estable (i) los menores de edad no emancipados; (ii) los parientes en línea recta o colateral dentro del segundo grado; (iii) los casados y no separados de hecho y (iv) aquellos que convivan en pareja con una tercera persona.
Durante la convivencia, las relaciones de la pareja estable se amparan en la libertad de pactos, de forma que la norma elude regular el régimen jurídico de la pareja durante la convivencia (234-3.1 CCCat.) y ello se justifica en el Preámbulo de la ley ya que «que es muy difícil de armonizar con la gran variedad de situaciones que presenta esta realidad», a lo que se ha de añadir además, que no se exige una forma determinada para adoptar los acuerdos de la pareja estable durante el periodo convivencial, lo que implica que estos se pueden plasmar en documento público o privado, pueden ser verbales e incluso tácitos (facta concludentia).
En materia de la disposición de la vivienda familiar, se articula una remisión expresa a la regulación matrimonial, con el fin de otorgar una total protección de la misma (art. 234-3-2 CCCat.).
Se admite la posibilidad de que los convivientes puedan otorgar pactos de supervivencia (también por remisión a las normas del matrimonio) comportando que los convivientes en pareja, al adquirir conjuntamente bienes, pueden pactar en el mismo título de adquisición que, cuando uno de ellos fallezca, el sobreviviente pase a ser titular único de la totalidad del bien adquirido (art. 234-3-3 CCCat.).
La norma contempla la posibilidad de que los convivientes (por remisión también a la normativa matrimonial), puedan suscribir pactos en previsión de la ruptura (art. 234-5 CCCat.).
Asimismo, el CCCat. enumera las causas de extinción (i) por cese de la convivencia con ruptura de la comunidad de vida, (ii) muerte o declaración de fallecimiento de uno de los convivientes; (iii) matrimonio de cualquiera de los convivientes; (iv) de común acuerdo de los convivientes formalizado en escritura pública; y (v) por voluntad de uno de los convivientes notificada fehacientemente al otro (art. 234-4-1 CCCat.).
La extinción conlleva ex lege la revocación de poderes y consentimientos (art. 234-4-2 CCCat.); implica el establecimiento de un régimen de guarda de los hijos y relaciones personales (se articula una remisión a los preceptos matrimoniales), que viene referida a la responsabilidad parental, el plan de parentalidad, el ejercicio y el régimen de la guarda, las relaciones personales con otros familiares y la supervisión de las relaciones personales en situaciones de riesgo; admite la atribución o distribución de la vivienda familiar y el establecimiento de una compensación económica por razón de trabajo, fundada en el hecho de que uno de los convivientes haya trabajado sustancialmente
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más para la casa o bien lo haya hecho para el otro conviviente sin retribución o con retribución insuficiente, disponiéndose como condición que el otro conviviente haya obtenido un incremento patrimonial superior durante el tiempo de la convivencia; y el posible establecimiento de una prestación alimentaria, que se declara para cubrir las necesidades de sustentación del conviviente que haya visto mermadas sus posibilidades de obtener ingresos como consecuencia de la convivencia o si se le otorga la guarda de los hijos comunes de tal forma que efectivamente le merme sus posibilidades de obtener ingresos (arts. 234-7 y sgts. CCCat.).
2.1.2.- Si bien la inscripción de la pareja de hecho no es obligatoria, ni tiene eficacia constitutiva, la Conselleria de Justicia de la Generalitat de Cataluña, por medio de la Orden JUS/44/2017 de 28 de marzo (DOGC núm. 7341 de 31/03/2017), ha aprobado el Reglamento sobre el Registro de las parejas estables en Cataluña.
Para su inscripción (i) si la existencia de la pareja deriva de la mera convivencia deberá acreditarse esa convivencia misma a través de los certificados de empadronamiento; (ii) si la existencia de la pareja deriva de la convivencia y la existencia de un hijo común deberán acreditarse, por un lado, la convivencia a través de los certificados de empadronamiento y además, el nacimiento del hijo a través del libro de familia o certificado de nacimiento.
2.1.3.- Por otra parte, no podemos olvidar los derechos sucesorios del conviviente supérstite donde, por remisión a las reglas del matrimonio, se produce un reconocimiento para la pareja estable de derechos viudales familiares, que encuentran su regulación en el Libro IV del CCCat., relativo a las Sucesiones, donde destaca la equiparación sucesoria entre cónyuges y convivientes supervivientes anunciando su Preámbulo que «el libro cuarto (...) con carácter general, asimila los derechos sucesorios de los convivientes a los de los cónyuges, entendiendo que, a efectos de la sucesión por causa de muerte, lo que es esencial es la existencia de una comunidad de vida estable y los lazos de afecto entre quienes conviven como pareja, y no el carácter institucional del vínculo que los une».
En tal sentido, si el conviviente premuerto ha fallecido con descendencia al conviviente supérstite le corresponde el usufructo universal ab intestato, del que cabe destacar su compatibilidad con los derechos viudales familiares relativos al ajuar de la vivienda, aunque no con el derecho al año de viudedad, al quedar éste superado por la universalidad del usufructo.
A su vez, se faculta al usufructuario para que conmute tal usufructo por la atribución de una cuarta parte alícuota de la herencia y, además, el usufructo de la vivienda familiar. En cambio, si el causante muere sin hijos u otros descendientes, la herencia se defiere al conviviente superviviente conservando los padres del causante el derecho a la legítima.
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Asimismo, se admite por el Libro IV que los convivientes en pareja estable puedan celebrar pactos sucesorios.
2.1.4.- Si bien no es obligatorio resulta conveniente la inscripción de la pareja de hecho que vive en Cataluña en el Registro de las parejas estables (i) para facilitar la reclamación de derechos derivados de la ruptura (DA Quinta del Libro II): (ii) para acceder a una pensión de viudedad (art. 221 del RDL 8/2015, de 30 de octubre, por el que se aprueba el Texto Refundido de la Ley General de la Seguridad Social); (iii) a efectos fiscales a fin de acreditar la existencia de la pareja de hecho ya que en todos aquellos impuestos, así como en toda la normativa de servicios y prestaciones sociales que dependen de la Generalitat de Catalunya la pareja de hecho está equiparada al matrimonio; (iv) a efectos penales ya que el Código Penal sí reconoce el derecho de la familia o de un tercero (conviviente o compañero en una pareja de hecho) a percibir indemnizaciones en caso de fallecimiento y por los perjuicios materiales y morales derivados, por ejemplo, de un accidente de tráfico; (v) para facilitar la obtención de asistencia sanitaria, ya que se reconoce tanto al cónyuge como a la pareja con la que conviva el titular del derecho, acreditar un periodo mínimo de convivencia de un año con éste; (v) a efectos patrimoniales del Reglamento UE/2016/1104, por el que se establece una cooperación reforzada en el ámbito de la competencia, la ley aplicable, el reconocimiento y la ejecución de resoluciones en materia de efectos patrimoniales de las uniones registradas, que entrará en vigor el 29 de enero de 2019; (vi) La Ley de Arrendamientos Urbanos para poder optar a la subrogación del contrato de alquiler exige una duración de la pareja de dos años o que exista descendencia (art. 16-1 b) LAU); y (vii) Para obtener el permiso de residencia de ciudadanos extracomunitarios, la consideración de pareja de hecho de ciudadano un español o residente en España faculta, junto con otros requisitos, para obtener autorización de residencia en España de un ciudadano extranjero.
2.2.- Efectos colaterales al matrimonio y a la unión estable de pareja: las familias reconstituidas.
Una situación transversal al matrimonio a las uniones estables de pareja es la existencia de familias reconstituidas, que se regulan en dos preceptos de la norma catalana. Si bien la norma no realiza ninguna definición, de su contenido se deduce que gira en torno a dos polos: la existencia de un nuevo matrimonio o de una unión estable de pareja y la convivencia en este entorno de hijo o hijos de, al menos, uno de sus miembros.
El Art. 236-14 del CCCat contiene previsiones respecto a facultades del cónyuge o conviviente en pareja estable del progenitor sobre los hijos menores de éste. En este caso, los requisitos son distintos y están pensados para familias reconstituidas en las que uno o ambos miembros de la pareja aportan hijos menores tras su divorcio con los que el otro miembro convive en los periodos en los que su progenitor tiene atribuida
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su guarda: Puede tratarse del cónyuge del progenitor pero también la pareja o conviviente; no presupone que el otro progenitor o bien ha fallecido o bien ha sido privado de su titularidad previamente, al contrario, el otro progenitor continúa en el ejercicio y en la titularidad; no supone compartir el ejercicio sino un derecho a participar en la toma de decisiones:
“1. El cónyuge o conviviente en pareja estable del progenitor que en cada momento tiene la guarda del hijo tiene derecho a participar en la toma de decisiones sobre los asuntos relativos a su vida diaria. 2. En caso de desacuerdo entre el progenitor y su cónyuge o conviviente en pareja estable prevalece el criterio del progenitor. 3. En caso de riesgo inminente para el menor, el cónyuge o conviviente en pareja estable del progenitor que tiene la guarda del hijo puede adoptar las medidas necesarias para el bienestar del hijo, de todo lo cual debe informar sin demora a su cónyuge o conviviente. Este debe informar de ello al otro progenitor”
Añade el Art. 236-15 CCCat. previsiones para la atribución de la guarda del hijo en caso de muerte del cónyuge o conviviente en pareja estable:
“1. Si muere el progenitor que tenía atribuida la guarda de forma exclusiva, el otro progenitor la recupera. 2. La autoridad judicial, con el informe del ministerio fiscal, puede atribuir excepcionalmente la guarda y las demás responsabilidades parentales al cónyuge o conviviente en pareja estable del progenitor difunto si el interés del hijo lo requiere y se cumplen los siguientes requisitos: a) Que el cónyuge o conviviente del progenitor difunto haya convivido con el menor. b) Que se escuche al otro progenitor y al menor de acuerdo con lo establecido por el artículo 211-6.2. 3. El cónyuge o conviviente del progenitor difunto a quien no corresponda la guarda de acuerdo con el apartado 2, si el interés del hijo lo justifica, puede solicitar a la autoridad judicial que le atribuya un régimen de relación, siempre y cuando haya convivido con el menor durante los dos últimos años.”
3.- Las relaciones convivenciales de ayuda mutua.
Los antecedentes de la normativa actual los encontramos en el artículo 14 del Estatuto de Autonomía de Cataluña (EAC) de 1932, el artículo 50 de la Constitución española y el artículo 9.25 del EAC de 1979 y, en su antecesora Ley 19/1998, de 28 de diciembre (LSCAM), que ha sido objeto de derogación por el CCCat.
El Preámbulo del Libro II del CCCat. indica que la finalidad de las relaciones convivenciales de ayuda mutua es proteger y poner remedio a las dificultades propias de la gente mayor, a pesar de que en el articulado únicamente exige la mayoría de edad de los convivientes para constituir esta unión convivencial.
Estas uniones se constituyen cuando dos o más personas, que conviven en una misma vivienda habitual y que comparten, sin contraprestación y con voluntad de permanencia y de ayuda mutua, los gastos comunes o el trabajo doméstico, o ambas
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cosas, y se rige por los acuerdos que hayan estipulado o, en su defecto, por lo establecido por el presente título (art. 240-1 CCCat.)
Pueden constituir una relación convivencial de ayuda mutua las personas mayores de edad unidas por vínculos de parentesco en línea colateral sin límite de grado y las que tienen relaciones de simple amistad o compañerismo, siempre y cuando no estén unidas por un vínculo matrimonial o formen una pareja estable con otra persona con la que convivan; el número máximo de convivientes, si no son parientes, es de cuatro (art. 240-2 CCCat.).
Las relaciones convivenciales de ayuda mutua pueden constituirse en escritura pública, a partir de la cual tienen plena efectividad, o por el transcurso de un período de dos años de convivencia (art. 240-3 CCCat.)
Las relaciones de convivencia no tienen en sentido estricto la consideración de familia; pese a que en la regulación actual ha desaparecido la mención expresa que se contenía en el art. 1 LSCAM en el que se indicaba que no se constituía "una familia nuclear". La relación de convivencia que, tiene origen voluntario o factual, pese a que no alcanza la condición jurídica de familia sí debe considerarse incluida en el ámbito del Derecho de Familia, ya que afecta a la esfera personal de relación de la persona. Ha de notarse que en lo referente a determinadas medidas y prestaciones sociales, el art. 3 LAF considera situación equiparada a la familia la derivada de estas convivencias de ayuda mutua.
El régimen jurídico de las relaciones convivenciales de ayuda mutua se rige por el principio de libertad de pactos y tiene como único límite la ausencia de perjuicio a terceros junto con las disposiciones imperativas del Código. La autonomía de la voluntad también se incluye a los pactos en previsión de ruptura de la convivencia (art. 240-4 CCCat.).
El legislador también se ocupa de regular la extinción de estas relaciones, cuyas causas legalmente contempladas se basan en (i) el acuerdo de todos los convivientes, (ii) la voluntad unilateral de uno de los convivientes, (iii) la muerte de uno de los convivientes y, (iv) las pactadas de los convivientes.
Como efectos de la extinción de esta relación convivencial, se configura la revocación de poderes que hubieran podido otorgarse entre sí los convivientes. Y, a su vez, los efectos sobre la vivienda, diferenciándose si se trata de una vivienda en propiedad o en arrendamiento.
En materia de relaciones convivenciales de ayuda mutua, es de destacar que el CCCat. establece que, en el caso de extinción de la convivencia por defunción de uno de los convivientes, el conviviente o convivientes que sobrevivan, que eran mantenidos total
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o parcialmente por el premuerto durante el año previo al fallecimiento y que no tengan medios económicos suficientes para mantenerse, tienen derecho a una pensión alimenticia, a cargo de los herederos de aquél, por un período máximo de tres años (art. 240-7 CCCat.).
4.- Cuestiones prácticas.
A continuación, se expondrán una serie de posibles cuestiones que pueden plantearse por parte de un ciudadano italiano que viva en Cataluña.
4.1.- Sobre el matrimonio.
4.1.1.- El matrimonio celebrado en España entre nacionales de ambos paises para ser válido en España se ha de otorgar necesariamente conforme a la ley española (art. 49 CC), y se ha de destacar que no es válido el matrimonio consular si uno de los contrayentes es español (art. 5-1-f del Convenio de Viena de 24 de abril de 1963 y RRDGRN de 22 de febrero de 2012 o de 29 de septiembre de 2003).
4.1.2.- El matrimonio celebrado en España entre dos ciudadanos italianos se puede celebrar conforme a la ley española o a la italiana (art. 50 CC), pudiendo celebrarse también de cualquier forma reconocida en Italia y no en España. Es plenamente válido en España el matrimonio consular entre dos italianos.
También será válido el matrimonio entre un ciudadano italiano y un ciudadano de otro país conforme a las normas de la ley personal del ciudadano que no es italiano (por ejemplo, ante el cónsul de ese otro país).
4.1.3.- El matrimonio mixto celebrado en Italia es válido en España siempre que sea conforme a la ley italiana.
4.1.4.- El matrimonio homosexual celebrado en España entre ciudadanos italianos y españoles tiene plena validez en España.
4.1.5.- El matrimonio celebrado entre dos homosexuales italianos tiene plena validez en España, no obstante, para contraerlo, al menos uno de los contrayentes debe tener fijado su domicilio en España, lo que implica poder demostrar que el centro de su vida social, económica y personal se encuentra en este país.
4.2.- Sobre las uniones estables de pareja.
4.2.1.- Se ha de tener en cuenta que no ha entrado en vigor el Reglamento (UE) 2016/1104 del Consejo, de 24 de junio de 2016, por el que se establece una cooperación reforzada en el ámbito de la competencia, la ley aplicable, el reconocimiento y la
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ejecución de resoluciones en materia de efectos patrimoniales de las uniones registradas (entrará en vigor el 29 de enero de 2019).
4.2.2.- No son de aplicación analógica a las uniones estables de pareja ni las normas que regulan el matrimonio, ni tampoco las normas de derecho internacional privado españolas aplicables al matrimonio; sin perjuicio de que muchas situaciones de conflicto puedan ser resueltas por otras normas de competencia judicial y derecho aplicable que se determinará en cada caso según la reclamación concreta de que se trate y las condiciones personales y de convivencia aplicables.
4.2.3.- Pareja registrada o formal (constituida mediante documento).
Al documento de constitución de uniones estables de pareja de nacionales de ambos países otorgado en Cataluña le es de aplicación la legislación catalana al ser el lugar de su otorgamiento, de forma que deberá de constituirse mediante el otorgamiento de escritura ante notario (Art. 234-1 c) CCCat.), no bastando hacer una comparecencia ante el encargado del Registro Civil español como ocurre en Italia con las uniones estables homosexuales (Art. 1-3 Legge 20 maggio 2016, n. 76).
Una pareja de ciudadanos italianos que vivan en Cataluña también podrá constituirse de forma voluntaria y firmar acuerdos de convivencia conforme a la legislación catalana, siempre que al menos uno de los contrayentes tenga su domicilio en Cataluña, otorgando una escritura ante notario (Art. 234-1 c) CCCat.). Este documento podría inscribirse en el Registro de parejas de hecho de Cataluña (art. 3 del Reglamento del Registro de parejas estables de Cataluña).
También tendría plena validez en Cataluña el documento de constitución de unión estable de pareja entre italianos otorgado ante el cónsul de Italia, lo que es particularmente importante entre parejas homosexuales, en aplicación del art. 1-3 Legge 20 maggio 2016, n. 76. Este documento no podrá inscribirse en el Registro de parejas de hecho de Cataluña al no otorgarse de la forma prevista en la legislación catalana.
4.2.4.- Pareja no registrada o informal (simple convivencia en pareja).
No son aplicables al ciudadano italiano que convive en Cataluña maritalmente con un ciudadano/ciudadana catalana los arts. 234-1 y 234-2 CCCat. que prevén la constitución automática de una pareja de hecho por la convivencia ininterrumpida de 2 años o por el hecho de tener un hijo común, al tratarse de una norma interna aplicable sólo a parejas de hecho constituidas por dos ciudadanos catalanes.
Tampoco son de aplicación estos dos preceptos a la pareja de hecho constituida por dos ciudadanos italianos que vivan en Cataluña los arts. 234-1 y 234-2 CCCat., al ser una
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norma interna de exclusiva aplicación a las parejas de hecho constituidas por ciudadanos catalanes.
En este último caso, las relaciones familiares internas entre ambos convivientes italianos les sería de aplicación la ley italiana, y si tiene relaciones patrimoniales entre ambos, la ley aplicable al supuesto patrimonial de que se trate.
4.3.- Sobre las familias reconstituidas.
En el caso una familia reconstituida de nacionalidad mixta o una familia reconstituida italiana que resida habitualmente en Cataluña, el cónyuge o conviviente en pareja estable del progenitor que tenga la guarda del hijo menor, tiene derecho: (i) a participar en la toma de decisiones sobre los asuntos relativos a su vida diaria ; y (ii) si muere el progenitor que tenía atribuida la guarda de forma exclusiva la autoridad judicial, puede: (ii.1) atribuir excepcionalmente la guarda y las demás responsabilidades parentales al cónyuge o conviviente en pareja estable del progenitor difunto si el interés del hijo lo requiere; y también (ii.2) si el interés del hijo lo justifica, puede solicitar a la autoridad judicial que le atribuya un régimen de relación (arts. 16 y 17 CLH 1996 y 8, 61 y 62 del Reglamento (CE) 2201/2003 de 27 de Noviembre (Bruselas II bis) y 111-3-1 CCCat).
4.4.- Sobre la unión convivencial de ayuda mutua.
4.4.1.- No son de aplicación analógica las normas sustantivas que regulan los matrimonios, ni las normas que regulan la pareja de hecho, ni tampoco las relativas a derecho internacional privado que regulan una y otra.
4.4.2.- Dada su peculiar naturaleza, tan sólo se podrá constituir entre convivientes italianos o convivientes mixtos (italianos-catalanes) que vivan en Cataluña, mediante el otorgamiento de escritura pública.
4.4.3.- Al ser una institución jurídica no contemplada en la normativa sobre familia de la UE, ni en la italiana, a la validez de los pactos y efectos en estas uniones se aplicaría el Reglamento Roma I sobre ley aplicable a relaciones contractuales.
A pesar de que el art. 240-7 CCCat. CCCat. establece que, en el caso de extinción de la convivencia por defunción de uno de los convivientes, el conviviente o convivientes que sobrevivan, que eran mantenidos total o parcialmente por el premuerto durante el año previo al fallecimiento y que no tengan medios económicos suficientes para mantenerse, tienen derecho a una pensión alimenticia, a cargo de los herederos de aquél, por un período máximo de tres años, a esta pensión de alimentos no le sería de aplicación el Reglamento (CE) 4/2009 del Consejo de 18 de diciembre de 2008 relativo a la competencia, la ley aplicable, el reconocimiento y la ejecución de las resoluciones y la cooperación en materia de obligaciones de alimentos, ya que el art. 1-1 del Reglamento sólo se aplica a obligaciones de alimentos derivadas de una relación
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familiar, de parentesco, matrimonio o afinidad y en este caso su origen no es de tipo familiar sino estrictamente contractual.
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Responsabilità genitoriale e tutela dei minori; misure di affidamento e
limitazioni della responsabilità genitoriale; abbandono e adozione.
Mª Pilar Tintoré Garriga Avvocatessa 1.-Introduzione.
2.- Legislazione applicabile in Catalogna.
3.- Potestà genitoriale.
3.1.- Sospensione della potestà. 3.2.- Privazione della potestà. 4.- Situazione di rischio. 4.1.-Concetto. 4.2.- Misure di protezione: 4.3.- Procedura. 5.- Dichiarazione di abbandono. 5.1.- Concetto.
5.2.- Effetti della dichiarazione di abbandono.
5.3.- Misure di protezione.
5.4.- Procedura e decisione amministrativa di dichiarazione di abbandono.
6.- Capacità e procedura di adozione 7.- Novità nella procedura di adozione internazionale
1.-Introduzione.
In Spagna, con il fine di riportare in un testo normativo i principi contenuti nella Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, nel 1996 è stata approvata la Legge Organica sulla Protezione Giuridica del Minore (di seguito LOPJM). Nel 2015, la suddetta Legge è stata modificata dalla legge Organica 8/2015, del 22 luglio, modificativa del sistema di protezione dell’infanzia e dell’adoloscenza (LOMSPIA). Con la riforma sono state introdotte modifiche necessarie nella legislazione spagnola per la protezione dell’infanzia che permettono di continuare a garantire ai minori una protezione uniforme in tutto il territorio spagnolo. Essendo la Spagna uno stato plurilegislativo, su questa materia, in virtù del comma 1.20ª dell’articolo 148 della Costituzione Spagnola, le Comunità Autonome (equivalenti alle Regioni italiane) possono assumere attraverso i propri Statuti di Autonomia poteri legislativi riguardanti “l’assistenza sociale”.
2.- Legislazione applicabile in Catalogna.
• Legge 14/2010, del 27 maggio, sui diritti e sulle opportunità dell’infanzia e dell’adolescenza (di seguito, LDOIA).
• Legge 25/2010, del 29 luglio, del libro secondo del Codice Civile Catalano, relativo alla persona e la famiglia (di seguito, CCCat.). La potestà genitoriale è raccolta nei precetti del Capitolo VI, del Titolo III del libro secondo.
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Con il termine potestà genitoriale si intende l’insieme dei diritti e dei doveri attribuiti ai genitori sui figli minori non emancipati, atti a garantire l’adempimento delle responsabilità genitoriali che la legge assegna loro, e mediante le quali si produce la protezione integrale dei figli e il libero sviluppo della loro personalità. Se non è possibile affidare la suddetta responsabilità ai genitori, entrano in gioco gli istituti di tutela e protezione.
3.1.- Sospensione della potestà.
La sospensione della potestà è l’esclusione di uno o di entrambi i genitori dall’esercizio della totalità o di parte del contenuto della stessa. In generale, la sospensione riguarda l’esercizio della potestà e con la cessazione della causa che ha originato tale sospensione, avviene il recupero della stessa; tuttavia, in determinati casi, la sospensione può essere l’anticamera di una privazione della potestà, quando è conseguenza di una situazione di abbandono del minore. La sospensione può avvenire: 1. Nei casi in cui, provvisoriamente, la potestà, o determinate funzioni di quest’ultima, sia esercitata da uno dei genitori in esclusiva. Questo può avvenire come conseguenza di accordi tra essi e/o per impossibilità, assenza o disabilità di uno dei genitori. Inoltre, quando esistono disaccordi tra i genitori, sia occasionali che reiterati. Inoltre, nei casi nei quali è previsto da una sentenza di separazione, divorzio o nullità.
2. Quando, di fronte alla situazione di abbandono del minore, l’ente pubblico che ha funzioni di protezione, assume funzioni tutelari sullo stesso. Questa sospensione non esonera i genitori dall’obbligo di dover prestargli assistenza e alimenti in senso lato.
3. Per quanto riguarda le situazioni personali tra i figli, i genitori, gli altri parenti (nonni, fratelli) e persone vicine, l’autorità giudiziaria può negare o sospendere e/o variare le modalità dell’esercizio, se questi non adempiano i loro doveri, se la relazione pregiudica l’interesse del minore o in caso di giusta causa, come nei casi di abusi sessuali, maltrattamenti fisici o psichici, o nei casi in cui i minori siano vittime dirette o indirette di violenza domestica o di genere.
3.2.- Privazione della potestà.
La privazione della potestà è l’esclusione dei genitori dalla loro titolarità e dal suo esercizio per la presenza di una delle cause previste dalla legge. Sono cause di privazione della potestà:
a) L’inadempimento grave o reiterato dei doveri che spettano ai titolari della potestà. Esiste inadempimento grave se il figlio minorenne o incapace subisce
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abusi sessuali o maltrattamenti fisici o psichici, o se è vittima diretta o indiretta di violenza domestica o di genere.
b) La mancanza di interesse per il minore e l’inadempimento del regime di visite per sei mesi, senza un giusto motivo, nei confronti del minore abbandonato. Tuttavia, la natura permanente della privazione della potestà (rispetto a quella provvisoria della sospensione) esige, sempre, una procedura e una risoluzione giudiziale che stabilisca ciò. La privazione può essere dichiarata:
a) Con sentenza definitiva, in processo civile ordinario intrapreso con tale finalità.
b) Con una sentenza penale quando il reato comporti l’imposizione di questa pena (È l’inabilitazione di cui parla la norma penale).
c) Con una sentenza derivante da un processo matrimoniale; sono le procedure di nullità, separazione e divorzio.
Sono legittimati per richiedere la privazione della potestà dei figli soggetti, i genitori, i parenti dei figli fino al quarto grado di consanguineità o secondo di affinità e il Pubblico Ministero. Nel caso dei minori abbandonati, l’ente pubblico competente. La privazione, in nessun caso esime i genitori dall’obbligo di assistenza dei figli minori né dall’obbligo di prestargli alimenti in senso lato. La privazione termina solo quando, cessata la causa che l’ha provocata, il giudice dichiara il recupero della potestà e, se del caso, quella del suo esercizio, per la quale deve sempre tenere conto del beneficio e dell’interesse del figlio.
4.- Situazione di rischio.
Le situazioni di rischio e l’abbandono costituiscono casi di entità sufficiente per attivare il sistema pubblico di protezione dei minori. In entrambi i casi, il minore si trova in una situazione di vulnerabilità che, come vero titolare dei diritti, deve cercare di evitare o lenire.
4.1.-Concetto.
L’articolo 17.1 LOPJM definisce la situazione di rischio come: “quella in cui, a causa di circostanze, carenze o conflitti familiari, sociali o educativi, il minore si vede pregiudicato nel suo sviluppo personale, familiare, sociale o educativo, nel suo benessere o nei sui diritti in modo che, senza raggiungere l’entità, l’intensità o la persistenza che giustificherebbe la sua dichiarazione di abbandono e l’assunzione dell’affidamento da parte delle autorità, sia necessario l’intervento dell’amministrazione pubblica competente, per eliminare, ridurre o compensare le difficoltà o il disadattamento che lo riguardano ed evitarne l’abbandono e l’esclusione sociale, senza dover essere separato dal suo ambiente familiare”.
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La legge Catalana, nel suo art. 102.2 LDOIA, indica in un elenco aperto i casi che costituiscono situazioni di rischio a effetti legali:
a) La mancanza di assistenza fisica o psichica del bambino o dell’adolescente da parte dei genitori o chi ne fa le veci, che comporti un danno lieve per la salute fisica o emozionale del bambino o dell’adolescente.
b) La difficoltà grave per fornire un’adeguata assistenza fisica e psichica al bambino o all’adolescente da parte dei genitori o chi le fa le veci.
c) L’utilizzo, da parte dei genitori o chi ne fa le veci, della punizione fisica o emozionale sul bambino o sull’adolescente che, senza costituire un episodio grave o un modello cronico di violenza, ne pregiudichi lo sviluppo.
d) Le carenze che, per non potere essere adeguatamente compensate nell’ambito familiare, né promosse da questo stesso ambito per il loro trattamento mediante i servizi e risorse normalizzate, possono scaturire in emarginazione, disadattamento o abbandono del bambino o dell’adolescente.
e) La mancanza di scolarizzazione in età obbligatoria, l’assenteismo e l’abbandono scolastico.
f) Il conflitto aperto e cronico tra i genitori, separati o meno, quando antepongono le loro esigenze a quelle del bambino o dell’adolescente.
g) L’incapacità o l’impossibilità dei genitori o chi ne fa le veci di controllare la condotta del bambino o dell’adolescente che provochi un pericolo evidente di farsi del male o di farlo a terze persone.
h) Le pratiche discriminatorie, da parte dei genitori o chi ne fa le veci, contro i bambini o i giovani, che comportino un danno per il loro benessere e per la loro salute mentale e fisica, compreso il rischio di subire l’ablazione o la mutilazione genitale femminili o la violenza esercitata contro di loro.
i) Qualsiasi altra circostanza che, in caso di persistenza, possa evolversi e scaturire nell’abbandono del bambino o dell’adolescente.
4.2.- Misure di protezione:
Le misure di assistenza sociale ed educativa che possono stabilirsi dopo la valutazione della situazione di rischio sono stabilite, a mo’ di elenco aperto, nell’art. 104 LDOIA. Queste misure sono di natura assistenziale ed educativa e possono rivolgersi sia ai minori che alle loro famiglie.
Le misure che possono essere stabilite una volta valutata la situazione di rischio sono le seguenti: