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Laudatio

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Collectanea Christiana Orientalia 15 (2018), pp. 185-189; ISSN-e2386–7442

In Honor of Professor Samir Khalil Samir, S.J.

in His Eightieth Birthday

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Adel Sidarus

Univeridade Catolica Portuguesa, Lisboa

Siamo qui riuniti da diversi angoli del mondo per rendere omaggio a un grande maestro, che ha irradiato da questo Pontificio Istituto Orientale in Roma, più di quarant’anni fa – prima in esclusiva e poi insieme all’Università San Giuseppe di Beirut (USJ). Ma la sua intensa e feconda attività risale adalcuni anni prima, nella sua stessa patria, l’Egitto, dopo la sua formazione in Francia, coronata da un diploma superiore in filologia araba (con una tesi sull’arabo cristiano…).

Padre Samir (Samir Khalil Kosseim, secondo la documentazione ufficiale, ma oggi correntemente detto Samir Khalil Samir) può essere degnamente considerato il «terzo fondatore» degli studi arabi cristiani, sui passi del pioniere Luwis Shaykho (1859-1927)– anch’egli gesuita, ma natonella Mesopotamia settentrionale e stabilito in Beirut – e de Georg Graf (1875-1955), lo studioso parrocodi Dillingen a Donau, nel sud della Germania.

In tempi recenti, Samir si è distinto internazionalmente come un islamologo, privilegiando l’analisi delle fondamenta coraniche, così come della tradizione profetica musulmana, in materia dell’alterità religiosa, e della loro realizzazione nel corso della storia: un altro aspetto, in breve, della letteratura cristiana araba e degli scambi intellettuali e culturali tra cristiani e musulmani in Medio Oriente – aree in cui ha davvero eccelso e fondato un’intera scuola, della quale ho avuto il privilegio, penso, di essere il primo beneficiario.

Oltre a un migliaio di pubblicazioni, in francese, arabo, italiano o inglese (con traduzioni in altre lingue…): tesi accademiche, libri, edizioni di testi, cataloghi de manoscritti, articoli, saggi, entrate di enciclopedie, recensioni critiche;oltre a un altro migliaio de conferenze e interviste in tanti lingue; oltre al suo poliedrico magistero…, Samir ha creato a Beirut, nel 1991, il CEDRAC (Centro di Documentazione e di Ricerche Arabe Cristiane), integrato nel anno duemilanella nuova Facoltà di scienze religiose della USJ.

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Adel Sidarus 187 Come si può leggere nella presentazione ufficiale di questo centro di ricerche, questo comprende una biblioteca specializzata di circa 35.000 volumi – il 75% dei quali in arabo…– e riproduzioni di circa 4.000 manoscritti arabi di autori cristiani,scelti da tutto il mondo, in particolare dal famoso fondo del Monastero di Santa Caterina (di Alessandria, per favore!), dei quali si sta preparando un inventario dettagliato.

Possiamo aggiungere una biblioteca digitale di oltre 300testi medievali arabi cristiani (completamente vocalizzati, alla «Samir» ...) e più di mille atti sul patrimonio letterario arabo dei cristiani.

Samir ha avviato e parzialmente diretto una buona mezza dozzina di collane di testi arabi cristiani, redatte in diverse lingue e pubblicate in diversi paesi, fino agli Stati Uniti, passando chiaro per quest’Italia – dove la collana Patrimonio Culturale Arabo Cristianoha appena pubblicato il quattordicesimo volume della serie. Invece, la prima collana creata –pubblicata proprionel Medio Oriente e sempre bilingue: Al-turāth al-‛Arabī al-Masīḥī / Patrimoine Arabe chrétien (PAC) – contagià 34 volumi!

Inoltre, Samir è co-editore di alcune riviste sull’Oriente cristiano, pubblicate egualmente in diversi paesi.

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Ma soprattutto, ha organizzato o avviato una serie di simposi econvegni internazionali di arabo cristiano, spesso curando personalmente i rispettivi atti, dei quali, i primi due sono stati pubblicati nella collana del PIO: la Orientalia Christiana Analecta (vol. 218 e 226, del 1982 e 1986), riguardanti i primi congressi tenutisi rispettivamente in Germania e Olanda, nel 1980 e 1984.

Nel quadro di questi pubblicazioni, uno dei segni particolari dell’eredità scientifica e metodologica di Samir, la cui parte essenziale rimarrà per sempre, riguardail modo de edizione di testi arabi antichi: rispetto rigoroso del testo in quanto tale, vocalizzazione intelligente, divisione in paragrafi omogenei, messa in evidenza grafica di brani in rima quando viene adottato lo stile del saj‛ arabo. Per non parlare della necessità di approfondite ricerche sulla trasmissione manoscritta, così come sull’autore e il contesto della composizione del rispet-tivo testo.

Gli numerosi testi e studi che si hanno inseriti nelle collane e nelle opere collettive menzionate, e nelle tesi accademiche emerse sotto la sua guida, mostrano bene questa dimensione e hanno portato ad elevare gli studi arabi cristiani al livello degli studi classici studi promuovendo lo scambio interculturale e interreligioso, e così l’apertura universale Ad maiorem Dei gloriam.

Uno dei nuovi contributi dell’azione di nostro arabista, e anche islamologo di qualità, è quello di espandere il campo della letteratura

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Adel Sidarus 189 araba cristiana – la LAC – all’estensione di tutta la produzione scritta (Schrifttum) dei cristiani arabi, o arabi cristiani. Per lui, infatti, non è tanto una questione di «letteratura religiosa araba cristiana», ma di…

«letteratura araba dei cristiani» in qualunque genere o campo.

Vista da questo punto di vista, contrariamente al noto manuale di Graf, la prospettiva di Samir abbraccia la filosofia e le scienze naturali ed esatte, così come le belle lettere. E come tale,si può integrare con naturalità, nello stesso impulso intellettuale del notevole contributo dei cristiani –tutte le confessioni incluse – nel movimento maggiore delle traduzioni dall’ ottavo al decimo secolo, che ha permesso l’emergere della civiltà classica dell’ Islam. Più tardi, nei tempi moderni, è stato grazie a un analogo movimento di traduzioni (questa volta relativa alla letteratura europea molto variegata invece della greca o irano-indiana, un millennio prima), che l’insieme del

«Risorgimento» arabo moderno, la Nahḍa, ha beneficiato della partecipazione decisiva dei «concittadini» cristiani siro-libanesi ed egiziani.

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La presenza del Padre Samir qui a Roma, nel cuore del «cattolicesimo»

cristiano, e in quest’istituto romano in particolare, affidato alla Compagnia di Gesù (così come nel PISAI, Pontificio Istituto di Studi Arabi ed Islamici, affidato per lungo tempo ai Padri Bianchi), avrà ampiamente contribuito a un’irradiazione «illumi-nata» e rispettosa delle specificità del Medio Oriente, diverso, ricco e millenario (pensiamo, tra l’altro, nei numerosi membri del clero o della gerarchia ecclesiastica che si sono formati con lui…). Un’ irradiazione illuminata e rispettosa, in contrapposto ai interventi esterni, intempestivi e perniciosi, che hanno portato alla decadenza, alle divisioni e alle devastazioni che segnano oggi la regione.

Grazie Samir e tanti auguri, wal-ḥamdu lillāhi awwalan wa-ākhiran!

Roma, PIO, 25/05/2018

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